Crociata Lega contro la cannabis legale ai Luzzati. Il Cesto: «Ora parliamo di medicina, economia e mafie»

Le piantine erano completamente legali e torneranno alle aziende che le coltivano legalmente. Il presidente del Cesto Montoli: «Lo scopo che ci eravamo prefissi è stato raggiunto: è stato aperto il dibattito. Si discuta della cannabis terapeutica che spesso manca e per questo vengono interrotte le terapie del dolore agli adulti, ma anche ai bimbi del Gaslini. Si discuta della legalizzazione che toglierebbe una enorme fonte di reddito alle mafie che fino ad ora si sono avvantaggiate del proibizionismo, si discuta dell’economia, del gettito in termini di tasse per lo stato e dei posti di lavori che potrebbe generare come già accade in alcuni stati Usa ed europei. A chi conviene il proibizionismo?». Le piantine erano dello stesso tipo venduto anche all’ultima Euroflora, iniziativa rilanciata e fatta rivivere da questa Amministrazione, a cui la Lega partecipa. All’epoca il partito non ebbe nulla da dire

Ieri l’iniziativa dimostrativa del Cesto ai Giardini Luzzati. Le piantine di cannabis piantate nell’orto sociale erano perfettamente legali. L’associazione aveva avvertito i carabinieri, la Polizia locale ha effettuato i controlli del caso. Nonostante questo, al gruppo della Lega a Tursi l’iniziativa (perfettamente lecita, lo ripetiamo) non è piaciuta. Tanto che ha ritenuto di emettere un comunicato: «La cannabis non è una pianta ornamentale – sta scritto nella nota . È inaccettabile trovarla nella aiuole pubbliche dell’orto sociale dei Giardini Luzzati, anche se si tratta di un tipo di canapa legale. Stiamo parlando di un posto frequentato anche da bambini e riteniamo che venga trasmesso un messaggio molto pericoloso, alla faccia di decine di milioni di euro dei contribuenti che ogni anno lo Stato spende in comunicazione contro le droghe. Chiediamo con forza che la pianta venga rimossa, non vedendo alcun scopo di crescita informativa e culturale nell’averla piantata in uno spazio pubblico».

Di questa mattina il comunicato del Cesto, a firma del presidente Marco Montoli

Abbiamo raggiunto il nostro scopo: aprire un dibattito, rilanciare la discussione sul piano regionale: come previsto, ora le piantine sistemate ai Giardini Luzzati potranno tornare alle aziende agricole che le coltivano legalmente. Un dibattito da portare avanti sul piano sanitario, del sociale e del lavoro, non su quello politico, pregiudizievole, avvinto da sempre a slogan senza fondamento e senza reali basi scientifiche, mediche ed economiche.
Noi vogliamo parlare di cannabis, delle terapie per il dolore cronico e delle cure palliative anche per i bambini, dell’economia che può sviluppare e anche della legalizzazione delle droghe leggere per togliere alle mafie una importante fonte di reddito criminale. Sono tre temi differenti e paralleli.
Anche al Gaslini più volte bambini e adolescenti hanno dovuto interrompere la terapia e tanti altri non hanno potuto iniziarla perché a più riprese è mancata la cannabis terapeutica. L’allarme è stato lanciato più volte dai responsabili per il dolore cronico e le cure palliative pediatriche che usa la cannabis terapeutica per specifiche, e gravi, patologie.
Passiamo al piano economico: in molti stati americani ed europei le aziende che producono cannabis sono fonte di entrate fiscali e posti di lavoro. In quegli stati la cannabis legale viene ritenuta uno dei motori possibili della ripresa economica dopo la grande crisi covid. Legalizzare la coltivazione di cannabis significherebbe non solo incrementare posti di lavoro, ma anche favorire numerose entrate fiscali, soprattutto nel settore della canapa industriale in cui l’Italia è da sempre all’avanguardia.
Non dimentichiamo che, grazie al clima, l’Italia ha una marcia in più rispetto a molti di questi paesi.
L’Olanda da molti anni fa della libera vendita di CBD light un motore di attrazione turistica, l’Italia potrebbe fare altrettanto e questo sarebbe solo uno dei vantaggi. Poi ci sono gli usi medici e quelli tessili, ad esempio. Al centro deve esserci il lavoro. L’industria della cannabis attualmente negli Stati Uniti ad esempio impiega quasi 250.000 persone a tempo pieno, più di quattro volte il numero di lavoratori dell’industria del carbone nel paese, e lo stesso numero di posti di lavoro che si stima sia stato perso con la ratifica del 18° emendamento che ha bandito la produzione e la vendita di alcolici. Ricordiamo che l’abuso di alcol è una vera piaga sociale e sanitaria. Un’indagine choc condotta dall’Osservatorio permanente Eurispes-Enpam mostra che le persone uccise dall’alcol sono maggiori di quelle che mietono fumo e stupefacenti.

Ma torniamo agli effetti sull’economia di una eventuale legalizzazione della cannabis, Secondo un recente studio di New Frontier Data, la legalizzazione della cannabis negli Stati Uniti potrebbe tradursi in 128,8 miliardi di entrate fiscali e circa 1,6 milioni di nuovi posti di lavoro. I numeri degli stati con cannabis legale durante questa crisi sanitaria ed economica moltiplicati per tutta la popolazione Usa confermano tali affermazioni.

Sul fronte della sicurezza, è noto che quando c’è una proibizione su un qualsiasi prodotto, a trarne benefici ne è il mercato nero e nel caso dell’Italia le mafie hanno agito indisturbate per tantissimi anni. Legalizzare della cannabis nel nostro paese significherebbe quindi porre fine a traffici illeciti della sostanza con conseguenti benefici di cui ne trarrebbero vantaggio lo stato con entrate fiscali maggiori e gli stessi consumatori che si sentirebbero più garantiti in quanto la cannabis sarebbe maggiormente controllata dal punto di vista della qualità e della percentuale di cannabidiolo (inferiore allo 0,6%) ossia il valore che non lo annovera tra le sostanze sballanti.

A chi conviene mantenere il tabù sulla cannabis? Parliamone.


Aggiornamento: la capogruppo della Lega a Tursi Lorella Fontana rilancia l’eterna richiesta del partito di rimozione della convenzione al Cesto per la gestione dei Giardini Luzzati su cui, invece, l’Amministrazione comunale ha puntato perché esempio di buona gestione sociale degli spazi pubblici a servizio dei cittadini e prima ritrovo di soggetti dediti al consumo di sostanze stupefacenti (spesso non droghe leggere) e dove avvenivano risse quotidiane. Il Cesto organizza iniziative sociali, è uno spazio aperto alla cittadinanza dove vanno a giocare i bambini del centro storico e di Carignano, dove vengono organizzati eventi culturali, sociali e musicali di qualità.

Come risulta dallo stesso sito del Comune Visitgenova: «I Giardini Luzzati sono una “piazza diffusa”, la piazza dei diritti e delle arti nel cuore della città, dove si ritrovano bambini, giovani, anziani e famiglie, turisti e “foresti” di passaggio, “nuovi cittadini di origine straniera”, fasce deboli. Un pubblico non convenzionale attratto dalla varietà di una proposta che vuole superare le barriere etniche, linguistiche e di genere e dalla stretta connessione con la quotidianità.  L’obiettivo generale è quello di sviluppare uno spazio di integrazione culturale e di aggregazione sociale a disposizione del quartiere contrastando e prevenendo un utilizzo passivo della piazza, offrendo al contempo un’alternativa alla “movida”, basata sulla cultura, l’intercultura, la convivenza pacifica e la cittadinanza attiva».

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