Sorveglianza speciale per l’anarchico che non si è dissociato da gambizzazione manager

Contro la misura, mercoledì scorso, circa 80 persone aveva manifestato davanti al tribunale, poi una cinquantina nel centro storico, dove era intervenuta la Polizia a seguito di atti di vandalismo e col sospetto che il gruppo stesse preparando azioni dimostrative eclatanti. Oltre alla sorveglianza speciale disposti dal Tribunale di Genova l’obbligo di dimora e il divieto di partecipare a riunioni pubbliche

Durerà un anno la sorveglianza speciale decisa dal tribunale di Genova per l’anarchico quarantasettenne che non si è dissociato dall’aggressione terroristica al manager di Ansaldo Energia Roberto Adinolfi (avvenuto il 7 maggio 2012 a Genova e rivendicato dagli anarchici informali del nucleo “Olga/Fai-Fri”) né da altre azioni violente della frangia più estremista e, anzi, aveva pubblicato sul sito “Informazione” un documento contro alcuni anarchici genovesi che avevano preso le distanze dal compimento di azioni violente. Per la gambizzazione di Adinolfi erano stati condannati dal Tribunale di genova due anarchici di area insurrezionalista. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Genova Annalisa Giacalone che aveva riconosciuto l’aggravante della finalità terroristica.

La motivazione del tribunale di Genova che ha concesso, oggi, la sorveglianza speciale per il 47enne lo indica come persona che per vent’anni è stato protagonista di «reati che offendono o mettono in pericolo la tranquillità pubblica, del resto coerentemente con l’ideologia dallo stesso pacificamente proclamata di opposizione allo Stato, ai suoi provvedimenti, alle sue istituzioni, alla magistratura e alle forze dell’ordine, proprio deputate a garantire la sicurezza e la tranquillità pubblica, realizzando una costante azione di disturbo con condotte spesso violente volte a sollecitare e incentivare analoghi comportamenti in altri soggetti».

Il procuratore capo facente funzioni Francesco Pinto, il giorno della manifestazione, aveva dichiarato che le richieste di applicazione della misura di sorveglianza nei confronti di alcuni anarchici (altre due le richieste al Tribunale, che però ha concesso solo la sorveglianza semplice) non è una decisione del solo pubblico ministero della Dda Federico Manotti ma «è una scelta condivisa da tutta la procura in base a parametri di pericolosità di alcuni soggetti» aggiungendo che «La personalizzazione di un singolo pubblico ministero è del tutto fuori luogo perché il medesimo magistrato come previsto dalle norme rappresenta l’intero ufficio della procura che ha deciso di chiedere, in modo collegiale, di chiedere le misure a carico di alcuni esponenti dell’area anarchica».

In copertina: la manifestazione di lunedì davanti al tribunale

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