Lega contro i centri di accoglienza al Campasso, ma non contro quello ciellino che sta per aprire

Il titolo della mozione recita “Possibile apertura di un Centro di Accoglienza per immigrati nella zona del Campasso”, ma il testo, approvato dalla maggioranza della Sala Rossa, parla solo degli insediamenti futuri ed esclude curiosamente, dandolo per scontato, quello che sta per essere realizzato nella zona a cavallo tra Sampierdarena e la Valpolcevera dalla Cooperativa Lanza del Vasto, nata negli anni ’80 da Comunione e Liberazione. Peraltro non è il Comune a decidere. Funziona così: le associazioni che ricevono l’incarico dalla Prefettura e si cercano un luogo da affittare alla portata dei loro bilanci ed è per questo che spesso le case di accoglienza finiscono nei luoghi più degradati dove l’affitto è meno caro

La Lega era partita lancia in resta qualche giorno fa con una campagna mediatica acchiappaconsensi (e like sui social) tra i sostenitori di area. All’interno della maggioranza, però, si deve essere aperto un problema “diplomatico”: ad allestire il nuovo insediamento previsto non sarà, infatti, qualche associazione rossa e trinariciuta né monsignor Giacomo Martino, responsabile dell’ufficio pastorale della Curia “Migrantes”, che più di una volta si è schierato contro le modalità della Lega di affrontare il tema immigrazione, ma la cooperativa Lanza del Vasto, emanazione di Comunione e Liberazione, l’organizzazione cattolica di cui il capogruppo di Cambiamo! in Sala Rossa e consigliere delegato al Sociale, Mario Baroni (che peraltro da quando è stato nominato sta lavorando a risolvere i non pochi problemi che gli sono stati lasciati “in eredità”) è un importante esponente genovese.

Come s’è detto, nessun amministratore locale può avere potere “decisionale” né per insediare né nel non insediare centri di accoglienza. Quindi l’impegnativa votata dalla maggioranza è, come non di rado accade (proprio perché si attribuiscono alla giunta competenze che non ha), solo retorica. Le cose, in realtà, funzionano così: la Prefettura affida i migranti alle associazioni e le associazioni cercano sul mercato immobiliare un luogo dove insediare il centro di accoglienza. Spesso trovano un immobile in periferia perché costa meno. Più il luogo è degradato e meno l’affitto è caro. Peraltro, il problema non è mai il centro, ma come viene gestito. Se è ben gestito problemi non se ne verificano, come a Coronata, dove a gestire il centro è proprio monsignor Martino.

Fatto sta che il titolo che risulta dall’ordine del giorno del Consiglio parla di una “Possibile apertura di un Centro di Accoglienza per immigrati nella zona del Campasso”, ma il testo non ne fa menzione e parla solo di eventuali futuri insediamenti. Non è noto se la retromarcia della Lega sul centro che sta per aprire sia stata veramente determinata dalla consapevolezza tardiva che a gestirlo sarà la cooperativa sociale ciellina, fatto sta che l’impegnativa, ben lontana dal chiedere che quel centro non fosse insediato (e tenendo, lo si capisce, perfettamente conto del fatto che il Comune non ha alcuna competenza) impegna genericamente il sindaco e la giunta «A farsi parte attiva affinché le Autorità competenti non tengano in considerazione, per quanto attiene ulteriori insediamenti di accoglienza, via Campasso ed aree limitrofe, già fortemente provate e che, anzi, meritano una maggiore attenzione volta ad una riqualificazione del proprio ambito sociale ed urbano». Come, hanno ricordato sia il capogruppo del M5S Luca Pirondini sia quello del Pd Alessandro Terrile, se la Lega non partecipasse da quattro anni e mezzo al governo della città e quindi anche alle summenzionate scelte di riqualificazione del suddetto ambito sociale e urbano. Tra l’altro, la Lega ha gestito l’assessorato al sociale con Francesca Fassio, che poi si è dimessa per candidarsi in regione senza però essere eletta, e le Vallate sono di competenza dell’assessore leghista Paola Bordilli. Insomma, secondo la minoranza la mozione è pura ammoina politica senza reali ricadute, quanto basta per tener banco sui giornali per qualche giorno e mostrare interessamento verso coloro che, in zona, quel centro non lo vogliono e ai quali, ora, i leghisti, se tanto di preoccupano dell’apertura di centri di accoglienza al Campasso, dovranno pur spiegare perché non hanno chiesto al Sindaco e alla Giunta di mediare presso il Prefetto perché il centro della cooperativa bianca Lanza del Vasto, l’unico di cui è imminente la realizzazione, non venisse aperto lì.

«La mozione presentata oggi dalla Lega in Consiglio Comunale che dopo l’insediamento di un nuovo centro di accoglienza per migranti nel quartiere del Campasso chiede di non aprirne di ulteriori è innanzitutto una presa in giro perché non incide su quanto è già stato deciso – commenta, in una nota, il gruppo Pd in consiglio comunale -. Inoltre, denuncia l’incapacità della Lega e della Giunta Bucci nella gestione del fenomeno migratorio, utilizzato in questi anni solo per fare propaganda e mai affrontato con serietà e responsabilità. A parole continuano dire no ai migranti, nei fatti rinunciano ad occuparsene e lasciano al mercato la scelta dei luoghi in cui accogliere. Con la conseguenza che i centri di accoglienza aprono solo in periferia. Fuori della propaganda, la Giunta Comunale avrebbe dovuto concordare con Prefettura di Genova, Regione Liguria e ANCI Liguria di cui Bucci è presidente criteri oggettivi per distribuire l’accoglienza diffusa, tenendo conto dei contesti sociali dei vari quartieri. Non l’ha fatto. E ora al Campasso raccoglie i cocci delle promesse mancate e dell’incapacità di governo».

Dalla Lega, arrivano, come ormai accade da tempo, diverse note da “separati in casa”. Il consigliere del carroccio Davide Rossi scrive «Non siamo populisti né razzisti, ma abbiamo solo a cuore il quartiere del Campasso che ormai è saturo dal punto di vista dell’accoglienza migranti e che necessita di uno sviluppo di servizi e  di presìdi sociali che ad oggi mancano e sui quali il Comune sta già lavorando. Pensiamo per esempio ai lavori per il recupero del mercato ovoavicolo, ormai chiuso da 30 anni che  contribuirà alla riqualificazione del quartiere e a combattere la desertificazione commerciale, ma anche il degrado sociale che purtroppo è ancora presente». La capogruppo Lorella Fontana e la consigliera Francesca Corso, invece, scrivono «Pd e M5s amano giocare sulla pelle degli abitanti del Campasso. Cosi come giocano sulla pelle degli abitanti delle zone con equilibri sensibili. L’immigrazione per qualcuno è un business da costruire, ma lontano dalle loro zone di residenza. La Lega combatte da sempre l’immigrazione irregolare in tutte le sue declinazioni e combatte la doppia morale di coloro che fanno i progressisti sulla pelle degli altri».

Il capogruppo M5S Luca Pirondini ha detto in consiglio, annunciando che i pentastellati sarebbero stati “presenti non votanti”, di avere l’impressione che la mozione nascesse «più dall’esigenza di risolvere la questione dei flussi migratori da quella di gestire i flussi elettorali» per cui «appena si può ognuno cerca di cavalcare il proprio cavallo di battaglia, legittimo e rispettabile, più o meno condivisibile». Aveva proposto di portare la questione in commissione «per discuterne anche con esperti», ma la proposta non è stata accettata perché, ha concluso «il problema per qualcuno non è risolvere il problema, ma portare avanti i propri “principi” che, a vedere i risultati elettorali di ieri sera, non funzionano più così tanto».

La mozione è stata approvata con 23 voti favorevoli (Lega Salvini Premier, Cambiamo!, Vince Genova, Fratelli d’Italia e Forza Italia), 11 contrari (Pd, Italia Viva, Lista Crivello e Ubaldo Santi del Gruppo Misto) e 5 presenti non votanti (Movimento 5 Stelle).

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