310 firme a sostegno Lodi. Bernini: «Gruppo mal gestito e mosse di corrente in vista del congresso Pd»

La lettera è stata inviata domenica sera ai consiglieri del Gruppo Pd del Comune di Genova. <Oggi a Genova ci sono 310 persone, donne e uomini, profondamente deluse! Il Pd si sta allontanando sempre di più dalla realtà>. Dall’altra parte, quella che ha “destituito” la capogruppo comunale, spiegano: <Tante firme di non iscritti, di gente che non vive a Genova, di persone passate a Italia Viva> e sottolineano come il gruppo sia stato gestito a loro parere in modo personalistico per la captazione di voti di corrente. <Non è questione che attenga al genere, ma alla gestione del gruppo>, ribadiscono

La questione politica del capogruppo Dem in consiglio comunale è una “questione personale” legata alle correnti del partito. Ieri sera i 4 consiglieri (Stefano Bernini, Alberto Pandolfo, Alessandro Terrile e Claudio Villa), dopo aver tentato una composizione (che prevedeva però le dimissioni volontarie di Cristina Lodi) hanno sfiduciato ufficialmente la capogruppo nominando Terrile al suo posto.
Stamattina è stata resa pubblica la lettera a sostegno della ormai ex capogruppo, firmata da 310 persone. Già per i numeri si capisce quanto sia lontano il partito capace di smuovere un’immensità di consensi anche con una sola corrente. La lettera, presentata ieri sera all’ultimo dei diversi incontri tra Lodi e il resto del gruppo, è stata la principale motivazione della mancata composizione: i quattro hanno cominciato chiedendo a Lodi di dimettersi per incominciare un ampio dialogo sui ruoli di tutti, lei invece, ha sempre escluso di farlo. Lo step successivo è stato la mediazione proposta dai 4, che non prevedeva le sue dimissioni, ma bocce ferme e prosecuzione della discussione.
Questo il testo della mediazione rigettato da Lodi: <L’equiparazione tra fascismo e comunismo deliberata dalla maggioranza di centrodestra e da Italia Viva in Consiglio Comunale è storicamente inaccettabile, e ferisce profondamente la storia della nostra città e della sinistra italiana. Il voto di astensione, che abbiamo subito riconosciuto come un errore, ha aperto una discussione nel gruppo del Partito Democratico. Le questioni politiche e organizzative che sono state poste necessitano la prosecuzione di un serio approfondimento e non possono essere considerate pretestuose, strumentali, o sessiste. Tale riflessione dovrà coinvolgere anche l’organizzazione, le modalità di lavoro, e i futuri ruoli nel gruppo. Ci sentiamo tutti in discussione a seguito di quanto è avvenuto martedì scorso in Consiglio Comunale. Non servono capri espiatori, ma al contempo riconosciamo la gravità di quanto accaduto e non possiamo permettere che si ripeta la mancata comunicazione di informazioni e documenti tra capogruppo e consiglieri. Concluderemo questa discussione nei prossimi giorni senza sottrarre tempo e energie per le imminenti battaglie consiliari, nell’auspicio della massima condivisione necessaria a proseguire con efficacia il nostro ruolo in consiglio comunale>.


Ecco la lettera dei “pro Lodi”

Lettera al Gruppo PD del Comune di Genova
Noi abbiamo voluto questa lettera: siamo donne [in realtà metà delle firme sono di uomini n. d. r.] di diversa provenienza, culturale e politica, accumunate da una buona conoscenza e stima della vostra capogruppo e dallo sconcerto con cui abbiamo letto oggi sulla stampa LA RICHIESTA DI DIMISSIONI da capogruppo di Cristina Lodi ad opera dei suoi colleghi, fatto non secondario, tutti dell’altro sesso.
Vogliamo ricordare le battaglie che lei e tutto il gruppo, insieme, hanno fatto in un Consiglio Comunale dove il Sindaco non voleva usare la parola antifascista e ha trovato normale, nella stessa settimana, celebrare l’anniversario del Partito Comunista e anche far votare un atto che considera reato mostrare il simbolo del PCI e ricordarne i meriti.
È evidente che il Pd e il Centro Sinistra hanno fatto un pasticcio sull’ordine del giorno che paragona fascismo e comunismo. Tutti i consiglieri del Centro Sinistra, con ruoli e responsabilità diverse, hanno chiesto sinceramente scusa per non avere ben compreso, alla lettura dell’o.d.g., quello che stava accadendo.
E ora si chiede alla capogruppo, unica donna eletta, di dimettersi avendo anche lei ammesso l’errore?
Invece di contrattaccare la maggioranza sul tema dell’antifascismo, ci si perde nella ricerca di chi ha sbagliato di più, ci si mostra divisi e si punta il dito su chi del l’antifascismo ha sempre fatto un’azione concreta, capace di incarnarne i valori. Non si aspetta il confronto interno ma ci si rivolge ai mass media?
Siamo convinte che solo attraverso un’azione concreta e unitaria, non solo consiliare, e con una responsabilità condivisa contro il centro destra sarà possibile ristabilire un rapporto sereno tra il gruppo e l’elettorato e i cittadini. È in queste occasioni che ci si salva insieme, non cercando capi espiatori che consentono ad alcuni di salvarsi di più.


<Io sono un caso un po’ particolare: mi sono già due volte dissociato dal gruppo e questo ordine è un atto d’accusa alla storia dei comunisti italiani> spiega il consigliere Stefano Bernini , che è l’unico consigliere del Pd che per storia e questioni anagrafiche provenga dal Pci. L’ex vice sindaco spiega che, però, la sfiducia a Lodi non riguarda tanto la questione specifica, quanto il metodo perpetrato nel tempo: la questione “ordine del giorno su fascismo e comunismo” sarebbe solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso. <Non ci è stato mostrato il testo che Lodi aveva a sua disposizione – racconta -. Ci ha detto che era rimasto quello del Comune di Stazzema con, in più, qualche riferimento alle foibe: piccole cose. Piccole, ma drammatiche. Lodi era l’unica ad avere il testo, che nel caso degli ordini del giorno fuori sacco viene consegnato ai capigruppo e che questi devono diffondere tramite gli uffici. Non è accaduto. Questo è un caso emblematico e drammatico perché mette in discussione la storia dell’impegno politico di alcuni di noi. È la punta dell’iceberg dell’incomunicabilità, della gestione personalistica. Non è questione che attenga al genere, ma a come la capogruppo ha voluto gestire>.

<Il Partito sta lavorando per correnti anziché per struttura – accusa Bernini -. Nei giorni scorsi è stato fatto uno sforzo per trovare il testo di un documento che mettesse in discussione i ruoli di tutti noi, ma Lodi ha sempre mantenuto la sua posizione, dicendo che non si sarebbe dimessa e che sarebbe rimasta capogruppo. Così è stato fino all’ultimo momento della discussione. Lodi ha scelto di essere sfiduciata anziché dimettersi col secondo fine di utilizzare le donne e le questioni di genere per la campagna congressuale alle porte. È più una mossa di corrente che di gruppo. Il gruppo, invece, non ha alcuna strategia. La sola idea è quella di massimizzare i rapporti con gruppi e gruppetti al fine di averne un’utilità dal punto di vista elettorale. Non c’è un partito con funzione cittadina. Non c’è una forza politica capace di rottura con l’Amministrazione. Non c’è alcun approfondimento e discussione all’interno del gruppo: passa tutto per le chat e ognuno va avanti senza un disegno, sulla base di quello che conosce, che sa>. Un metodo, quello di agire sparpagliati e casuali, che comunque lo si voglia guardare non ha portato il partito a produrre un’opposizione incisiva.

Dicono i bene informati che uno dei problemi per il gruppo è che Lodi sia legata a doppia mandata al consigliere regionale Pippo Rossetti che questa volta (la terza) è stata eletto nel consiglio di via Fieschi come ultimo e per soli 92 voti di differenza da Katia Piccardo, con il nuovo ingresso in via Fieschi di Armando Sanna, già sindaco di Sant’Olcese che lo ha surclassato (6.258 voti a 3.401) pescando anche dallo stesso elettorato cattolico del veterano. Insomma, per gli altri consiglieri Rossetti, tramite Lodi, il convitato di pietra e il vero deus ex machina del gruppo comunale.
Lo scontento, lo si legge nelle parole di Bernini, è legato all’impressione dei consiglieri che manchi il lavori di squadra, il lavoro di partito, e che tutta l’attività del gruppo sia orientata a portare farina al mulino del duo Rossetti-Lodi.

<Non avendo risposto alla pretesa che io mi dimettessi il gruppo ha votato quattro a uno il nuovo capo gruppo – scrive Lodi sulla propria bacheca Facebook -. A seguito di quando accaduto in consiglio comunale in merito al voto di astensione sul documento che equiparava fascismo a comunismo, antifascismo e anticomunismo tengo a sottolineare che il mio è stato un errore come capo gruppo di cui ho subito chiesto scusa, tuttavia è evidente che si è sviluppata una operazione di potere ed evidentemente non si aspettava altro che un mio errore per rimuovermi dall’incarico. Ho affrontato senza sottrarmi alla discussione 9 ore di gruppo consiliare, io contro 4 colleghi consiglieri. Ho ascoltato e proposto mediazioni, ma nulla è stato accolto: dalla pretese dimissioni di venerdì alla messa a disposizione del ruolo di lunedì, nulla è cambiato, “perché il partito deve dare un segnale” e “Prendere un provvedimento” cioè la testa della capogruppo secondo un rito preciso. Nella volontà che venisse discussa la mia posizione anche in partito, il segretario nel duplice ruolo di consigliere ha chiesto l’accelerazione della decisione. Ha così ottenuto probabilmente che nelle prossime settimane si discuterà dell’imputata e non dell’ennesima colpevole assenza del partito che nella settimana dopo il fattaccio non ha riunito né la segreteria né la direzione per fare fronte comune e condannare Bucci e il centrodestra che hanno fatto una vera porcheria. Ancora una volta si è persa un’occasione politica, ma si parlerà dell’imputata con il sollievo che, come mi è stato spiegato, in questo modo i colleghi si vergogneranno per il loro voto, ma ora un po’ meno! In tutto questo sono anche molto dispiaciuta e stupita per i toni della discussione e gli atteggiamenti di molti consiglieri che hanno spesso mostrato aggressività davvero inaspettata dopo il percorso condiviso di tre anni e mezzo senza che ci fosse nei confronti del mio operato come capogruppo alcuna critica o dissenso. Io so di aver lavorato sodo sempre per il bene del gruppo e del partito a testa alta continuerò a farlo con passione voglia e tenacia onorando il mandato degli elettori che in fondo sono gli unici veri giudici del nostro operato di politici>.


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