Genova Jeans, la Gdf acquisisce atti. Il Comune fornisce i dati, ma gli albergatori non ci stanno

La Guardia di Finanza ha acquisito presso gli uffici dell’assessorato ai Grandi Eventi i conti di Genova Jeans per accertamenti preliminari su mandato della Corte dei Conti. Tursi: «13.600 ingressi alle mostre e 45.000 persone nelle vie del jeans», cioè quanto la metà dei visitatori del Salone Nautico che sono negli ultimi anni circa 90mila e il dato lascia perplessi «10.540 le camere vendute per circa 18.500 persone e 31.863 i posti letto venduti» ma per gli albergatori Confindustria: «È un danno pubblicare in un comunicato stampa dati puramente di proiezione per dimostrare che c’era tanta gente a Genova e quindi l’evento ha funzionato»

«Chiude con successo la manifestazione GenovaJeans, l’evento internazionale che dal 2 al 6 settembre ha unito storia e futuro del jeans, nato a Genova e amato in tutto il mondo, sotto l’ombrello della sostenibilità» recita un comunicato del Comune. Vediamo le cifre analizzate una per una. In neretto le frasi del comunicato del Comune.

«Sono stati 13.600 gli ingressi alle mostre, che si confermano come eventi di grande interesse per un pubblico eterogeneo». Alla domanda diretta su quanti pass siano stati venduti ci è stato detto che ancora non si sa, nonostante i pass siano stati gestiti da un programma informatico. I biglietti si vendevano solo così. Come si fanno ad avere i numeri degli ingressi e non quelli dei pass venduti? Pare che in parte siano stati dirottati i turisti delle crociere.

«Agli appuntamenti serali hanno partecipato circa 3.500 persone»

Un po’ di folla nella piccola piazza del Campo per l’esibizione delle “4 Chitarre” organizzata da ViadelCampo19Rosso. Vuoto (un solo spettatore) per la serata Dj set. Una quindicina le persone per una sorta di scuola di ballo on the road. Più ballerini che spettatori per l’esibizione di danza country.


Per la prossima edizione bisognerebbe pensare appuntamenti un po’ più attrattivi e di rilevanza adeguata all’evento. Non servono spettacoli costosissimi: il pienone per le “4 chitarre” lo spiega bene: la buona musica fa audience, le scuole di ballo e i djset (in questo contesto) no.

«I convegni sono andati tutti sold out»

Siamo andati a vedere i video trasmessi in diretta sulla pagina Youtube di Genova Jeans e qualcosa non quadra. Questi alcuni degli screenshot che abbiamo eseguito, ma potete tranquillamente andare voi stessi sul canale a contare le sedie vuote (in verde) e i membri dello staff (almeno quelli in maglietta col logo, degli altri non possiamo sapere), qui segnalati in rosso.

«Oltre a 50 fornitori del territorio, GenovaJeans ha coinvolto 76 tra negozi e marchi del settore e ha attirato a Genova 150 ospiti nazionali e internazionali e grandi aziende della moda, nonché 70 artisti».

Segnaliamo che molti operatori del territorio del settore dicono di non essere stati invitati mentre lo sono state aziende che non commercializzano jeans o lo commercializzano in modo residuale. Non è dato capire come siano stati scelti i partecipanti escludendone altri.

«Dato positivo anche per le presenze alberghiere ed extralberghiere dal 2 al 6 settembre: 10.540 le camere vendute per circa 18.500 persone e 31.863 i posti letto venduti».

Detta così, sembra che siano state vendute 2.500 camere al giorno per Genova Jeans. Così non è. Abbiamo sentito le associazioni degli albergatori e il Comune non le ha consultate, quindi il dato non esce nemmeno da lì.

L’unico allotment alberghiero venduto per Genova Jeans, sappiamo per certo essere quello di un albergo del centro per gli addetti dell’agenzia di comunicazione: 45 camere per 3 giorni.

Alla domanda “Qual è la fonte dei dati” il Comune risponde: «I dati ci sono stati forniti dagli uffici competenti che hanno una dashboard finanziata con i soldi della tassa di soggiorno proprio per valutare l’occupazione degli alberghi e dell’extra alberghiero. Nei dati riportati nel comunicato ci sono i dati dell’alberghiero (10.500 in 5 giorni) e dell’extraalberghiero (30.000 in 5 giorni)».

Chi è del settore sa perfettamente che i dati precisi in così poco tempo non si possono avere. Il Comune aderisce a un sistema di rilevazione non granché utile perché per una questione tecnica non ne fanno parte le catene, ma solo una ventina di hotel di cui almeno 10 hanno appena 15-20 camere: è meno del 20% dell’alberghiero totale, insomma. Per questo i rappresentanti delle catene al tavolo per la tassa di soggiorno avevano già manifestato dubbi sull’opportunità di mantenerlo (è a pagamento). Difficile misurare le presenze reali in questo modo. Le ultime presenze ufficiali misurate dall’Osservatorio regionale risalgono a maggio. Il problema del turismo è sempre stato (anche se ora i tempi si sono accorciati) che per avere dati ufficiali e attendibili ci vogliono mesi.

Diciamo così: quei dati, fortemente “spannometrici”, possono avvicinarsi ai visitatori della città in quei giorni e nulla hanno a che fare con i visitatori di Genova Jeans.

«Già da quando è stata annunciata la manifestazione avevamo capito che non c’erano le potenzialità perché potesse diventare un essere evento turistico – commenta Laura Gazzolo, presidente della Sezione Turismo, Cultura e Comunicazione di Confindustria Genova -. È un danno pubblicare in un comunicato stampa dati puramente di proiezione per dimostrare che c’era tanta gente a Genova e quindi l’evento ha funzionato. Crediamo non sia utile a nulla. Come categoria, questi eventi li vogliamo, non li critichiamo a priori. Ma ci aspettiamo un atteggiamento responsabile da parte dell’Amministrazione. Crediamo che l’idea di questa manifestazione sia una cosa che a Genova può portare tanto, ma dobbiamo chiedere a questa a questa Amministrazione di usare dati certi e solo quando ci sono. Vogliamo essere partecipi alla gestione dell’evento e possiamo dare un contributo, come abbiamo sempre fatto. Siamo stati utili all’organizzazione di molti eventi. In questo caso hanno deciso di non coinvolgerci».

«Non credo che il turismo fosse l’obiettivo della manifestazione – dice Gianluca Faziola, presidente dell’Associazione Albergatori di Confcommercio Genova -. Credo che l’obiettivo fosse fare una prima edizione che consentisse alla città di appropriarsi dell’idea della storia, della narrazione del jeans e poi, dall’anno prossimo, provare a vedere se questo è un evento che ha anche una valenza turistica. Onestamente non credo che quest’anno, con tutte le vicende che ci sono state (il Covid e le sue conseguenze n. d. r.) qualcuno pensasse che l’evento potesse avere un impatto sulle presenze degli alberghi».

«Attraverso i dati turistici e di presenza ai diversi eventi (mostre, convegni, spettacoli, dimostrazioni) si stima un’affluenza sulle vie del Jeans, nei cinque giorni, di circa 45.000 persone»

Come si fa a contare le persone che passano in una via magari per fare la spesa, per andare a casa, per raggiungere un negozio che con Genova Jeans non centra nulla? Nelle due strade ci sono anche negozi alimentari. Siamo stati nelle vie indicate sabato: tanti gli abitanti della zona e gli stranieri, vivendo in case affollate, se possono passano la giornata per la strada. Non mancavano anche i visitatori inconsueti, chiaramente provenienti da altre zone della città e qualche crocierista o turista di passaggio. Ma da lì a 45mila presenze… Sarebbero la metà dei frequentatori del Salone Nautico.

«La manifestazione, la quale ha ottenuto un’ottima copertura mediatica, con 266 uscite sulla stampa nazionale ed estera e 3.783.807 persone raggiunte sui social e sul web»

Anche questo non possiamo verificarlo, ma certamente possiamo dirvi una cosa: alle cifre esposte hanno contribuito ben poco i numeri della pagina Facebook e della pagina Youtube di Genova Jeans, che sono alquanto miseretti, indice di uno scarso successo reale della manifestazione.

A tutto questo si unisce la “telenovela” del sito che non partiva e della piattaforma digitale poi non realizzata, del video che nel preventivo del comitato promotore doveva costare 120 mila euro e che poi ne è costato 58 (comunque una cifra enorme), dalle traduzioni fatte con google translator sia per il sito sia per la pagina. Poi i fornitori nel comitato promotore e le spese, quelle ipotizzate e quelle reali. Di queste ultime si sta occupando la Corte dei Conti che nei giorni scorsi ha acquisito presso l’assessorato ai Grandi Eventi (che ha curato la gran parte della manifestazione e ha firmato tutte le delibere con l’assessorato al Bilancio) la documentazione attraverso la Guardia di Finanza per accertamenti preventivi sulla scorta di articoli di stampa.

Mancava un evento “di trascinamento” per tutto il resto

La manifestazione è stata costruita sull’esclusione di aziende di settore e categorie (gli albergatori e molte aziende commerciali se ne sono lamentati), di tutto il mondo del turismo, della città. Crediamo (tenete presente che è solo un nostro giudizio) che si siano unite maldestramente kermesse da feste di paese messe in atto sul territorio (ad esclusione dell’illuminazione della zona di via del Campo, graditissima dai residenti e realizzata in zona Cesarini la settimana scorsa dopo che avevano espresso il disagio per le promesse fatte e non mantenute) accostate a eventi (sostanzialmente quello di Candiani, di respiro simile a quello che ebbe l’Expo di Milano, ma totalmente decontestualizzato oltre che la mostra di arte contemporanea al Metelino) di livello superiore. Mancava un vero evento di trascinamento, che poteva essere una mostra storica, che è mancata. L’esposizione-prima tappa dell’evento anche secondo i curatori non è una mostra (ha davvero pochissimi pezzi, anche se pregevoli: le statuine del presepe con gli abiti di fustagno della fine del ‘700 e un abito in jeans della fine dell’Ottocento normalmente presente a Palazzo Spinola di Pellicceria) è troppo “lezione scolastica” e poco esposizione. L’allestimento non è da mostra (i cordoncini rossi non si vedono alle mostre dagli anni ’80), l’escamotage narrativo del wall temporale luminoso è stato riciclato dalla recente mostra su Luzzati cambiando i pannelli. Alcuni contenuti del tavolo luminoso interattivo non pare siano ortodossi, tanto che durante la presentazione del suo libro all’interno dell’evento, la professoressa Marzia Cataldi Gallo li ha “corretti”.

L’esposizione è decisamente più adeguata, con i suoi enormi pannelli scritti fitti, a un contesto studentesco ed educativo che a fare da trascinamento all’evento. Con più fondi si potrà, la prossima volta, fare di più, più mostra e meno uscita didattica scolastica.

Poi, l’esposizione di Diesel nel sottoporticato di Palazzo Ducale, certamente adatta ad ambienti milanesi, e che qui, nella città delle eterne giacche di lana cotta e del tubino blu sempreverde, è sembrata solo una promozione per l’azienda.

Il “recupero” di Tursi in via del Campo

Genova Jeans un merito lo ha: ha coinvolto non solo per la manifestazione i residenti di via del Campo ascoltando e dando soddisfazione alle loro richieste come non era mai accaduto. È successo nell’ultima settimana, all’ultimo minuto, perché i cittadini del centro storico si dicevano, appunto, dimenticati dopo tante promesse. Commenta, ora, il presidente del comitato di via del Campo Christian Spadarotto: «Quando le proposte e i confronti tra istituzione e cittadini portano a questi risultati l’entusiasmo è indescrivibile. L’energia che puoi ricevere dal dentro storico è potente, coinvolgente e diretta. Si potranno migliorare tantissime cose, certamente; ma noi abbiamo bisogno di un punto di (ri)partenza e questo appuntamento anche se temporaneo, lo è stato. Grazie a tutti, tutti, tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa manifestazione!!!».

L’intervista al portavoce del Comitato di via del Campo, all’assessore Barbara Grosso che ha pensato le luci e a Marco Pepé, presidente del circolo culturale Fondazione Amon, che ha allestito le visite guidate esaurite in poche ore

Il fallimento del metodo dell’esclusione

Anche se alcuni degli organizzatori si sono spinti in dichiarazioni “ardite” spiegando che dell’evento si parla anche all’estero, il numero zero non ha avuto in realtà riscontro turistico (abbiamo chiamato 15 alberghi della zona per chiedere, oltre ad aver sentito le categorie) e non ha avuto nemmeno una reale promozione in tal senso (di questo vi parleremo in un prossimo articolo). Ha mischiato cose diverse in maniera maldestra tanto che non ha avuto quella connotazione necessaria alla buona riuscita. Qualcuno deve pur dirlo che il re è nudo, anche se lo fa per affermare che resta il re e però lo si può vestire meglio. Ci prendiamo questa responsabilità per il bene della città. Perché crediamo che l’idea sia ottima anche se portata avanti, stavolta, in maniera pedestre e non solo per via del Covid.

Crediamo anche che l’idea del sindaco Marco Bucci di rivitalizzare via del Campo e via Pré con nuove attività forti e temporary store sia l’ultimo treno per quella zona del centro storico: ottima l’idea, raffazzonata l’organizzazione che, nei fatti, ha escluso invece di includere. Il suo più grande limite è stato proprio questo e speriamo non si segua la stessa via scegliendo le attività che il Comune agevola per aprire proprio in quell’area. Con che criterio sono state scelte le attività che hanno partecipato? Perché ne sono state escluse alcune che hanno fatto la storia moderna del jeans a Genova per inserirne alcune che non hanno nulla a che fare con questo tessuto. Cna è stata recuperata solo l’ultima settimana dal Sindaco in persona. Perché gli organizzatori (pubblici e privati) non l’avevano coinvolta prima? Perché sono stati esclusi gli albergatori?

Non è un mistero che molti degli espositori genovesi fossero legati ad associazioni di categoria. La selezione è stata fatta solo presso le associazioni o presso tutti gli “specialisti” del settore? Perché c’erano aziende che commercializzano solo marginalmente jeans, lontanissime per loro storia e tradizione dall’abbigliamento casual, che addirittura producono cachemire e non jeans e non le aziende che da decenni commercializzano jeans, ma non hanno la tessera di alcuna associazione? Perché Cna era l’unica categoria di pmi (di artigiani e commercianti) a non essere stata coinvolta per nulla e non aveva alcun associato ad esporre (cosa a cui ha messo rimedio solo Bucci la settimana prima dell’evento)? Tutte cose da cambiare se si pensa a una seconda edizione perché, come è chiaro dal risultato, il metodo dell’esclusione (o, prendendolo per il verso contrario, dell’inclusione solo degli aderenti alle categorie, che non sono la totalità) non danneggia solo gli esclusi, ma l’intera manifestazione.

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