Cremonesi: «Giovani in stato di ebbrezza, dalla fine del coprifuoco da 4 a 8 accessi per sera al ps»

Il Galliera è l’ospedale di riferimento della zona della Movida. Dopo la lunga pausa del coprifuoco, sono tornati ad arrivare ragazzi ubriachi. Identikit: tra i 16 e i 25 anni, sia uomini sia donne. Gli etilisti veri e propri, in prevalenza uomini tra i 35 e i 55 anni, invece, non sono mai mancati

«Abuso di alcol, stanno di nuovo aumentando gli accesi – spiega Paolo Cremonesi, direttore del pronto soccorso del Galliera -. Siamo l’ospedale di riferimento del centro storico e dreniamo tutte le criticità. Dalla fine del coprifuoco aumentano i giovani tra il 16 e i 25 anni. Si vedono meno, rispetto al periodo pre covid, quelli tra i 14 e i 16. Rispetto a una decina di anni fa, quando si vedevano per lo più ragazzi, ora si vedono sia ragazzi sia ragazze in ugual misura».

«Non si tratta di etilisti – aggiunge il medico -. Sono ragazzi che abusano di alcol nelle sere prefestive del fine settimana, che non conoscono i loro limiti, vanno oltre e lo fanno quando sono in un gruppo dove tutti bevono e cercano lo sballo. Questo fino a quando sono aperte le scuole». Nel periodo delle vacanze, ovviamente, la situazione cambia e c’è il rischio che le serate alcoliche avvengano anche in settimana.

Cosa fa l’ospedale? Oltre a curarli, se sono minorenni chiama la famiglia. Se sono maggiorenni lo fa solo se le condizioni sono estremamente gravi ed esiste pericolo di vita in stato di incoscienza, come per ogni altra patologia.

C’è qualcosa che si potrebbe fare per migliorare la prevenzione? «Negli anni – spiega Cremonesi – gli interventi nelle scuole mirati ad arginare il consumo di alcol e droga sono scemati. Bisogna mantenere viva l’attenzione sull’abuso di alcol e altre sostanze. Le famiglie devono marcare di più figli età adolescenziale. Il contesto familiare è importante. Nei casi in cui un ragazzo abbia abusato di alcol, la famiglia deve intervenire per evitare il rischio di recidiva». Le recidive, attualmente, dice il medico, non sono all’ordine del giorno. Il rischio, comunque, esiste sempre.

Altra cosa è l’etilismo vero e proprio. Il ricorso al pronto soccorso per le cure, durante le restrizioni Covid, è stato un po’ meno frequente, ma non è mai venuto meno come è successo per i ragazzi in preda a episodiche sbronze. La chiusura dei bar ha avuto il suo effetto, soprattutto la sera e la notte, ma chi è etilista comincia a bere dal mattino e va bene tutto, compreso, ovviamente, l’alcol acquistato al supermercato.

Il Galliera è punto di riferimento anche per gli etilisti cronici che gravitano sul centro, che siano senza fissa dimora o che abbiano una casa. Gli etilisti cronici, spiega Cremonesi, sono prevalentemente uomini, in ugual misura italiani o stranieri, di età compresa tra i 35 e i 55 anni.

«Tra le persone che vivono per strada – dice il responsabile del soccorso del Galliera – un 30% è affetto da problemi psichiatrici importanti. Per un altro 30% il problema primario è l’abuso di sostanze stupefacenti o, in prevalenza, di alcol. Resta un 30-40% composto da chi è in strada da meno da un anno e mezzo perché ha perso il lavoro o la casa o magari perché è si è separato. Queste persone sarebbero in gran parte recuperabili e reinseribili con facilità nel circuito sociale e del mondo del lavoro in modo che possano tornare ad avere una casa e che possano rientrare nel circuito sociale e produttivo grazie a interventi sociali e mirati».

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