Toti, da grande elettore a grande tessitore con “Coraggio Italia” e i governatori. E la Lega ligure dichiara guerra
Il Carroccio, alla resa dei conti interna, in Liguria attacca il presidente della Regione Liguria che definisce «Voltagabbana» e poi aggiunge: «A questo punto si rende necessaria una riflessione – in vista dei prossimi appuntamenti elettorali – per capire se ci sono ancora le condizioni per amministrare comune per comune, istituzione per istituzione assieme a coloro che ci hanno pugnalato alle spalle». In realtà il balletto che si è consumato in questi giorni a Roma ha portato repentinamente al pettine i nodi politici nel partito e nel centrodestra in campo nazionale: un accelerata a un corso già da tempo imboccato, anche a Genova e in Liguria. Toti risponde: «Una mediazione era possibile, anzi a portata di mano, ma qualcuno non l’ha voluta cogliere per inseguire impossibili successi o per altre legittime valutazioni. Ma per favore, il tradimento, il complotto, gli sgambetti no. Il Presidente è una cosa seria e le coalizioni non sono caserme, ma luoghi di confronto e condivisione»

«Buon lavoro al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, confermato dai Grandi elettori alla guida delle nostre istituzioni. Ha dimostrato la sua vicinanza a Genova in momenti delicati e cruciali anche con la sua presenza in città, ci auguriamo di averlo presto ancora tra di noi per condividere momenti sereni e lieti». Così il sindaco di Genova Marco Bucci per salutare la rielezione di Sergio Mattarella a più alta carica dello Stato.
«Buon lavoro al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il suo secondo mandato. Nel settennato appena concluso il Presidente è sempre stato vicino alla Liguria, non facendoci mai mancare il suo appoggio. Ricordo la sua presenza a Stella per l’inaugurazione della casa natale di Sandro Pertini, da noi ristrutturata, ma anche la profonda vicinanza nei momenti durissimi dopo il crollo di Ponte Morandi e la partecipazione all’inaugurazione del nuovo ponte di Genova San Giorgio. Sono certo che sarà vicino alla nostra terra anche in futuro: nell’incontro avuto oggi al Quirinale con i miei colleghi presidenti, dopo un piacevole scambio sulla nostra regione, ho rinnovato il mio invito a tornare in Liguria al più presto, saremo lieti di accoglierlo» commenta il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti dopo l’elezione a presidente della Repubblica di Sergio Mattarella, giunta alla conclusione dell’ottavo scrutinio.
Fin qui, le dichiarazioni istituzionali.
Che Giovanni Toti sia stato tra gli attori primari della sceneggiatura che ha portato a bruciare una serie di candidati, in testa la presidente del senato Elisabetta Casellati, a favore della conferma di Sergio Mattarella, lo dice a chiare lettere Lorenzo Viviani, fino a qualche mese fa commissario della Lega ligure, deputato leghista, in un post al vetriolo sulla sua pagina Facebook. Tra i primi like quello di Francesca Corso, consigliere comunale in odor di investitura per il ruolo di segretario provinciale genovese. Di nominare un segretario regionale, invece, non si parla ormai da anni.

La verità è che tutta la vicenda “elezioni del presidente” ha portato allo scoperto “carne viva”, quella dell’alleanza del centrodestra che, così come è, non sta più in piedi. Con Forza Italia e la stessa Coraggio Italia che progettano un’alleanza con Renzi per costruire (o ri-costruire) il centro tornando a un bilanciamento del panorama politico nazionale a lungo spostato a destra. Toti ha spinto per Mattarella non dimenticando mai di ribadire la sua vicinanza al premier Mario Draghi. In Liguria, il presidente della Regione ha sopportato (quasi) in silenzio – continuando a tirare l’acqua al mulino dell’immunizzazione con i vaccini – le quotidiane volate no vax e no green pass dei leghisti, compreso qualche assessore, per sbottare solo quando, nei giorno scorsi, il leghista Claudio Garbarino, assessore della Città Metropolitana, è riuscito a paragonare i no vax alle vittime della Shoah, facendo accapponare la pelle alla maggior parte dei liguri e non solo dei liguri e conquistandosi così quella “celebrità” nazionale che altrimenti mai avrebbe visto. Non è stata una bella figura, ma “purché se ne parli”…
Ecco, in quest’occasione Toti, tra una votazione e l’altra, è sbottato sui social. Ma nell’ultimo anno sono stati tanti i motivi di scontro sotto traccia con i leghisti a partire dalle polemiche per gli auguri, il 1º gennaio del 2020 al primo nato in Liguria, figlio di immigrati. Da lì è stato tutto un crescendo.
Insomma, non è tanto che Toti abbia “tradito” un’alleanza che vede ormai tra le sue forze palesi distanze sulle persone e sui temi, è che l’immagine da leader di Matteo Salvini esce massacrata all’esterno: ha votato e sostenuto un presidente che in passato aveva spesso criticato duramente. Su Twitter il tag #traditore oggi era di tendenza e associato al suo nome.


All’interno del partito sembra sia già partita la resa dei conti epilogo di una situazione complessa che dura da tempo. Viviani è partito alla difesa del suo leader secondo il vecchio e francamente abusato sistema de “la miglior difesa è l’attacco”. L’aver perso il controllo su un’elezione sicura sulla carta (almeno a guardare la conta degli uomini del centrodestra) ha scatenato le tensioni che covavano più o meno sotto la cenere e quelle sono tutte interne alla Lega e alla coalizione. Oggi il ministro dello sviluppo economico nel governo Draghi e vicesegretario federale della Lega Giancarlo Giorgetti ha dichiarato: «Per alcuni questa giornata porta al Quirinale per me porta a casa». Sembrava un’anticipazione di dimissioni, poi smentite dallo stesso Giorgetti nel corso di una conferenza stampa improvvisata insieme a Salvini dietro le porte del Parlamento. Una toppa peggiore del buco a una situazione interna ormai già troppo evidente, come evidente è che tra Lega e Forza Italia sia rottura totale. Sul nome di Elisabetta Belloni la diplomatica e funzionaria che dal 2021 dirige il Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, il dipartimento presso la Presidenza del Consiglio dei ministri che ha compiti di coordinamento e vigilanza sulle attività dei servizi segreti italiani. Pare che lo scontro tra Salvini e Antonio Tajani sia stato epico e che solo miracolosamente non sia passato dalle parole ai fatti, col coordinatore di Forza Italia che avrebbe accusato il leader della Lega di averlo preso in giro sulla possibilità di convergere su Casini. “Mi hai detto – sarebbe stato il suo ragionamento – che avresti aperto una riflessione su Casini ed invece davanti alle telecamere parli di un presidente donna?”. Un faccia a faccia che si è concluso con la decisione traumatica dei vertici azzurri di continuare le trattative in modo autonomo. Tanto che più tardi, sino alle due di notte, Fi e tutti i partiti centristi si sono ritrovati insieme in un ristorante romano per decidere il loro sostegno a Pier Ferdinando Casini. E in quelle ore Silvio Berlusconi, avvertito da Tajani, ha contattato Enrico Letta. «Grazie a noi – ha commentato Toti – è stato fermato Matteo Salvini che, proponendo Belloni con Conte, era pronto a rifare l’asse gialloverde». Anche il M5S non esce benissimo da questa tormentata elezione che è la pietra tombale sulla politica populista accusata di lavorare per se stessa e per la poltrona più che per i rispettivi ideali. Il centrodestra si è diviso e Salvini ha dovuto digerire la rielezione di Mattarella anzi, ha dovuto sostenerla, ma una cinquantina di parlamentari sono sfuggiti al suo controllo, non è bastato a fermare la rielezione di Mattarella, ma è più che sufficiente per testimoniare che la sua lideranza è ormai carta straccia fuori corso.
«Alla fine di questa lunga settimana, poche considerazione a caldo – commenta Giovanni Toti al termine dell’estenuante tirata per dare all’Italia un presidente -. La prima: alla fine l’elezione di Mattarella mette in sicurezza le istituzioni, con una personalità capace, competente equilibrata al Quirinale. È il risultato che avremmo voluto? Direi di no. Anzi, il primo a non volere che finisse così era proprio Mattarella, che infatti ha accettato solo su pressione di tutti, per evitare una situazione difficile per il paese. Potevamo eleggere un Presidente diverso, assecondando anche il volere dello stesso Mattarella? Forse sì, ma serviva capacità di dialogo, di sintesi, insomma capacità politica, che non c’è stata. Qualcuno ora alimenta la retorica della possibilità di eleggere un Presidente di cristallina purezza centro-destra. Non è mai stato vero. Chi lo pensa sbaglia, per errore di valutazione o in mala fede. Il centro-destra non ha mai avuto i numeri in Parlamento per avere la maggioranza, altrimenti avrebbe governato il paese dopo le elezioni 2018, invece di essere costretto a variopinti governi. In più: è impossibile eleggere a maggioranza un Presidente, a spallate, mentre a Palazzo Chigi c’è un Governo di unità nazionale che affronta una pandemia e una crisi economica. Ogni forzatura, ovvero un presidente eletto da una sola parte, avrebbe provocato una crisi politica, la fine del Governo e forse della legislatura».
«C’erano altri nomi, oltre a quello di Mattarella, che potevano essere condivisi da molti, ne faccio solo due: Draghi e Casini. Uomini dal profilo bipartisan che potevano ricoprire con capacità e dignità il ruolo di Presidente – prosegue il presidente della Liguria -. Ma qualcuno non ha voluto, cercando invece nomi di rottura, per improbabili conte numeriche e cariche di cavalleria. O forse perché il vero disegno non era eleggere un arbitro e lasciare lavorare il Governo, ma era dare una spallata al sistema, che invece oggi va preservato, soprattutto in un momento così delicato per il Paese. O forse ricreare geometrie politiche del passato, maggioranze diverse».
«Noi abbiamo sempre lavorato per preservare la coalizione di centro-destra, ma prima di tutto l’equilibrio del sistema politico – chiarisce Toti rispondendo indirettamente a Viviani -. Non c’è stato alcun tradimento, come qualcuno oggi vuole far passare, forse per giustificare errori propri. Semplicemente il centro-destra è una coalizione con varie sensibilità e per molti della nostra coalizione ad esempio uomini come Casini, fondatore di un partito cattolico, per decenni leader di un partito organico al centro-destra , presidente della Camera ai tempi del Governo Berlusconi, è, e resta un uomo di centro anche se eletto in un collegio del Pd Renziano. Anzi proprio per questo arbitro per tutte le parti. Ancora più Draghi, che da tecnico ed economista poteva essere un arbitro perfetto». È noto che il presidente della Liguria avrebbe voluto Draghi presidente della Repubblica, ma non s’è trovata la quadra per il governo e un sostituto per la presidenza del Consiglio.
«Una mediazione era possibile, anzi a portata di mano – conclude Toti -, ma qualcuno non l’ha voluta cogliere per inseguire impossibili successi o per altre legittime valutazioni. Ma per favore, il tradimento, il complotto, gli sgambetti no. Il Presidente è una cosa seria e le coalizioni non sono caserme, ma luoghi di confronto e condivisione. Alla fine bene così: buon lavoro Presidente! Viva l’Italia, viva Mattarella!».
Nella sua pagina Facebook si legge un post di questo pomeriggio: «Con i miei colleghi governatori di Regione davanti al Quirinale dopo la visita al Presidente Mattarella che con grande generosità e profondo senso delle istituzioni ha dato la sua disponibilità a continuare il suo mandato. Il Presidente Mattarella anche oggi ci ha ricordato il ruolo centrale delle Regioni nella lotta alla pandemia e per la ripresa economica del Paese. Noi ci siamo, uniti per il bene comune proprio come in questa foto, che è simbolica dopo 2 anni di riunioni in videoconferenza. Grazie Presidente, ripartiamo da qui». Con lui, nella foto, ci sono anche presidenti leghisti che hanno un forte peso nel partito: Luca Zaia presidente del Veneto, Massimiliano Fedriga presidente del Friuli Venezia Giulia, Attilio Fontana presidente della Lombardia: i grandi elettori che tanto hanno pesato nei giochi per l’elezione del Presidente. Sono andati a ringraziare Mattarella per la disponibilità. Tutti insieme: il “partito dei presidenti” riunito. E non è un caso.

In Liguria sarà scontro tra la Lega e il presidente Toti? Facile prevederlo, ma in questo scontro locale la Lega avrà la palla al piede della crisi nazionale del suo leader ormai non più così condiviso e della conduzione politica che sembra aver fatto il suo tempo. Mentre Fdi, che nel corso dell’elezione del presidente ha tenuto la sua posizione, quella di opposizione scelta ormai da tempo, continua a dragare e portare via a mazzi consensi al Carroccio. E allora, che senso ha il post di Viviani se non l’abituale rivoltare la frittata a cui la Lega di Salvini ci ha abituato dicendo tutto e, il giorno dopo, il contrario di tutto?


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