No green pass: “morire per delle idee”, ma non il giorno di Natale. Corteo e disagi anticipati a oggi

Nel giorno in cui il numero dei nuovi positivi in Liguria sfiora i 1.500, mentre la variante Omicron, più contagiosa, sta prendendo il sopravvento sulla Delta e le autorità sanitarie raccomandano la terza dose di vaccino che copre di più dal contagio e quasi completamente dalle conseguenze gravissime, il consueto manipolo di negazionisti sanitari blocca di nuovo le strade della città, portando disagio anche nell’ultimo giorno di shopping ai negozianti: quelli che sono sul loro cammino perderanno le ultime vendite. L’appuntamento del sabato è stato anticipato a venerdì, perché domani è Natale. E va bene gli ideali, ma, a quanto pare, vengono al secondo posto rispetto alla jatta de raiêu e al “pandüçe” del 25 dicembre

Corteo anticipato, perché anche i no vax/no green pass tengono famiglia e con questa vogliono festeggiare sotto l’albero di Natale e a tavola. Così, con i bengala al posto delle stelline di Natale, sono partiti alle 16:20 da Marassi, ineluttabili come la morte per Covid di altri tre liguri oggi. Ieri erano cinque. Ma loro no, ripetendo bizzarrie giuridiche e “rivelazioni” mediche del cugino, quello che ne sa, sono partiti anche oggi a mandare in tilt il traffico, a mandare ai pazzi i commercianti, a far passare le solite due ore di ingorgo a chi si è vaccinato sull’itinerario, piazza G.Ferraris, via Monticelli, piazza Carloforte, via Canevari, corso Montegrappa, via Montesano, via Groppallo, piazza Brignole. E a niente vale la notizia che i loro adepti, nelle terapie intensive, siano il doppio dei vaccinati. La strategia è: i dati ufficiali si negano, si negano sempre, un po’ come il marito fa con la moglie (o viceversa) dopo essere stato beccato in flagrante a letto con l’amante.
Così, oggi, i no vax/no green pass, autori, in settimana, di una mail bombing ai giornali contro la Prefettura “colpevole” di aver organizzato lo scambio di auguri con le autorità, passano sotto le luminarie a distribuire disagi ai commercianti e ai cittadini in coda in auto e sui mezzi pubblici, quelli che cercano di vivere e sopravvivere alla pandemia e di un ulteriore disagio non avrebbero proprio bisogno.

Il loro credo è non credere. Negare, negare sempre. Ad esempio negare… il lavoro ai commercianti nelle cui vie sfilano imperterriti da 23 noiosissimi sabati. Più un venerdì: oggi. E negare a chi abbocca la possibilità di mettersi in salvo. E negare la libertà ai cittadini genovesi di non trovarsi in coda a passare il loro giorno prefestivo. Ma poco importa, perché loro devono avere la loro libertà di espressione costituzionalmente invocata, anche se l’espressione è un punto di vista, un’opinione e non può essere negazione del lavoro degli scienziati né può basarsi sull’immenso campionario di bufale sciorinate a favor di telecamera, ovviamente un attimo prima di insultare l’operatore di ripresa che gli consente di ungere il loro “verbo” nel mondo, ben più ampio, di quelli che fanno carte false per fare i richiami il prima possibile.

Così, gruppetti di “rivoluzionari” guidati dai loro guru con facilmente intuibili aspirazioni elettorali, sciàmano anche oggi sotto bandiere pirata col teschio alternate a vessilli di sindacati autonomi, bandiere tricolore e cartelli equamente bilanciati tra slogan millenaristici e frasi della Bibbia, il tutto in un turbillon di insulti a politici, giornalisti, medici. Insomma, tutti quelli che osano dire che le loro posizioni sono, scientificamente, la fiera della fregnaccia scientifica e/o giuridica, abbondantemente condita con turpiloqui assortiti. Il tutto, va da sé, per lo più senza mascherine o con le mascherine sotto il naso, anche se non risulta che il “diritto di opinione” comprenda anche quello di non rispettare le leggi e le regole sanitarie in piena pandemia.

E se per 23 settimane i cortei ci sono sembrati folcloristici raduni di terrapiattisti sanitari, guardati anche un po’ con compassione, ora che siamo costretti a tornare alle ffp2, che le discoteche sono costrette a chiudere, che dobbiamo mostrare il green pass anche per prendere un caffè, oggi sembrano un insulto alla gente che soffre e muore negli ospedali. Ancora e di nuovo di più.

In fondo, dice qualcuno pur non condividendo le loro posizioni, è gente che ha un ideale, che lotta per quello in cui crede, per quanto bizzarra sia la sua convinzione. E invece no. Perché domani è Natale e gli ideali vanno in secondo piano rispetto ai raiêu co-u toccu. Morire, vabbè, ma non di fame il giorno di Natale, che andare in corteo con lo stomaco appesantito non è né bello né comodo.

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