Aumenti ai dirigenti, Silvia Salis all’attacco dell’azienda dei trasporti: chiesto il ritiro immediato

La sindaca richiama il piano di risanamento e chiede di cancellare anche eventuali benefit. I sindacati denunciano turni peggiori, carichi cresciuti e spettanze ancora attese

La crisi dell’Azienda Mobilità e Trasporti si accende sul tema delle retribuzioni. La sindaca Silvia Salis ha scritto all’azienda chiedendo di ritirare subito qualsiasi decisione che comporti aumenti per il personale dirigente, anche sotto forma di benefit. La richiesta riguarda ogni incremento non previsto dalla contrattazione collettiva nazionale.

La posizione del Comune richiama il piano di risanamento approvato dall’assemblea dei soci, che impone un rigoroso contenimento dei costi per tutto il personale, compresi i dirigenti. «Ho chiesto all’azienda di bloccare ogni aumento retributivo per il personale dirigente, anche figurativo», ha dichiarato Salis, sottolineando che amministrazione comunale, lavoratori e cittadini stanno già affrontando sacrifici per salvare la società e garantirne il rilancio.
La presa di posizione arriva dopo le notizie sugli aumenti e la replica aziendale, che secondo le organizzazioni sindacali avrebbe motivato le nuove misure con l’incremento delle competenze affidate ai dirigenti. Le rappresentanze aziendali hanno reagito denunciando una gestione «a due velocità» e sostenendo che, se il maggior carico di lavoro giustifica adeguamenti per i dirigenti, lo stesso criterio dovrebbe valere per tutti i dipendenti che hanno assunto nuove mansioni o responsabilità.
Nel loro comunicato i sindacati descrivono condizioni peggiorate da quasi un anno e mezzo. Per il personale viaggiante denunciano turni più pesanti e assegnazioni frequenti e forzate ai servizi di cambio; per gli autisti del servizio provinciale segnalano anche il mancato accesso alle abilitazioni per i lavaggi. Gli operai, secondo la nota, lavorerebbero in sedi con problemi logistici, senza attrezzature adeguate e con carenze di ricambi, talvolta esposti alla pioggia e al guano dei piccioni.
La protesta riguarda anche gli uffici: le organizzazioni sindacali riferiscono di lavorazioni aumentate, difficoltà nella conciliazione tra lavoro e vita privata e ferie gestite senza adeguata programmazione, con alcuni dipendenti finiti in saldo negativo. Segnalano inoltre spettanze ancora contestate da colleghi con quarant’anni di servizio, tra cui quote del trattamento di fine rapporto, e avanzamenti di inquadramento attesi da oltre un anno. In particolare, chiedono che venga riconosciuto il parametro 140 a chi, secondo la loro ricostruzione, è ancora fermo al 130.
Il confronto mette così al centro due richieste diverse ma legate alla crisi: da una parte la sindaca chiede di bloccare gli aumenti alla dirigenza in nome del piano di risanamento; dall’altra i sindacati chiedono che i sacrifici non si traducano in un peggioramento delle condizioni di lavoro e che le maggiori competenze e responsabilità del personale trovino un riconoscimento economico e professionale.
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