Liguria impossibile anche col treno. Milano-Arenzano in 4 ore e mezza. Così perdiamo turisti e guadagni

L’avvocato meneghino Monica Agostinelli è partita alle 14:25 ed è arrivata alle 18:45: 270 minuti per 154 chilometri, poco più di 500 metri al minuto percorsi a una velocità di 34 km l’ora, inferiore a quella di un corridore in pianura. Il tutto con due treni e un bus sostitutivo per aver deciso di non affrontare le autostrade liguri nel timore di rimanere imbottigliata. Quanti turisti sono disposti a tornare in queste condizioni?

Per evitare l’autostrada, Monica Agostinelli oggi prende il treno 3029 partito dalla stazione centrale alle 14:25. In prima classe l’aria condizionata è spenta e c’è troppa gente. Si lamenta del caldo, ma le dicono che il condizionamento parte solo quando il convoglio si mette in marcia. Non è vero: il treno parte e si muore dal caldo esattamente come prima. «Ci sono persone ovunque – racconta -. I posti sono tutti pieni, pieni anche i corridoi e c’è un muro di persone davanti alle porte». Lei è vaccinata, ma non si sa mai. «Vivo a Milano, mi sono sempre mossa con i mezzi pubblici e certo non mi spavento per poco – precisa -. Però quella di oggi era davvero una situazione di pericolo». Eppure il treno parte. Poi qualcuno si accorge che il numero dei passeggeri non si armonizza con le norme Covid e il convoglio si ferma a Pavia: troppi passeggeri, il treno starà fermo fino a quando un numero significativo di passeggeri non scenderà per aspettare a Pavia il treno dopo. «Mi spiegano che ci sono quelli col biglietto e, in più, quelli senza biglietto» racconta la donna. Ma nessuno cerca i “portoghesi” per farli scendere: si aspetta che chi dovrebbe scenda da solo, ma nessuno lo fa perché ciascuno teme che il treno dopo e quello dopo ancora siano altrettanto pieni. Inoltre, tutti quelli che sono saliti a Milano non vogliono rimanere in una città che non è la loro. Non sarebbe stato meglio far scendere gli abusivi alle stazioni milanesi? Non è successo e ora il treno è fermo fino a quando ai viaggiatori non sovverrà il buonsenso.

L’avvocato Agostinelli pur avendo pagato il biglietto, e di prima classe proprio nella speranza di evitare i pienoni, decide di scendere lei. Un poliziotto la indirizza verso un pullman sostitutivo spiegandole che «succede spesso». Spesso che i treni vengano stoppati a Pavia fino a quando la gente non scende. Lei aveva scelto quel treno regionale, anche se non molto veloce (il tempo stimato per raggiungere Arenzano è di 2 ore e mezza) per la pigrizia di non dover cambiare a Genova e scendere direttamente ad Arenzano. Non andrà così.

La donna sale sul pullman e nel frattempo le arriva un messaggio sulla mail che sembra una presa in giro: Le Fs la informano che il suo treno, quello da cui è scesa, viaggia con 37 minuti di ritardo. O, meglio, viaggerà, sempre che riesca a ripartire. Il pullman imbocca la A7 e procede a velocità rallentata tra un cantiere e l’altro a causa del traffico sostenuto. Non si ferma mai in coda, ma procede molto lentamente. Tutti incrocino le dita sperando di non trovare la fila, un incidente, un cantiere più ingombrante degli altri. Arrivare a Genova e dovrebbe andare alla stazione Principe, ma imbocca tutta un’altra strada perché l’autista non conosce la città. Allora alcuni volenterosi passeggeri “pratici” si improvvisano navigatori umani e comincia una serie di: “ora gira a destra”, “bravo, vai dritto così”, “là in fondo devi prendere quella strada”. Finalmente i viaggiatori diretti alla stazione possono scendere, compresa Agostinelli, che a quel punto ha il primo colpo di fortuna della giornata: pensa di aver perso per un soffio il regionale per Arenzano e si rassegna ad attendere quello dopo ma, colpo scena, anche quello è in ritardo e così riesce a prenderlo agevolmente. Arriva ad Arenzano alle 18:45.

Tornerà in Liguria? «Se la mia famiglia non avesse qui una casa dal 1983 non avrei alcun dubbio: mai più!». Ma la casa c’è e per tutta l’estate continuerà a tentare la fortuna nel fine settimana, ma non più così frequentemente come prima che viaggiare in Liguria diventasse una sorta di castigo biblico, È solo venerdì sera, ma già si prepara a pensare al rientro. Prenderà un treno lunedì mattina, ha già deciso di rifiutare il passaggio offertole dai vicini che si incammineranno in autostrada domenica sera. «Ho provato a ogni orario – spiega -. Non ce n’è uno che, da quando è crollato il Ponte Morandi, consenta di evitare l’imbottigliamento col rischio di passare ore in autostrada, in A26 o in A7. Ma da qualche tempo anche il viaggio in treno è diventato un percorso a ostacoli».

Così in Liguria sono sempre meno quelli che scendono per il fine settimana. Chi ha una seconda casa non scende più tutti i fine settimana e non di rado rinuncia al week end per scendere solo quando può permettersi un soggiorno più lungo. Chi non la ha e deve prenotare hotel, B&B o altre sistemazioni ci rinuncia e sceglie altre mete. In queste condizioni la ripresa del turismo è difficilissima. Sappiamo che i lavori sulle autostrade dureranno a lungo e che è impossibile sperare in una soluzione. «Ma se ci si mettono anche i treni, la Liguria diventa irraggiungibile» conclude Monica Agostinelli, che è decisa a trascorrere qualche ora del suo fine settimana ligure a scrivere pec a tutti: dal ministero della Salute per gli affollamenti a quello ai Trasporti, fino alle Ferrovie e a tutte le autorità locali e nazionali.

C’è chi non scrive, ma la settimana dopo prenota a Riccione, Cervia, Rimini, Cesenatico. Perché non si possono passare due mezze giornate su due giorni e mezzo bloccati con l’auto in code chilometriche o a trasbordare da treni a bus sostitutivi nella speranza di trovare un convoglio abbastanza vuoto da non essere fermato e che il bus a sua volta non si fermi in coda.

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