Europa Verde contro la variante al Puc che aprirebbe le porte a nuove costruzioni a Vesima

L’accusa all’Amministrazione comunale: «I cittadini della zona da anni segnalano rischi idrogeologici, frane, smottamenti, l’assenza di servizi pubblici, incuria per viabilità e trasporti il Comune di Genova fa orecchie da mercante e non fa nulla, pur istituzionalmente competente, per rispondere ai bisogni della  cittadinanza di Vesima, mentre invece ha orecchie attente all’ennesimo progetto di costruzione di edilizia sulle colline ad esclusivo interesse di privato cittadino»

Questo l’intervento di Luigi Fasce e Angelo Spanò

Mentre cittadini e cittadine di Vesima da anni segnalano rischi idrogeologici, frane, smottamenti, l’assenza di servizi pubblici, incuria per viabilità e trasporti il Comune di Genova fa orecchie da mercante e non fa nulla, pur istituzionalmente competente, per rispondere ai bisogni della  cittadinanza di Vesima, mentre invece ha orecchie attente all’ennesimo progetto di costruzione di edilizia sulle colline di Vesima ad esclusivo interesse di privato cittadino.
L’aggravante è che per assecondare le richieste del  marchese Cattaneo si mette  mano a una variante del Piano Urbanistico Comunale (PUC), valido per l’intera città di Genova che scardina i suoi principi basilari che vietano di costruire nuovi edifici in collina e sul mare ma solo sul già costruito.
Principio storicamente acquisito dal PUC dopo le catastrofiche alluvioni subite  dalla cittadinanza nel passato già a partire dagli anni 70 del secolo scorso.
Se passa la variante al PUC così intesa si apre la possibilità di riprendere la costruzione di abitazioni  in ogni anfratto del territorio genovese, invece  di contrastare i disastri idrogeologici sul nostro territorio come  frequentemente ci mostra la TV. Questa modifica del PUC della Giunta Bucci ci pare in tutti i sensi 
un gran brutto segnale.
Ci chiediamo inoltre com’è possibile che nel nostro paese manchi totalmente la cultura e il rispetto per il territorio, una devastazione che perdura da almeno sessant’anni a cui non abbiamo messo freno.
Devastazioni che non ci hanno insegnato niente e di cui paghiamo prezzi altissimi; basti guardare alle trasformazioni, spesso selvagge, delle nostre città e delle periferie per rendersi conto che il cemento e l’asfalto avanzano sempre di più, mentre scompaiono le superfici naturali.
L’inesorabile avanzata del cemento è un fenomeno europeo ma per entità degli interventi e durata nel tempo è soprattutto italiano.
Modificando le funzioni del suolo si provoca la perdita di terreni fertili e di biodiversità, la frammentazione dei paesaggi e, cosa ancor più grave, una ridotta capacità di assorbire l’acqua con il conseguente rischio d’inondazioni devastanti che, infatti, si ripete sempre più frequentemente e non più´ sporadicamente.
L’agricoltura è espropriata dei suoi terreni, che sono visti come una risorsa da depredare per consentire a pochi di accrescere le loro rendite immobiliari; è urgente cambiare rotta, soprattutto considerando che le esigenze urbane potrebbero essere soddisfatte con la riqualificazione delle aree in disuso piuttosto che con nuove costruzioni.
La vicenda del quartiere di Vesima ci vede dalla parte di cittadine, cittadini e comitati, associazioni ambientaliste e della società civile pronti con loro ad opporci decisamente al contingente progetto edilizio “Cattaneo” ma soprattutto alla modifica del PUC che darà l’avvio al diffondersi di altre speculazioni edilizie deleterie
per il nostro territorio.

Luigi Fasce Europa Verde – Verdi
Angelo Spanò co-portavoce metropolitano di Europa Verde – Verdi

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