Archivio di Stato chiusura subdola di fatto, la rivolta di studiosi e studenti. Si ferma la ricerca storica

Non è stata annunciata ufficialmente, ma a chiunque si prenota per la consultazione, in qualsiasi giorno, arriva un messaggio che dice che non c’è personale e l’archivio è chiuso. Impossibile per ricercatori e professori continuare il loro lavoro e anche gli studenti lamentano una progressiva riduzione sempre più restrittiva delle possibilità di consultazione fino al blocco. Si ferma la ricerca storia: in serio pericolo le facoltà di Storia, Beni Culturali e Scienze Storiche, nonché i percorsi di dottorato di ricerca che sono vere eccellenze. Il Ministero ha lanciato un bando per 150 archivisti, ma chiede la partita Iva

«Sarebbe onesto dirlo: “Chiuderemo l’Archivio di Stato di Genova” – sbotta sui social il professor Giacomo Montanari, curatore scientifico dei Rolli, che aveva già lanciato l’allarme nei mesi scorsi – E invece no, se hai la sfacciataggine di prenotare il tuo turno e solo in quel caso ti viene laconicamente detto che l’archivio è chiuso per mancanza di personale. Ringrazio i colleghi e amici che mi hanno voluto inoltrare le comunicazioni, indegne di un istituto pubblico di questa importanza. Ministero della Cultura, Ministro Dario Franceschini, Ministero della Cultura, cosa intendete fare? È già troppo tardi! E questo grido d’allarme deve essere ascoltato almeno adesso! Prego tutti i miei contatti che amano la cultura di condividere questo messaggio, perché si sappia cosa stanno facendo alla nostra città!»

Ci scrive Samuele Virga, studente del corso di laurea magistrale in Scienze Storiche dell’Università di Genova per «mettervi al corrente della situazione che io e i miei colleghi stiamo vivendo nell’ultimo periodo a causa della situazione di crisi dell’Archivio di Stato di Genova, nella speranza di dare visibilità a un problema molto serio».

È lui a raccontare la storia di un servizio a Genova progressivamente soffocato: «Da oltre un anno – racconta – l’Archivio ha introdotto limitazioni sempre più stringenti per la consultazione del patrimonio in esso contenuto: dapprima, a causa del covid, i posti in sala studio sono stati dimezzati, poi sono state ridotte le singole unità archivistiche consultabili per seduta da ogni ricercatore. Negli ultimi mesi la situazione si è fatta sempre più grave, e solo dieci studiosi al giorno potevano accedere a un massimo di quaranta unità archivistiche. Negli ultimi giorni, invece, ai ricercatori è di volta in volta arrivato un avviso quotidiano: l’Archivio sarebbe rimasto chiuso per la giornata a causa della carenza di personale. La chiusura dell’Archivio di Stato è quanto di più temuto vi sia per i ricercatori e per i docenti dell’Ateneo, ma non solo: anche per gli studenti. Per la nostra formazione è imprescindibile un contatto diretto con le fonti primarie, e tale prospettiva mette in serio pericolo le facoltà di Storia, Beni Culturali e Scienze Storiche, nonché i percorsi di dottorato di ricerca, delle vere eccellenze. Per tale ragione noi studenti abbiamo deciso unirci ai docenti – basti vedere i post sui social di Giacomo Montanari – nel manifestare le nostre preoccupazioni in modo trasversale».

Davvero col personale che resta non si può fare di più? Certo, la situazione è grave in tutto il Paese, ma Genova è uno degli archivi più importanti, alla luce dell’importanza storica della città nel Medioevo e nel Rinascimento. L’archivio ha un’estensione cronologica che va dal 952 agli anni ’80 del Ventesimo secolo e un po’ di personale è rimasto. Perché la chiusura è, di fatto, totale?

Il Ministero della Cultura (MiC) ha pubblicato un avviso di selezione finalizzato a conferire incarichi di collaborazione a 150 esperti archivisti. Gli incarichi di lavoro si svolgeranno presso gli Archivi di Stato, le Soprintendenze archivistiche e le Soprintendenze archivistiche e bibliografiche del MiC in varie regioni italiane. I posti destinati alla Liguria sono 7.

«Quanto alle rare opportunità di collaborazione professionale con il MiC-Direzione generale per gli Archivi – dice Margherita Corrado, senatore M5S – dal 15 novembre è possibile concorrere al bando per la ricerca di 150 archivisti esperti, destinati agli Archivi di Stato e alle Soprintendenze di settore in 19 regioni: una selezione non concorsuale che mortifica le aspettative delle migliaia di potenziali candidati prevedendo, tra i requisiti indispensabili, anche il possesso di partita IVA, richiesta inedita e incomprensibile per questo settore, proprio mentre svilisce, rendendolo opzionale da indispensabile qual era, fra i titoli di studio, quello rilasciato dalle Scuole degli Archivi. Lascia, inoltre, ampio spazio alla discrezionalità nella valutazione di ciascun aspirante all’incarico. Con i colleghi senatori Angrisani, Granato e Lannutti ho presentato – perciò, l’ennesima interrogazione al ministro Franceschini – ad oggi sono 120; appena 15 le risposte (al 17 novembre)– per sapere se: “non ravveda la necessità e l’urgenza di bandire concorsi pubblici per tutte le posizioni lavorative previste dalla pianta organica del dicastero e concorsi interni trasparenti per i dipendenti che aspirino, legittimamente, a progressioni di carriera”. E ancora: “se non ritenga doveroso scusarsi, a nome del MiC, con tutti i potenziali aspiranti ai 150 incarichi di collaborazione con la Direzione generale per gli Archivi, perché mentre si richiede loro un requisito oggettivamente discriminatorio, nulla avendo a che fare il possesso della Partita IVA con i titoli e l’esperienza del candidato (ma molto con le sue possibilità economiche, sì che i più abbienti risultano favoriti), proprio in materia di competenze abbassa i requisiti minimi di partecipazione”».

«La grave carenza di organico più volte denunciata dalla Funzione Pubblica Cgil ha determinato ciò che temevamo: la chiusura al pubblico nella giornata di ieri dell’Archivio di Stato di Genova per mancanza del numero minimo di addetti idoneo a garantire la sicurezza degli utenti – dice Sara Bazzurro della Funzione Pubblica Cgil di Genova -. A causa delle mancate assunzioni sono rimasti in servizio solo 4 addetti alla vigilanza (di cui uno prossimo al pensionamento), ne servirebbero almeno il triplo per garantire livelli accettabili di erogazione del servizio e di sicurezza per lavoratori e utenti. Il danno per la città è grave ed evidente e pertanto la Funzione Pubblica chiede al Ministro di agire con urgenza a tutela di cittadini e lavoratori».

«Tre custodi malati bastano per chiudere a Genova le porte dell’Archivio di Stato a studenti e ricercatori – commentano i deputati di Forza Italia Roberto Cassinelli e Roberto Bagnasco -. Si tratta di uno spazio che a livello scientifico è tra i primi al mondo nel suo genere, con un fondo notarile tra i più estesi e antichi. Su 29 dipendenti teorici la struttura ne ha solo 10 a servizio. L’emergenza sanitaria ha evidenziato il problema che avevamo già portato alla luce – in tempi non sospetti – con una interrogazione ai ministri Franceschini e Colao. Il prezioso patrimonio dell’Archivio di Genova oggi è quasi inaccessibile, ma il timore è che possa venir meno la manutenzione necessaria per salvaguardare ciò che la comunità scientifica internazionale considera un patrimonio dell’umanità».

Gli archivi di Stato in Italia sono 101, tutti collocati nel rispettivo capoluogo di altrettante delle 107 province italiane. A questi si aggiungono 35 sezioni di archivi di Stato in possesso di un un patrimonio documentario importante e non trasferito presso la sede dell’archivio di Stato da cui dipendono.
Un Archivio di Stato o Archivio nazionale è un’istituzione che raccoglie documenti o archivi ufficiali di istituzioni o enti pubblici, giudiziari, politici e militari, e in alcuni casi privati, per la loro conservazione, consultazione e indagine.
L’Archivio di Stato di Genova conserva la documentazione prodotta dalle istituzioni preunitarie e da quelle statali post-unitarie comprese, in genere, nel territorio della provincia, nonché archivi di enti pubblici, di famiglie, di persone, che rivestono un interesse storico particolarmente importante. La documentazione nel complesso ammonta a circa 30 chilometri lineari e copre un’estensione cronologica che va dal 952 agli anni ’80 del Ventesimo secolo.

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