Peste suina, cinghiale infetto a Staglieno. Genova zeppa di ungulati urbani e incubo divieti a lungo periodo

black pig in close up photography

L’assessorato regionale alla Caccia, retto per 5 anni dal leghista Stefano Mai e da uno dal leghista Alessandro Piana, ha sempre promosso le battute dei cacciatori, metodo che, evidentemente, non ha mai ottenuto risultati tangibili. L’assessorato non ha mai accettato le proposte di sterilizzazione con mangime fatte degli ambientalisti. Lo avesse fatto, forse, a questo punto il problema della malattia senza vaccino e senza cura sarebbe risolto o sarebbe assai più leggero e non piomberebbe su città assediata dagli animali. Invece ci arriva addosso con tutta la sua forza, mettendo a nudo l’inadeguatezza della gestione regionale e a rischio la libertà di tutti genovesi di fare quattro passi sui monti, necessità ancora più forte a causa del Covid

Un cinghiale infetto da peste suina sarebbe stato trovato morto durante una delle battute di ricerca sul territorio dopo che il dramma della malattia si è abbattuto sul nostro territorio. L’ufficialità arriverà solo al termine delle analisi dell’Istituto Zoo Profilattico il cui presidente è stato nominato commissario per l’emergenza, ma chi ha visto la carogna spiega che la causa della morte è molto probabilmente attribuibile proprio alla peste suina. E ora i nodi vengono al pettine.

Ci troviamonella spiacevole situazione di guardare in faccia le inadeguate politiche di contenimento degli ungulati messe in atto dall’assessorato regionale competente negli ultimi anni. Anno dopo anno si sono segnalati cinghiali che rovesciavano bidoni Ami: un costo per l’azienda partecipata del Comune e quindi un danno economico per tutti i cittadini. Ma niente. Per anni è stata segnalata la pericolosità stradale dei cinghiali che razzolano per tutta la città e persino in centro. Con dispendio di forze (e, quindi, di ore di lavoro e di denaro pubblico necessario per retribuirle) della polizia locale per evitare che la presenza degli ungulati causassero incidenti. Ma niente,
Inutili gli appelli ad un contenimento reale ed efficiente lanciati negli anni. S’è sempre pensato alla doppietta, mai a politiche di contenimento farmacologico (non cruento e più efficiente) degli ungulati.

Ora la città e i genovesi si trovano a pagare il prezzo di quello che non è stato fatto, affrontando con con risultati evidentemente e ampiamente inadeguati – è sotto gli occhi di tutti – il problema dei cinghiali immessi qualche decennio fa in questo territorio, che non è il loro e dove non hanno nemici naturali e per questo prolificano. Con grande gioia dei cacciatori che hanno potuto sfoderare le doppiette a chilometri zero e immensa disperazione degli agricoltori che vedono costantemente le loro culture devastate a fronte di rimborsi irrisori.

Adesso c’è di più: a causa dei cinghiali, i genovesi non possono e non potranno a lungo fare quattro passi nel Peralto – sul Righi – o nelle ville storiche non recintate o, comunque, nelle alture della città. La natura presenta il conto di quello che non è stato fatto e a pagarlo sarà ogni cittadino di questa città.

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