Ovunque dehors “in stile balneare”, Terrile: «Perché non interviene l’Estetica urbana di Tursi?»

«Estetica e dehors, c’è un limite? – si chiede il capogruppo comunale Pd Alessandro Terrile -. Sul sagrato della Basilica di Carignano sono spuntati i tavolini di plastica in stile balneare. Al Comune, evidentemente, non interessa il decoro urbano, neppure in un luogo centrale e monumentale come piazza Carignano. Non si tratta di vietare i dehors, che anzi hanno rivitalizzato la città dopo i lunghi mesi di lockdown, ma di pretendere un minimo di estetica e di qualità. Peraltro rispettati da centinaia di esercenti genovesi»

«Fino a poco tempo fa di questioni del genere si occupava l’Ufficio Estetica Urbana del Comune – continua Terrile –
Perché oggi non interviene più?».

Giustissimo agevolare i pubblici esercizi che sono le attività che più hanno sofferto per il coprifuoco. Ma viene concessa qualsiasi cosa ovunque e a chiunque: anche agli artigiani alimentari (che dovrebbero avere il take away come attività prevalente) e persino ai negozi alimentari. Al di là delle polemiche dei cittadini per i posteggi “rubati” e le difficoltà dei mezzi di soccorso a transitare nel centro storico (oltre che per gli schiamazzi generati dai nuovi dehors in luoghi prima silenziosi), è impossibile non notare che l’Amministrazione comunale ha completamente cancellato ogni regola dell’estetica cittadina. Così catafalchi di ogni tipo e sedie di plastica occupano anche le aree turistiche e di maggiore pregio architettonico, anche vincolate. La sciatteria si è impadronita della città

Plasticoni da bar di stabilimento balneare e pallet trasformati in dehors al massimo risparmio restano sul posto anche quando le attività sono chiuse, cosa che è vietata da sempre e in qualche caso vengono persino coperti da teloni cerati che fanno sembrare tutto un accampamento.

Sotto la Cattedrale, davanti alla stazione Brignole, in piazza Matteotti, in piazza Carignano, sul sagrato della basilica di Santa Maria Assunta voluta da Bendinelli I Sauli nel 1482 per rappresentare il fasto e la potenza economica della propria famiglia e piena di opere d’arte in facciata e all’interno. Un’architettura imponente, un luogo molto visitato dai turisti che ora ha davanti sedie di plastica da bar di periferia e persino lo striscione pubblicitario di un locale.

Giustissimo, si diceva, aiutare i pubblici esercizi – magari anche evitando di scatenargli contro la concorrenza di artigiani alimentari che non hanno diritto a sedie e tavolini, ma solo a mensole – e negozi che non hanno alcun diritto in base alla normativa regionale), ma a Genova il decreto nazionale (i cui effetti si prorogano ora, insieme allo stato di emergenza sanitario, fino a fine anno) è stato brutalmente interpretato come un “liberi tutti”, mentre invece non cancella alcuna norma preesistente (né di estetica, né di sicurezza, né di circolazione stradale). I dehors non vengono più approvati dalla commissione di cui faceva parte anche la Soprintendenza, che non è stata più convocata. Non si chiede ai locali di mantenere il decoro dei luoghi in cui si trovano. E non è colpa dei pubblici esercizi, che stanno faticando per recuperare e cercano di fare quello che possono per far quadrare i bilanci. La norma nazionale consente al Comune solo di non far pagare il suolo pubblico, non di permettere a chiunque di contravvenire alle regole, tra queste quelle dell’Estetica cittadina, con la benedizione dell’assessorato di competenza.

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