Bernini porta a Tursi la questione “Botteghe storiche”. Chiede l’inserimento di Magnone e Sciamadda

L’assessore Bordilli fa capire che sarebbe la Soprintendenza a non essere favorevole e sembra propensa all’inserimento della Gioielleria Magnone nell’albo dei “Locali di tradizione”, piuttosto che nelle “Botteghe storiche”. Questi ultime, però, al contrario dei primi, godono di una promozione ben avviata e sostenuta dalla Camera di Commercio e dallo stesso Comune. Un negozio che ha 107 anni e conserva arredi e strumentazioni dell’epoca finirebbe con negozi che hanno la sola caratteristica di essere aperti da 50 anni, in qualsiasi condizione siano. Bernini rilancia: «Inserire anche la Sciamadda di via Ravecca»

I “Locali di tradizione” non devono avere gli arredi, non gli strumenti che ne fanno oggetto di attrazione turistica e questo è inaccettabile, non solo per i titolari dell’azienda, ma anche per tutta la zona di Sestri Ponente che in quel negozio ha un punto di riferimento da generazioni, ci vede gli stessi mobili, la stessa parete di ferro imbullonata, gli stessi lampadari, le stesse cassaforti. Chiaramente, non avendo valore storico, i “Locali di tradizione” non potranno godere del circuito turistico delle Botteghe Storiche

Il consigliere Pd Stefano Bernini ha portato in consiglio comunale il caso dell’antica gioielleria di Sestri, con caratteristiche richieste pari o superiori ad altri negozi già ammessi all’albo comunale, ma non ancora inserita al contrario di questi. Bernini ha anche parlato del caso della Sciamadda di via Ravecca, anch’essa non ancora approvata, dove potete vedere i forni storici del negozio di torte e farinate. La nostra petizione ha raccolto in pochi giorni quasi 600 firme per Magnone

Qui potete firmare voi anche la petizione se lo riterrete opportuno dopo aver letto il testo

Qui il nostro articolo che parla del caso

Sotto, l’intervento del consigliere Stefano Bernini in Consiglio comunale e la risposta dell’assessore al Commercio.

Anche Bernini, come noi, come quasi 600 genovesi che hanno già firmato la nostra petizione in pochi giorni, si è chiesto perché, mentre altri negozi che, ad esempio, non hanno più l’arredo originale (come la Pasticceria Svizzera, come Ghiglino in via XX che è stato vittima, come Magnone, di un’alluvione e ha dovuto sostituire quello andato distrutto) siano stati ammessi e la gioielleria di Sestri Ponente no. Magnone ha fatto restaurare gran parte di quell’arredo, che ancora si trova in negozio.


L’assessore Paola Bordilli ha spiegato, come potete sentire nel video, che Comune e Camera di Commercio hanno chiesto una sospensiva nel giudizio per evitare un no. Di chi? Bordilli non l’ha detto esplicitamente, ma (escludendo Comune e Camera di Commercio) l’unico altro soggetto in commissione è il ministero dei Beni Culturali. È questo che ha dei dubbi sui requisiti? Non ha forse ricevuto tutta la documentazione opportuna per poter valutare? Nel caso gliela si può fare avere o integrarla, se del caso.

A nostro parere, Magnone ha tutte e cinque le caratteristiche richieste, anche se ne basterebbero solo 3.

Ecco la situazione della Gioielleria Magnone in correlazione con i requisiti richiesti.
*la conservazione di elementi architettonici (l’antica, enorme, parete di ferro imbullonato come all’epoca le carene delle navi) ☑️
* gli arredi (la gran parte di quelli presenti, accuratamente restaurati, compresi due lampadari) ☑️
* le attrezzature o strumentazioni storiche originali e ancora funzionanti (oltre a un’antica bilancia, anche due cassaforti di cui una antecedente al 1917. Quale strumentazione diversa da una cassaforte e una bilancia per l’oro dovrebbe avere un’antica gioielleria, che non è un artigiano orafo e non ne ha le strumentazioni per la lavorazione?) ☑️
* l’aver conservato la documentazione che testimonia la storia dell’esercizio (ce n’è in abbondanza, compreso l’atto di acquisto del negozio) ☑️
* il contesto ambientale in cui operano ☑️ (un palazzo Seicentesco nel centro storico di Sestri Ponente, all’epoca, prima della grande Genova, via Garibaldi).

Nella petizione e nel nostro precedente pezzo pensavamo a una svista, ora, con la dichiarazione dell’assessore in Consiglio comunale, Bordilli fa capire che sarebbe la Soprintendenza a non essere convinta, come lo è stata, invece, per negozi in contesto non storico, con l’arredo e gli interni completamente rifatti, in qualche caso per ragioni contingenti (come l’alluvione) o semplicemente per rinnovare i locali.

Sentiremo la Soprintendenza per capire se manca documentazione o quali impedimenti ci siano, da parte sua, per l’inserimento di Magnone nelle Botteghe storiche. Non solo i due locali citati hanno cambiato l’arredamento e conservano solo la strumentazione. Ce ne sono alcuni anche da molto tempo, che, ad esempio conservano poco più della cassa antica.

Incomprensibile, secondo Bernini, anche la mancata risposta alla domanda del titolare della Sciamadda di via Ravecca (una delle più antiche di Genova), bottega che possiede ancora gli stessi forni della sua inaugurazione. Chiaramente, essendo un artigiano alimentare, deve adeguarsi ai dettami della Asl (che, in passato, ha chiesto ad esempio che fosse rifatto il pavimento), ma è difficile trovare a Genova una bottega più storica di quella. L’insegna, peraltro, è stata cambiata da decenni dalla vecchia proprietaria purtroppo mancata da tempo, la mai dimenticata signora Lilli, quando in centro storico il Comune obbligava alle insegne al neon.

Foto dal web

Intanto Agostino Gazzo, titolare della Gioielleria Magnone 1914 insieme alla sorella Daniela (la gioielleria di famiglia) ha pubblicato una lista dei restauri fatti in negozio e dei pezzi storici custoditi che rende davvero poco comprensibile l’eventuale rifiuto.

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