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Viadotto Bisagno: gli abitanti, terrorizzati, scrivono al Ministro

Gianni Pastorino (Linea Condivisa): «Prima di un evitabile incidente, salvaguardiamo le persone che vivono sotto il ponte dell’autostrada»

Il Comitato abitanti sotto il viadotto Bisagno ha scritto una lettera accorata al ministro Enrico Giovannini, ai viceministri Teresa Bellanova e Alessandro Morelli, al sottosegretario Giovanni Carlo Cancelleri, al sindaco di Genova Marco Bucci, all’assessore del Comune di Genova Pietro Piciocchi, all’assessore regionale alla Protezione civile Giacomo Raul Giampedrone e al presidente di Municipio Roberto D’Avolio , rappresentanti di istituzioni nazionali, regionali e comunali.

Nella lettera si riporta il grave episodio avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2021, ovvero la caduta di un pezzo di new jersey di cemento caduto per 70 metri. Per precisione, per quell’intera notte, sono stati sollevati con le gru, a 70 metri d’altezza, sopra i palazzi sotto il ponte, dei pezzi di cemento di circa 4 mila chilogrammi l’uno. È doveroso ricordare che in quel tratto di strada, che era stato chiuso al transito, hanno l’accesso a porte, portoni e giardini di diversi civici.

«Da questa situazione, che è l’ennesimo increscioso episodio, appaiono evidenti due fatti: da una parte, nonostante tutte le prescrizioni, Aspi non è in grado di garantire la sicurezza sotto il ponte, perché da quella struttura, negli anni, è caduto di tutto, dall’altra che il viadotto della Valbisagno è entrato in manutenzione per effetto di quanto successo al ponte Morandi e per la forte pressione dell’opinione civile – prosegue Pastorino – Per questo si sono tenuti finalmente i controlli sulla pericolosità del ponte e si è valutata l’importanza di intervenire. La verità, per quanto rifiutata da chi governa il Paese, la Regione e il Comune di Genova è in realtà molto semplice: sotto strutture del genere non ci possono essere case».

«Quanto è successo il 14 agosto 2018 avrebbe dovuto risvegliare la coscienza civile, non solo delle persone ma anche di chi governa, perché se il viadotto Morandi fosse collassato sulle case, oggi saremmo qui a ricordare, purtroppo, molte più delle 43 vittime – aggiunge il consigliere regionale -. Le strutture autostradali della Liguria sono datate, il viadotto Bisagno ha la stessa età del ponte Morandi (anni ’60), e per quanto di diversa costruzione, è stato sottoposto ad un’usura violenta che ne ha determinato la necessità, su richiesta delle persone, di urgenti interventi di manutenzione. La verità è che nessuno vuole assumersi la responsabilità di spostare i residenti di via delle Gavette, dal Governo alla Regione, passando per il Comune, per non creare un precedente che metterebbe in difficoltà chi gestisce quel tratto autostradale. Ma questa “attenzione” nei confronti di Aspi non preclude la verità,  con il rischio che prima o poi ci troveremo di fronte ad un incidente che potrebbe essere assolutamente evitato. Siamo dalla parte del comitato dei cittadini che giustamente rivendica il diritto alla sicurezza, che prevede uno spostamento di abitazioni a carico di chi gestisce le autostrade e degli enti pubblici, e che giustamente rifiuta una monetizzazione di questo inalienabile diritto».

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