Boccadasse, a Tursi l’offensiva degli integralisti no smoking. A rimetterci rischiano di essere i locali

I proponenti raccoglieranno consenso tra i non fumatori manichei, verrà limitata la libertà degli educati (bisogna ricordare che il fumo, di per sé, non è illegale e che lo Stato ci ricava cifre favolose ogni anno in tasse e balzelli) mentre i maleducati, senza le tanto “odiate” sanzioni che spesso i partiti avversano per raggranellare voti, continueranno sia a fumare sia a gettare i mozziconi. Inoltre, si rischierà di penalizzare i pubblici esercizi della zona in un periodo in cui bar e ristoranti possono lavorare solo grazie ai dehors: fumatori e compagnie con fumatori sceglieranno altri luoghi per cena o per l’aperitivo

Aggiornamento: in consiglio comunale la mozione è stata ritirata dal primo firmatario, Carmelo Cassibba. Il proponente ha chiesto di discutere la questione in commissione.

Quando gli Usa cominciarono a vietare il fumo negli spazi aperti, l’Europa li bollò come i soliti fondamentalisti ideologici, oggi in consiglio comunale si discute una mozione di Vince Genova che chiede di impedire il fumo all’aria aperta tra le catenelle di corso Italia e quelle di Boccadasse

Gli statunitensi sono sempre manichei nelle loro cicliche crociate: da decenni il fumo, a New York, è vietato fumare sui mezzi pubblici di trasporto, nei bar, ristoranti, uffici e in generale in tutti i locali pubblici. Esistono, però, spazi fumatori nei pubblici esercizi, cosa che in Italia e assai rara e a Genova quasi impossibili visto che esistono delle regole (porte tagliafumo con lame d’aria e spazi non di comune passaggio, oltre a una percentuale di superficie smoke free da garantire) e che la grandezza media dei pubblici esercizi genovesi non consente di soddisfare queste caratteristiche. Dal 2011, negli Usa, il divieto è stato esteso anche a parchistadipiscinepiazze pedonali (come Times Square) e spiagge. Non si può fumare davanti a scuolecentri per l’infanzia e strutture sanitarie e neanche a meno di 30 metri dall’entrata dei palazzi, specialmente se si tratta di edifici famosi o centri commerciali. Ma, per il resto, il fumo in strada non è vietato.
In Italia, soprattutto nei borghi storici, introdurre la regola dei 30 metri sarebbe come vietare il fumo ovunque e spesso si dice che la nostra storia più antica, anche in termini di tolleranza ed elasticità mentale, ci preserva dall’integralismo a stelle e strisce. Anche perché istituire il divieto di fumo in strada, in un momento come questo, penalizzerebbe ulteriormente i pubblici esercizi che ora sono costretti a campare solo sui dehors dove spesso prenota chi non vuole alzarsi per andare a fumare durante il pranzo o l’aperitivo. Probabile che i fumatori o le compagnie e tavolate che vedono tra i commensali anche fumatori si spostino in altri luoghi, vicini o lontani.

Il gruppo comunale “Vince Genova” propone oggi in consiglio una mozione che vuole impegnare il Sindaco e la Giunta a vietare il fumo nel borgo. Una delle argomentazioni è ampiamente condivisibile. Vero è, infatti, che «la spiaggia e la piazzetta di Boccadasse risultano completamente ricoperte di mozziconi di sigarette abbandonati da coloro che ivi si recano e che la disseminazione delle cicche negli spazi pubblici è percepita come sintomo di degrado del tessuto ambientale e del decoro urbano ed inoltre, assumono rilievo aspetti relativi all’igiene e alla salute pubblica». Qui si potrebbe fare appello alla coscienza civica e, in mancanza di questa, alla necessità di sanzioni “educative”. Solo che quando si parla di multe si verifica puntualmente una sommossa popolare cavalcata spesso biecamente e a mero fine di consenso da molti politici. E si preferisce limitare la libertà altrui (solo delle persone educate che già non gettano i mozziconi, perché senza sanzioni gli altri continueranno a fumare e a buttare le cicche per terra): un provvedimento di facciata invece che un intervento sensato ed efficace. Il sindaco Marco Bucci spesso ripete che la libertà di ciascuno di noi finisce dove comincia quella degli altri. La mozione di oggi vuole soffocare la libertà di chi fuma (e anche di chi è corretto, non sbuffa fumo in faccia agli altri e magari porta con sé un portacenere da tasca per non rilasciare mozzicone nell’ambiente) perché l’istituzione non è in grado di far rispettare le regole che già ci sono ai maleducati. Avrà, poi, il divieto una reale applicazione pratica e valida per tutti?

Di facilitare i comportamenti positivi non si parla nemmeno. A Hong Kong già una decina di anni fa la multa per chi gettava i mozziconi per terra (multa che le divise locali danno davvero) era pari a mille euro, ma c’era un cestino con portacenere ogni 50 metri. A Genova a volte bisogna fare centinaia di metri anche per gettare le deiezioni canine raccolte.

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