Lavanda e rosmarino liguri nel mirino della Brexit

La denuncia di Confagricoltura. Il mercato inglese è per le colture liguri il 5% del valore delle esportazioni in valore

Confagricoltura è intervenuta a sostegno dei florovivaisti in allarme per l’entrata in vigore di un provvedimento che, nonostante gli accordi già siglati tra Unione Europea e Regno Unito, fissa disposizioni fitosanitarie molto restrittive e anche in possibile contrasto con le normative internazionali.

Le autorità di Londra vorrebbero far fronte, sulla carta, al rischio di introduzione di Xylella fastidiosa ancora presente negli uliveti italiani. «In pratica – spiega il presidente ligure di Confagricoltura, Luca De Michelis, già presidente del Distretto florovivaistica ligure – con un provvedimento approvato a metà febbraio ed entrato in vigore in questi giorni, Londra ha assoggettato a rigidi protocolli e requisiti l’export di particolari piante dai Paesi in cui la Xylella è conosciuta».

«L’Italia – prosegue il presidente di Confagricoltura Liguria – è ovviamente colpita con le sue esportazioni, tra le altre, di rosmarino e lavanda che i produttori, in particolare liguri, segnalano in pericolo, visto il notevole flusso oltre Manica e i potenziali sviluppi che verrebbero compromessi. Il Regno Unito è infatti il quinto mercato di sbocco del comparto, con quasi il 5% di export in valore».

Confagricoltura ha richiamato l’attenzione dei Ministeri delle Politiche Agricole e degli Affari Esteri, che hanno dato rapidamente riscontro, concordando sulle perplessità espresse e garantendo una presa di posizione a livello comunitario. Il dossier, grazie all’intervento dei Ministeri, è ora sul tavolo della Commissione europea, che ha già lamentato alle autorità britanniche “vivo disappunto per l’adozione delle succitate misure, in quanto non risultano giustificate sul piano tecnico-scientifico, né in linea con gli accordi presi”.

Si tratta in effetti di provvedimenti adottati in modo unilaterale, senza un rischio fondato su basi scientifiche, né di un sufficiente termine di adeguamento per le imprese ai nuovi requisiti. «Si tratta di controlli onerosi dal punto di vista procedurale e di fatto impraticabili che – conclude il presidente di Confagricoltura Liguria – determinano un inaccettabile e ingiustificato svantaggio competitivo a danno dei nostri operatori».

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