Corteo ex Ilva, una giornata infernale. Poi la doccia fredda del decreto Cingolani. Batteria 13 di Taranto verso la chiusura

LA CRONACA

18:10: Manifestazione sciolta e via Roma riaperta al traffico. Durante l’incontro tra il prefetto Franceschelli, i sindacati e i lavoratori è arrivata la convocazione ufficiale del Mise, I ministri Giorgetti e Orlandi incontreranno i sindacati l’8 luglio prossimo. Per lunedì è prevista l’assemblea dei lavoratori davanti allo stabilimento.
Nel pomeriggio il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese su Sky Tg24 aveva detto: «C’è il problema del blocco dei licenziamenti, la mediazione trovata spero che vada bene, proprio oggi a Genova i dipendenti Ilva sono sotto la prefettura a manifestare. Garanzie per i lavoratori è necessario che ci siano, sennò esiste un rischio sociale, ma questo sicuramente viene tenuto in considerazione».
Intanto il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha firmato il decreto che impone alla società il completamento degli interventi di adeguamento della batteria 12 di Taranto entro il prossimo 30 giugno. Siccome questo non sarà possibile, si va verso la chiusura della batteria entro 10 giorni dopo il termine stabilito.

15:19: lavoratori di nuovo davanti alla Prefettura. Via Roma chiusa. Palombo fa sapere che la delegazione non lascerà il tavolo fino a quando il Governo non prenderà posizione contro la cassa integrazione facendosi sentire da Mittal.

13:17: Palombo: «Toti non c’è, l’assessore (Berrino n. d r.) non si trova. Abbiamo ottenuto un incontro col Prefetto e col Questore che riceveranno un’ampia delegazione». I lavoratori muovono di nuovo verso la Prefettura. Sempre Palombo ha detto che la Fiom Cgil è «dispiaciuta» per gli agenti che si sono feriti durante gli assalti alla Prefettira e alla Regione. «La responsabilità – ha aggiunto – è però di chi ha lasciato le forze dell’ordine a gestire questa situazione nel silenzio delle istituzioni».

13:15: le segreterie nazionali Fim, Fiom e Uilm chiedono al Governo di intervenire per sospendere la cassa integrazione.

13:10: Grondona annuncia che lunedì, giorno in cui scatterà la cassa integrazione, i lavoratori accoglieranno il ministro del Lavoro Andrea Orlando «come uno che non conta nulla».
«È possibile che il ministro di un governo che ha il 38% del pacchetto azionario dell’azienda e il 50% di capacità di voto non sia in grado di dire all’azienda di fermarsi per una settimana per consentire la discussione sulla cassa integrazione?».

13:05: I lavoratori rinunciano ad entrare tutti in Prefettura e fanno richiesta al prefetto Franceschelli di ricevere una ampia delegazione. All momento restano davanti alla Regione. Il bilancio delle violenze è di 4 agenti e 2 operai contusi.

13:00: Toti a Sarzana per impegni istituzionali. I lavoratori torneranno presumibilmente davanti alla Prefettura. La tensione si è allentata davanti alla Regione perché i poliziotti e i carabinieri hanno tolto il casco, segno di distensione. I manifestanti hanno applaudito.

12:40: secondo comunicato Uil. Mario Ghini segretario generale Uil Liguria e Antonio Apa, segretario generale Uilm Genova esprimono «Solidarieta alle forze dell’ordine provocate da un gruppo di facinorosi». La nota prosegue: «Solidarietà alle lavoratrici e i lavoratori delle forze dell’ordine  che oggi, nel corso della manifestazione dei lavoratori ex Ilva, sono stati provocati da alcune frange facinorose che tentavano di farsi aggredire, durante la protesta alla quale noi avevamo aderito con il giusto spirito».

12:35: i manifestanti costringono una giornalista che stava facendo riprese sulla porta della Regione a chiudere la telecamera che inquadrava il punto di contatto tra manifestanti e forze dell’ordine e a scendere dal capitello accanto al portone su cui si era arrampicata. Sul portone puntano comunque le telecamere di sicurezza. Alcuni poliziotti sono rimasti feriti nel tentativo di contenere i manifestanti più agitati. Telecamere riprendono il portone anche dall’interno.

12:24: In una nota, il presidente della Regione Liguria dichiara: «Quali che siano le ragioni, la violenza è inaccettabile. Sono vicino agli agenti feriti negli scontri. Mi auguro che tutte le forze sindacali si dissocino da ogni tipo di azione violenta e che cessino immediatamente la protesta e queste azioni inaccettabili».

12:23: il corteo è arrivato davanti alla sede della Regione. I portoni sono chiusi.

12:20: Uil e Uil, con una nota, si dissociano «dai tafferugli avvenuti davanti alla Prefettura di Genova. Il ricorso alla prepotenza non è mai una soluzione, anzi, un terribile appiglio per l’azienda».

12:15: corteo in via Roma.

12:12: i lavoratori ripartono, questa volta verso piazza De Ferrari, sede della Regione.

12:00: Il sindaco Marco Bucci è arrivato in piazza davanti alla Prefettura e sta parlando coi rappresentanti dei lavoratori. «Noi riteniamo la cassa integrazione totalmente inaccettabile. Il mercato c’è, il prodotto di Genova è di alta qualità. Bisogna solo prenderlo e venderlo. Ho chiesto che il nuovo consiglio prendere le redini dell’azienda. Noi abbiamo un piano di sviluppo per tutta l’area, la fabbrica e Genova. Io non ho responsabilità diretta, posso fare moral suasion. Bisogna andare da chi è direttamente responsabile. Deve farsi sentire Draghi».
Franco Grondona, storico sindacalista Fiom, chiede una dichiarazione scritta di Bucci. «Tutti non potete farci niente, non contate un cazzo e i lavoratori vanno in cassa integrazione. Siete forte con i deboli e deboli con i forti».
Manganaro chiede a Bucci di «Alzare la voce contro il Governo». La richiesta è stata reiterata anche da Palombo.

11:57: i lavoratori hanno trovato la porta della Prefettura difesa da due blindati della Polizia piazzati davanti. Gli agenti hanno aggiunto ai caschi gli scudi da ordine pubblico.

11:53: il corteo in piazza Fontane Marose grida «Prefetto stiamo tornando» e «Noi vogliamo il Prefetto»

11:48: il corteo dirige di nuovo verso la Prefettura. La tensione è fortissima.

11:43: i lavoratori sono arrivati a Tursi e hanno trovato il portone chiuso. Non c’è lo schieramento di forze dell’ordine che c’era davanti alla Prefettura. Parte una salva di insulti diretti al Sindaco e al presidente della Regione Giovanni Toti.

11:37: i lavoratori ripartono, diretti verso il Comune. Percorreranno salita Santa Caterina. Gridano «Marco Bucci dov’è?»

11:33: i lavoratori chiedono la presenza del Sindaco. «Sono tre giorni che non si vede» urlano.

11:30: i lavoratori scandiscono: «Vogliamo il Prefetto». Sembra, però, che il Prefetto Franceschelli non sia in sede.

11:22: i lavoratori spingono per entrare in Prefettura. Parte qualche manganellata. Un poliziotto esce dal dispositivo di sicurezza e viene soccorso, non si sa al momento se ferito o vittima di un malore per il caldo.

11:12: i lavoratori ricominciano a spintonare le forze dell’Ordine. Qualcuno urla «Bastardi» al loro indirizzo. «Vogliamo entrare, fateci entrare, ve ne dovete andare di qua» gridano i lavoratori che hanno indossato i caschetti da lavoro. I lavoratori urlano ai poliziotti e ai carabinieri di togliersi l’elmetto: «Siamo padri di famiglia, toglietevi il casco!». Qualcuno urla «Puttana» all’indirizzo di una donna che sta dietro al cordone di Polizia.

11:08: i lavoratori sono faccia a faccia con le forze dell’ordine e le spintonano. Momenti di tensione. Escono i rinforzi che erano dentro al cortile della Polizia. Anche alcuno degli uomini della Digos fino a quel momento senza casco lo indossano.

11:05: il corteo arriva davanti alla prefettura. La porta è presidiata da poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. I lavoratori avanzano in catena avvicinandosi alle divise e urlando: «Picchiateci!» e «Lavoro!».

11:03: la testa del corteo è uscita dalla Galleria Nino Bixio ed è davanti alla Prefettura. Lancio di torce e fumogeni. I lavoratori gridano «Vergogna! Vergogna!»

11:00: nella galleria Nino Bixio, a poche decine di metri dalla Prefettura, i lavoratori si sono presi sotto braccio per file e hanno cominciato a scandire «Vergogna, vergogna» e «Stiamo arrivando!».

10:55: corteo a Portello, sta imboccando Galleria Nino Bixio.

10:46: serie di petardi, torce luminose e fumogeni in galleria Giuseppe Garibaldi in cui il corteo si sta apprestando ad entrare.

11:43: i lavoratori sono in via Bensa e stanno per imboccare le gallerie

11:35: il corteo ha svoltato in via delle Fontane e si dirige verso la Prefettura.

11:26: i lavoratori stanno imboccando via Gramsci

10:20: la testa del corteo imbocca via Amba Alagi

10:10: corteo a Dinegro, poi in via Buozzi su entrambe le carreggiate. I lavoratori si aprono per lasciare passare un’ambulanza in sirena.

10:05: i lavoratori svoltano in via Milano

9:55 – corteo in via Dino Col. Bloccate entrambe le carreggiate

9:30 – il corteo si dirige verso via Cantore. Traffico privato e mezzi di trasporto pubblico bloccati


La tensione si taglia col coltello. Da una parte i lavoratori Arcelor Mittal, che hanno ricevuto la solidarietà di molte altre categorie. Dall’altra l’azienda. Di mezzo il Governo: lo Stato è socio dell’azienda. Armando Palombo, coordinatore Rsu dei lavoratori di Cornigliano, alla partenza del corteo, non ha dubbi: «Il governo o è servo o è complice. È silente, tace. E noi alziamo la voce». In corteo anche alcuni rappresentanti di Ansaldo e dei portuali.

La solidarietà dell’Anpi
Anpi al fianco dei lavoratori ex ILVA di Cornigliano. Vi preoccupano le tensioni a Cornigliano? Il Governo parli chiaro, ma gli enti locali sappiano stare accanto ai lavoratori. Quella di domani, venerdì 25 giugno, potrebbe essere una giornata fondamentale per il futuro dell’ex Ilva di Cornigliano.Una fabbrica che sta a cuore a tutti i genovesi, non solo per il ruolo strategico che ha.A noi di Anpi ricorda, in particolare, che fu il luogo di lavoro e di lotta politico sindacale di Guido Rossa, a cui è intitolata anche la società di mutuo soccorso dello stabilimento. Anpi è a fianco dei lavoratori nel chiedere al Governo certezze sul futuro dell’acciaio a Genova e il rispetto degli accordi presi in passato, soprattutto in un delicatissimo momento come quello attuale per l’Italia e il mondo del lavoro post-pandemia. Vogliamo anche sollecitare gli enti locali genovesi e liguri a schierarsi senza esitazione e in modo deciso a fianco dei lavoratori che rifiutano la cassa integrazione e chiedono solo di lavorare. Soprattutto perché lavoro ce n’è. I blocchi stradali e gli altri disagi di questi giorni nascono dalla necessità di farsi ascoltare da chi deve prendere le decisioni, accogliere le loro istanze e farle proprie. Per tutti questi motivi, Anpi Genova è convintamente a fianco dei lavoratori dello stabilimento ex ILVA di Cornigliano.

L’omaggio alla vedova del collega

I lavoratori Ilva hanno raggiunto la casa di Pino Lo Russo, sindacalista Fiom morto nell’estate 2020 per un incidente sul versante francese Monte Bianco. La moglie di Pino, Bianca, li ha attesi sotto casa con in mano il casco di sicurezza del marito. Momenti di commozione da parte dei lavoratori e dei compagni della Fiom.

Le accuse dello storico segretario Fiom Manganaro al ministro, al Governo e alle istituzioni locali

Secondo Bruno Manganaro, per anni segretario Fiom, esiste una responsabilità politica che “coprirebbe” le azioni di Arcelor Mittal. Nel mirino il ministro del lavoro Andrea Orlando che «dovrebbe dire pubblicamente che questa cassa integrazione è politicamente inaccettabile» e lo stesso premier Mario Draghi. Accuse anche alla politica locale che «è rimasta in silenzio: il sindaco Bucci parla delle aree dell’Ilva ma non ci ha dato la solidarietà, non ha invitato Mittal a sospendere la cassa integrazione per consentire un dialogo tra sindacato, governo e azienda» mentre il presidente della Regione Toti «ha fatto un appello alla responsabilità dei lavoratori ma non ha fatto un appello all’azienda a sospendere la cassa. E questo è inaccettabile. Io fossi in loro mi vergognerei».

Risponde Toti: «A differenza di quanto sostenuto questa mattina dall’esponente Fiom-Cigl Bruno Manganaro, ritengo che le Istituzioni territoriali, Regione in testa, abbiano sempre dimostrato vicinanza e condivisione per le rivendicazioni dei lavoratori Ilva e si siano sempre impegnate appieno per garantire il futuro dell’acciaio nel nostro capoluogo e più in generale in Italia. Ricorderà anche la Fiom dell’impegno della Regione e del Comune per garantire attraverso la Società per Cornigliano, il costante versamento dell’integrazione al reddito dei lavoratori, anche di fronte ad una certa inerzia dei lavori che si sono succeduti in questi anni.” prosegue il governatore. Per fare il punto sulla situazione Ilva io stesso sono intervenuto solo 48 ore fa, telefonando al ministro Giorgetti per sollecitare tutti gli opportuni investimenti. Certo, risulta inappropriata è sgradevole la decisione dei vertici Ilva di proseguire il percorso della cassa integrazione ignorando la disponibilità data dal Ministro Orlando per un incontro nello stabilimento di Cornigliano. Ricordo però alla Fiom che le ragioni di taluni lavoratori non dovrebbero essere rivendicate a danno di altri. E ricordo anche che, come ben sa la Fiom, i lavoratori Ilva, nonostante il momento di estrema difficoltà, sono certamente più tutelati di coloro, liberi professionisti, negozianti, rappresentanti di commercio, autotrasportatori, e molti altri che risentono di certe forme di protesta che impattano sulla mobilità e il normale svolgimento della vita in una città che solo in queste ore sta ripartendo. Esistono le ragioni, e i lavoratori Ilva ne hanno, ma credo sia più giusto esercitarle in modo da non danneggiare le ragioni altrui. Certi toni, certe affermazioni, anche talune forzature ci riportano ad epoche e modalità di un confronto sociale che francamente nessuno rimpiange e di cui non c’è bisogno oggi, mente Genova e la Liguria cercano faticosamente dopo un anno e mezzo di pandemia e chiusure forzate di ripartire».

L’articolo sarà aggiornato costantemente con le chiusure stradali e l’evoluzione della situazione.

Gli slogan dei lavoratori: “La rovina dell’Italia siete voi”, “Senza lavoro c’è l’agitazione”, “Il lavoro non si tocca, lo difenderemo con la lotta”, “Lotta dura senza paura”, “Se non cambierà lotta dura sarà”, “Celerino non ci serve”.

Lungo il tragitto del corteo è comparso uno striscione Si Cobas che ricorda la morte di Adil Belakhdim, il sindacalista travolto e ucciso a Biandrate da un camion a soli 37 anni, venerdì 18 giugno, durante una protesta al fianco dei lavoratori della logistica. Applausi dei lavoratori ai sindacalisti Si Cobas che hanno esposto lo striscione.

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