Il primo trapianto di fegato dopo 9 anni a una cinquantasettenne con un tumore

San Martino, la donna può tornare a guardare al futuro grazie all’organo donato da una 67enne morta in Lombardia di emorragia cerebrale. La soddisfazione di Toti, del direttore generale dell’ospedale Giuffrida, di Enzo Andorno, direttore dell’equipe chirurgica dei trapianti di fegato del Policlinico

«La ripresa del Centro trapianti del San Martino dopo nove anni è un momento importante per la sanità della Liguria. Complimenti a chi si è impegnato in queste due lunghe giornate. Il Policlinico in questo anno di lavoro con il Covid ha consolidato la propria fiducia nel cuore dei liguri». Lo ha detto il presidente di Regione Liguria Giovanni Toti in apertura dell’aggiornamento settimanale sui dati covid.

«Il presidente Toti aveva dato, tra gli incarichi del mio mandato, quello di riattivare il Centro Trapianti di Fegato del Policlinico San Martino, che non agiva più da 9 anni – ha detto Salvatore Giuffrida, direttore generale ospedale policlinico San Martino -. Sin dall’inizio abbiamo cominciato a lavorare con la Direzione Strategica ed i collaboratori per riorganizzare il setting professionale. Passo passo siamo riusciti a riorganizzare, assumendo anche il personale necessario. Nei vari briefing abbiamo man mano valutato tutto quello che era necessario, quello che era progredito e quello che mancava e, infine, ieri ci è stato messo in disponibilità dalla Lombardia questo fegato in restituzione. Sono così partite le consuete procedure: alle 3 di questa mattina abbiamo ricevuto nulla osta all’utilizzo del fegato, che da Milano ha raggiunto Genova. L’equipe operatoria, nel suo complesso, ha agito e terminato l’intervento dopo circa 6 ore. In questo momento la paziente, pur essendo in rianimo, è estubata».

«Abbiamo avuto ieri la segnalazione della disponibilità di un organo – ha detto Enzo Andorno, direttore dell’equipe chirurgica dei trapianti di fegato del Policlinico -. La ricevente è una donna di 57 anni, affetta da un tumore del fegato su un quadro di cirrosi. Avevamo tentato di operarla, resecandola, tre settimane fa, ma l’intervento sarebbe stato a grosso rischio di insufficienza epatica nel post-operatorio. Pertanto avevamo deciso di spostarla verso la terapia di trapianto. Ieri ha avuto la disponibilità di un organo compatibile di una donatrice di 67 anni, deceduta in Lombardia per un’emorragia cerebrale. Con il coordinamento regionale abbiamo quindi attivato le procedure di prelievo e di trapianto. Grazie alla collaborazione con il Niguarda, i colleghi hanno prelevato il fegato e noi lo abbiamo trapiantato qui a Genova. Abbiamo iniziato questa mattina intorno alle 7.20 e terminato intorno alle 13.40 circa. Si è trattato di un intervento stabile, riuscito sia tecnicamente che clinicamente. La ripresa funzionale dell’organo è sembrata buona. Siamo soddisfatti, speriamo che questo sia l’inizio di un’attività che possa portare per la nostra Regione e per il nostro Ospedale una svolta, non solo in senso trapiantologico».
“Dal punto di vista del coordinamento regionale, fare un trapianto di fegato non è un banale intervento chirurgico, ma un intervento che richiede un’organizzazione perfetta in tutto l’ospedale – ha detto Andrea Giannelli Castiglione, coordinatore del Centro regionale Trapianti -. Non si è trattato di un’improvvisazione: c’è stata una lunga preparazione mirata a far ripartire un meccanismo che andava nuovamente oliato. Dal mio punto di vista del coordinamento regionale, ha funzionato tutto alla perfezione. Vedremo nei prossimi giorni come reagirà la paziente. È un inizio di una nuova fase che vede una ripresa dei trapianti a San Martino, che si è riappropriato di un know-how che spettava ed era di diritto”.


«La paziente ha un decorso post-operatorio soddisfacente – ha detto Angelo Gratarola, responsabile del dipartimento interaziendale regionale emergenza urgenza – La paziente è sveglia, cosciente, collaborante e i parametri post-operatori sono in ordine. La “macchina trapianti” non si era mai davvero fermata: va ringraziato il dottor Andorno per aver mantenuto accesa questa fiamma. Le capacità, già presenti dentro San Martino, hanno fatto ripartire le procedure senza grandi difficoltà».
«Si chiude una settimana all’insegna di un calo generalizzato dell’incidenza in tutta la regione e anche della pressione ospedaliera – ha continuato – Come avevamo detto venerdì scorso, non era così preoccupante l’aumento, anche se di poche unità, dei letti di terapia intensiva, perché è un numero cresciuto in virtù della crescita delle settimane passate della media intensità e dell’incidenza. È un valore che necessita di più tempo, data la complessità di cura di questi malati più gravi, e quindi è l’indicatore che scenderà più tardi; scenderà, poiché calando l’incidenza, calando il numero dei ricoveri in media intensità, non può che comportarsi in questo modo. L’indicatore che calerà per ultimo è la mortalità. La pressione sui Pronto Soccorso non è estremamente elevata ed è basata ormai su malati non Covid. Tutti gli ospedali stanno cominciando ad avere un’opera di progressiva riconversione dei posti letto per dare ricovero a pazienti non Covid. Questo è l’andamento, mi auguro che tra le prossime due settimane piegheremo questi numeri e torneremo a valori consoni rispetto sia all’incidenza sia ai ricoveri in media intensità».

In copertina: foto d’archivio

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