Anche a Genova oggi alcuni ristoranti aperti per protesta nonostante le misure anti covid

C’è chi parteciperà alla manifestazione organizzata a Roma e chi invita via Whatsapp e via Facebook i clienti a trasgredire con lui le norme di salute pubblica, meglio se pagando in contanti: «Siamo aperti a pranzo e a cena, prenotate». Sanzioni previste anche per eventuali avventori

Da una parte i 425 decessi in Italia negli ultimi 7 giorni, che portano il tragico bilancio dall’inizio della pandemia a 111mila. In Liguria le terapie intensive da tempo si mantengono sopra la soglia di occupazione Covid critica (pari al 30%) e anche ieri c’è stato un aumento: siamo ormai al 35%.
Dall’altra quei ristoratori che da tempo hanno preso la via della protesta contro le norme di salute pubblica. Così anche alcuni ristoratori genovesi, oggi, invitano i clienti a trasgredire le norme, garantendo apertura a pranzo e a cena nonostante siamo in zona arancione che non consente aperture.

Il presidente della Regione Giovanni Toti punta ad abbattere, anche con restrizioni severe dove è necessario (Savona e Imperia hanno dati da zona rossa e trascinano tutto il territorio verso una situazione che non consente aperture), per poter riaprire tutto al più presto, complice anche l’arrivo della bella stagione che (come lo scorso anno) limiterà, di per sé, il contagio. La zona rossa nazionale governativa ha avuto lo stesso scopo. Tra vaccinazioni a tappeto (forniture nazionali permettendo) e rispetto delle regole, l’obiettivo è quello di limitare i contagi fino ad arrivare in zona gialla (che consentirebbe la riapertura dei musei e dei pubblici esercizi fino alle 18) o addirittura bianca, cosa che garantirebbe anche l’apertura di e palestre, piscine. Alcuni ristoratori, però, vogliono riaperture subito, nonostante siamo nel picco della terza ondata di contagi. Dicono che sia questione di sopravvivenza delle loro imprese. I più sono gli stessi che hanno organizzato o partecipato alle manifestazioni e ai cortei (vietati per norma nazionale proprio per evitare i contagi) nelle scorse settimane. Alcuni parteciperanno alla manifestazione prevista a Roma da Mio Italia (Movimento imprese ospitalità), Movimento Io Apro, Rete delle Partite Iva, Apit Italia e Pin.

Le norme prevedono per chi apre nonostante i divieti una sanzione di 400 euro e la chiusura per 5 giorni (misura poco convincente visto che siamo in zona arancione, a meno che non sia traslata a dopo la riapertura) e una sanzione di 400 euro per ogni cliente.

In copertina: foto d’archivio

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