In piazza con abiti firmati a far finta di essere deportati: la farsa dei “no tutto” è arrivata al capolinea

I #nomask #novax #nocovidpass #noncelodicono #nodittaturasanitaria, nella loro continua rappresentazione di una realtà farlocca, distorta ad arte (con finalità politiche da parte dei capi popolo che usano la massa), stavolta hanno fatto un passo falso. A furia di inventare sull’inventato, infrastrutturando una fandonia sopra l’altra (bugie giuridiche su bugie mediche), hanno messo in scena una farsa rivoltante pensando di raccogliere i cocci del populismo per fondare un iper populismo e garantirsi qualche poltrona e una fetta di potere. Ma non hanno fatto i conti con i valori degli italiani, gli stessi che nella Resistenza e nel dopoguerra sono stati comuni a comunisti e democristiani. È partita la lapidazione sui social. La maggioranza, oggi, è un po’ meno silenziosa del solito

Una carnevalata da Halloween che, se non ci fossero di mezzo tanti morti, sarebbe da ridergli in faccia a questi terrapiattisti della sanità che sconfessano la scienza al grido di “non ce lo dicono”. Tanti morti. Quelli del Covid: 132.000 in Italia (un po’ di più di tutti i cittadini di Ferrara), quasi 6 milioni nel mondo (tanti quanto una città come Caracas, poco meno di Rio de Janeiro). E poi quelli dell’Olocausto: sono tra i 15 e i 17 milioni le vittime (non si riesce nemmeno a determinare quanti siano state esattamente), di entrambi i sessi e di tutte le età, senza riguardo per anziani e bambini. Tra questi: 5-6 milioni di ebrei. 17 milioni vuole dire poco meno di un terzo della popolazione italiana, più di 11 volte quella ligure. Morti dopo atroci sofferenze: fame, freddo, botte, violenze di ogni genere. Con le madri e i padri che vedevano uccidere i figli e i figli che vendevano uccidere i padri e le madri. Nonostante questo, abbiamo dovuto assistere al rivoltante show di un gruppetto di esagitati tutti Telegram e social network: le nuove “bibbie” per frotte di persone incapaci di approfondire veramente a cui troppo i media stanno reggendo – per raccattare click e condivisioni – la coda di mostro politico, mettendogli i microfoni sotto la bocca ogni volta che la aprono per lasciarli vomitare insulti e fraudolenze scientifiche di ogni sorta, come se le bufale fossero opinioni.

Quella coda di mostro, però, ha una testa politica, in qualche caso (come alla manifestazione di Roma) eversiva, in altri casi concentrata sull’accaparramento di un seggio qualsiasi alle prossime elezioni sotto le mentite spoglie di partito politico. Obiettivo: raccogliere a destra e a sinistra i cocci del populismo che sta franando, come hanno messo in luce i risultati delle Comunali.

Il Godzilla della Ragione, dopo aver fallito, storicamente, il primo tentativo (i forconi) e il secondo (i gilet gialli), ha approfittato della situazione Covid, è cresciuto a botte di tag negazionisti e a insulti contro il governo di turno, i giornalisti, i medici. Ora si muove da una città all’altra (le manifestazioni sono sempre sfalsate nel calendario e i leader con la loro tifoseria sono sempre gli stessi che vanno in tournée, un giorno qui, l’altro là) e ha persino osato paragonarsi alle vittime dell’Olocausto. E questa volta l’ha fatta troppo grossa e ha compattato l’opinione pubblica al di là delle differenze di partito. Oggi sui social sono insorti nello stesso modo quelli che votano a sinistra e quelli che votano a destra, salvo, da entrambe le parti, quelli che pensano di gettarsi a sbranare, cannibalizzandola, la carogna del populismo ormai fuori corso, insieme ai capi popolo no vax delle piazze.

A Novara, l’altra sera, un manipolo di nomask/novax/nocovidpass/noncelodicono/nodittaturasanitaria, la cui maestra – ai tempi – deve aver dato le dimissioni in prima elementare (visto che la storia dell’Olocausto non sembra essere riuscita a insegnargliela molto bene) ha violentato la storia, i valori che nella Resistenza e nel dopoguerra sono stati comuni a comunisti, socialisti, democristiani e liberali.
Conciati come zombie, “interpretando” in una farsa grottesca per le strade della cittadina piemontese chi davvero ha perso la vita a causa del delirio di potenza nazista e criminale, si son legati con uno spago che simboleggiava il filo spinato e si sono messi addosso, sopra a caldi giubbotti e capi firmati, casacche a strisce con un numero appiccicato (mica tatuato come quelli veri) come quelle della povera gente che ci ha rimesso la vita sotto fascismo e nazismo. Ben pasciuti e in qualche caso evidentemente appena usciti dal coiffeur (sai, c’era pieno di telecamere, mica ci si può presentare spettinati) e con la borsa dello shopping caldo di carta di credito ancora in mano, si sono finti gli scheletri viventi a un passo dalla morte come i volti scavati e i corpi ossuti a malapena coperti da stracci dei campi di concentramento.

Un insulto all’intelligenza, al buon senso, ai valori, alla storia. E davvero ci sarebbe da ridergli in faccia per un mese se la “rappresentazione” non facesse rivoltare le budella a chi quella storia l’ha studiata e la conosce. Per gli attivisti del movimento tutto è rappresentazione indipendente dalla verità: la orrida pagliacciata di vestirsi con la casacca a righe (badando bene di apporre i numeri sulla maglia, come li ha la Banda Bassotti di Topolino, e mica marchiarli sulla pelle), la cosiddetta “dittatura sanitaria” (cioè la prevenzione che fa ridurre il numero di morti e ospedalizzati, cosa che non avviene nei paesi che l’hanno presa alla leggera), persino lo striscione dei portuali portato a spasso per le vie del centro di Genova sabato scorso, con tre o quattro portuali genovesi del Psa, qualche portuale di Trieste (sono larga minoranza anche lì i contestatori) alla corte di Stefano Puzzer (che, pare evidente, stia studiando da candidato), un manipolo di spezzini e tanti figuranti da tutta Italia. È tutta una farsa, una finzione che, però, quando esce dai social si frantuma contro la realtà: a Genova i “no-tutto” sono riusciti a bloccare le strade (si riesce in pochi, le auto mica ti possono investire), ma non la sanità, non la scuola, non il trasporto pubblico. A farne le spese, ormai da troppo tempo, sono i cittadini, i lavoratori. Allo sgombero di varco Etiopia da parte della Polizia i veri portuali erano 3 (probabilmente i soliti 3) e insieme a loro c’erano tante persone di fuori genova e persino un francese. Perché i portuali del Calp hanno annusato l’aria, la “corrente politica” che tirava in manifestazione, e dopo i primi giorni se ne sono andati.

Intanto il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso dei lavoratori della scuola contro il green pass. Due le motivazioni: la salute pubblica supera la libertà personale (di non fare il vaccino) e il vaccino nessuno deve farlo se non vuole: ci sono i tamponi.

In tutte le città dove si sono svolte manifestazioni, intanto, stanno fioccando le denunce. A Milano 4 persone sono state denunciate per manifestazione non preavvisata, interruzione di pubblico servizio e violenza privata. Alcuni sono stati denunciati anche per istigazione a disobbedire alle leggi. A Torino i denunciati dalla Digos sono una quindicina. A Trieste, subito dopo il blocco del varco portuale e della manifestazione “coperta” sindacalmente dalla Fisi, un sindacato con sede a Eboli che ha in segreteria un medico già candidato per Fiamma Tricolore e CasaPound, stanno moltiplicandosi i contagi che hanno riguardato anche diversi portuali.

I social cominciano a bloccare i contenuti no vax e a chiudere gruppi a ripetizione. Youtube ha cancellato video e account. Intanto sulle chat Telegram sfilano i mostri: contenuti di una violenza inaudita, bufale tanto palesi e grossolane quanto evidentemente mirate a fomentare chi abbocca. Il Golem avanza con i suoi mezzi subdoli e a “coup de théâtre” da commedia di quart’ordine, come a Novara. Gli spettatori – la maggioranza silenziosa – si indignano. Ma, in fondo, ai leader dei “notutto” importa poco: basta mettere insieme quel poco di voti che bastano per garantirsi un ben remunerato futuro in politica.

Sta a quella ampia parte di società che crede nella scienza e si è vaccinata, che si rende conto che grazie al vaccino la pandemia ha rallentato (e, soprattutto, difficilmente il virus manda le persone in rianimazione e all’obitorio), testimoniare con fermezza anche sui social, dimostrare che il Golem dei terrapiattisti della sanità ha i piedi di argilla. E spiegare che non ha ragione chi urla di più. Se la maggioranza imparasse a essere un po’ meno silenziosa (come stasera accade sui social come reazione alla rivoltante pagliacciata di Novara) forse il manipolo di primati urlatori la smetterebbe di tenere la scena e di seminare disagi e trappole per la salute pubblica come è stata, ad esempio, la manifestazione di Trieste.

Foto di copertina: screenshot dal servizio di Rai3

Basta una foto, una sola foto, per far capire lo spessore di chi ha messo in scena il disgustoso scimmiottare l’olocausto.

Czeslawa Kwoka polacca cattolica, 14 anni. Morta nel campo di sterminio di Auschwitz il 18 febbraio 1943 con un’iniezione di fenolo nel cuore. Poco prima dell’esecuzione, è stata fotografata dal prigioniero Whilem Brasse, che ha testimoniato contro il boia di Czeslawa, una donna che, prima della foto, l’ha colpita in faccia, come mostra l’ematoma sul labbro. Vediamo solo il volto di una bambina terrorizzata, che nemmeno parlava la loro lingua e che aveva perso la madre pochi giorni prima. Era uno dei circa 250.000 bambini e minorenni giustiziati ad Auschwitz-Birkenau. La foto, originariamente in bianco e nero al Memorial Oświęcim, è stata colorata dalla fotografa professionista brasiliana Anna Amaral, rimasta impressionata dalla foto di Czeslawa e ha deciso di metterla a colori e disponibile per tutti.

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