Oggi a Genova 

Giornalista palpeggiata: sulla bacheca di Toti si scatena la maramaglia misogena, no vax, populista, razzista e benaltrista

Il presidente della Regione scrive un post in cui si felicita che sia stato identificato l’uomo che sabato sera ha palpeggiato la giornalista Greta Beccaglia in diretta tv. «Un gesto che ora dovrà essere punito, perché non si tratta di una goliardata, ma di una molestia», dice. Nei commenti si scatena il peggio e, purtroppo, tra quelli che difendono il palpeggiatore ci sono troppe donne. Un paio di secoli di lotte femministe gettate nella cloaca dei social a difesa di un gesto schifoso e la cartina di tornasole del ricettacolo di cattiverie che è la rete, punta dell’iceberg, purtroppo, della società reale

C’è tutto il campionario del “socialmente scorretto”, quello che fino a qualche anno fa, se parlava al bar, veniva accolto con una salva di “Ma stai zitto/a!” prima che tutti tornassero all’ennesima partita di cirulla o a ordinare un altro biancamaro. I social permettono di nascondere la faccia, danno “dignità di stampa” alle più gigantesche sciocchezze, alimentano il populismo più becero nell’illusione che uno valga uno sempre e comunque (anche per i temi tecnici e scientifici, di cui dovrebbero parlare solo medici e scienziati), che tutto sia lecito in quanto esercizio di una malintesa “libertà di espressione” anche quando sconfina nell’insulto. Capita, così, che una donna che ha subito molestia sotto le telecamere venga ulteriormente violentata dalla parole in rete, violata nei suoi diritti di essere umano, trasformata nel capro espiatorio dei peggiori istinti e della peggiore ignoranza sociale. E questo, esattamente come la pacca sul sedere, in diretta o no, è violenza. Toti, sulle prime, ribatte punto per punto, col buonsenso spicciolo che una volta era comune a tutti (e chi non lo aveva si vergognava di aprir bocca), che una volta non era normalità e, invece, oggi è Davide contro il Golia di animi malmostosi di diverse estrazioni e di aggressività represse. Poi i commenti si moltiplicano: impossibile dare ad ognuno quel che gli viene. Sfila sulla pagina un campionario di miserie a cui, per fortuna, altri utenti della rete rispondono a tono. Perché non proprio tutto è perduto anche se suii social sembrano esercito quei pochi che hanno tempo da perdere, i troll, gli account fake (nelle risposte se ne individuano parecchi) mentre la maggioranza silenziosa, spesso si limita a leggere dissentendo in cuor suo.

Molti dei commenti sono sgrammaticati, scritti da chi quando la maestra spiegava la grammatica evidentemente giocava a tris o al gioco dell’impiccato col compagno di banco. Alcune parole nemmeno si capiscono, la h di alcuni tempi del verbo avere è un lusso che i social non richiedono. E magari Facebook riuscisse a inserire un algoritmo che blocca i commenti con carenza o surplus di h per manifesta inadeguatezza del retroterra culturale di base! Non correggiamo i commenti, che ovviamente postiamo anonimi perché rispettiamo chi li scrive più di quanto essi rispettino se stessi. Non solo h a casaccio, ma anche accenti “creativi”, punti di sospensione e virgole “a piacere”, errori di ortografia a raffica (tanto che si fa fatica persino a capire cosa certa gente intendesse scrivere) e sintassi fragilissime quanto la concezione di diritti delle donne in quanto esseri umani.

I commenti misogini (anche delle donne) che negano i diritti delle donne

«Ora.. molestie.. Da donna…le molestie sono un’altra cosa» scrive una delle commentatrici, che dà il via alle polemiche. «Che poi non mi sembrava un palpeggiamento, era più una scherzosa carezza. Ora portarlo ad una molestia, vuole rovinare una persona per un briciolo di pubblicità» commenta un uomo. «Concordo in toto. Grande!! È stata veramente una “piccola cosa” che ora viene ingrandita a dismisura. Quel “cogl…” adesso magari pagherà di più di un rapinatore, un pedofilo, uno spacciatore» aggiunge un’altra frequentatrice della bacheca. E un altro uomo scrive: «Ma dai è una smargiassata non molestia, che sarebbe stata se fosse stata prolungata. Però non giustificabile, ma non da crocifiggere». E ancora: «Da donna dire molestata mi sembra troppo! È cmq un gesto da non fare!». E di nuovo: «X un colpetto alla schiena FATE TUTTO STO CASINO ,siete RIDICOLI»; «Puttanate! Una veloce pacca sul tondo lato B, per me non è violenza carnale, casomai molestia lieve!».
Il campionario è vasto: «Ergastolo… in giro ci sono spacciatori, delinquenti di ogni genere e ci preoccupa di uno che tocca il culo ad una giornalista…. Ma andiii a cagher»; «Fosse stato a parti invertite. Donna che fa quel gesto a un uomo?»; «Da donna dire molestata mi sembra troppo! È cmq un gesto da non fare!».
E di nuovo: «Io sono il primo a condannare una molestia!Ma la molestia è me sembra un’insistena, in questi caso la giornalista avrebbe dovuta corre superare il presunto molestatore e continuare stargli davanti, per una pacca sul culo di passaggio mi sembra un esagerazione. Probile che io sbagli, penso sia un goglirdata»; «Ma non vi vergognate a definire molestia sessuale una stupidaggine fatta per scherzo? Gesto inopportuno ma la fate troppo grossa…. pensate a denunciare i maltrattamenti che subiscono sia donne che bambini…siamo veramente ridicoli». «Ma quante donne l’anno ricevuta? Ma al massimo una sanzione». Per costui la donna vale poco, al massimo una multa come il parcheggio sul marciapiede. Brividi… Eppure tutto questo è frutto della stessa cultura retriva che ha portato solo nel 1981.

La propaganda no vax anche contro i diritti delle donne

«Abbiamo visto tutti come è andata la vicenda della cronista palpeggiata da un tifoso: si è trattato di una pacca sul sedere velocissima e non palpeggiamento come sbandierato ai 4 venti. Sono una donna e ne ho subite di queste cose e le condanno fermamente. Ma se è violenza una pacca sul sedere cosa mi dice della costrizione ad iniettarsi un siero sperimentale pena la perdita del lavoro e di ogni diritto sociale?» dichiara una delle tante no vax che hanno preso di mira la bacheca del presidente Toti solo perché tiene la barra dritta sul tema dei vaccini come vuole l’85% della popolazione vaccinata. Altro commento: «Abbiamo visto tutti come è andata si è trattato di una pacca sul sedere velocissima e non palpeggiamento come sbandierato ai 4 venti.Sono una donna e ne ho subite di queste cose e le condanno fermamente.Ma se per Lei è violenza una pacca sul sedere cosa mi dice della costrizione ad iniettarsi un siero sperimentale pena la perdita del lavoro e di ogni diritto sociale?». Insomma, una no vax che sopporta le pacche sul culo, ma non è in grado di comprendere che le cavolate belle e buone gettate in rete da chi manovra la paura delle persone più semplici sono false.

I razzisti

Nei social i razzisti sentono sdoganate le loro miserie. E anche in questo caso approfittano dello “spazio libero”: «NON VOGLIO MINIMIZZARE LA COSA, MA NON UCCISO NESSUNO… A mio avviso si tratta di una goliardia, va punita perchè comunque è fastidiosa, ma con una legislatura che non punisce la pedofila come dovrebbe, una magistratura che punisce l’omicidio di 4 ragazzini con 16 anni, ridotti a 9 per buona condotta e il rom è già fuori… punire severamente una palpata di culo fa ridere. O piangere…»; «Mi aspetto altrettanta solerzia quando palpeggiatori e violentatori siano immigrati»; «Quindi avete trovato il ladro è adesso che lo arrestate,mi pare un esagerazione tutto mentre abbiamo stranieri che ci provano con donne grandi dal benzinaio al mercato è nessuno lo denucia perche’ non gli crederebbe nessuno,pensateci solo un pochino»; «Ma se lo sapessi quante “risorse” ci palpeggiano e violentano le donne italiane», come se la violenza fatta dagli italiani “ariani” (e scriviamo “ariano” facendo esercizio di sarcasmo, sia chiaro) fosse meno grave.

La “lotta di classe” ignorante

Bei tempi quando i giornalisti avevano uno stipendio da dirigenti. Ormai lo hanno solo i colleghi con anzianità maggiore che lavorano a tempo pieno nei quotidiani cartacei, in Rai e nelle Tv private nazionali. Il resto prende stipendi nemmeno da impiegato e una gran parte della categoria sta nella fascia del precariato pauperizzato e senza diritti. Ma questo, la “ggggente” non lo sa. Eppure parla lo stesso.

«Ma se questa palpeggiata veniva fatta a una semplice donna essere umana senza telecamere in mano si sarebbe fatta la stessa cosa????? Avrebbe avuto lo stesso peso?Ma!!!!!!».

«Ma scusate perché era una giornalista ma se era una di noi che succedeva non ne parlava il tg non ho parole fate pena giornalisti dei miei stivali».

«Tutto questo clamore perché è una giornalista e quindi appartiene alla casta degli intoccabili, se fosse stata una ragazza comune magari molestato da un clandestino il fatto sarebbe stato come sempre ignorato».

«Adesso va a lavorare in Rai a me sembra una cosa fatta, comunque non si deve fare ciao ciao buona giornata».

«Questa è diventata famosa… Grazie allo schiaffetto di quell’idiota….maaaaa….in tutte le cose non c’è misura e rispetto in che mondo viviamo ..siamo proprio poveri😢😩😢»

«Diciamo che la giornalista ha voluto farsi un po’ di pubblicità» (detto da una donna)

«Ma vi siete ancora accorte che vi stanno prendendo per il culo!! Stanno solo facendo pubblicità ad una rete che altrimenti non se la caga nessuno!!!!».

La ciliegina sulla torta: l’eterna, aggiacciante “motivazione” cavallo di battaglia di chi da sempre difende i violentatori

«Vestiti da giornalista e vedrai che non ti tocca nessuno, comunque quello è un povero idiota». Un po’ come dire che se ti metti la minigonna o la scollatura i maiali hanno il diritto di violentarti. E dal terzo mondo social (e sociale) dei diritti è tutto.

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