Ericsson, 131 esuberi e il futuro degli Erzelli in bilico: «Servono garanzie» – VIDEO

La Slc Cgil denuncia il rischio per l’occupazione e per il futuro del sito produttivo e di ricerca. All’assemblea pubblica hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, della politica e del mondo associativo

I 131 esuberi annunciati da Ericsson restano al centro della vertenza e, secondo il sindacato, non ci sono ancora garanzie sul futuro del sito produttivo e di ricerca degli Erzelli. È la preoccupazione emersa dall’assemblea pubblica organizzata il 16 ottobre dal Sindacato lavoratori della comunicazione della Cgil (Slc Cgil), alla quale hanno preso parte lavoratori, rappresentanti istituzionali e politici.

La Slc Cgil contesta la distanza tra gli annunci del Governo e la posizione espressa dalla multinazionale svedese il giorno successivo: gli esuberi, riferisce il sindacato, restano tutti previsti. Le uscite sarebbero al momento volontarie, ma le richieste avanzate per contenere l’impatto occupazionale non avrebbero trovato accoglimento.

«Abbiamo chiesto all’azienda una serie di misure per limitare i danni, tra le quali scivoli per accompagnare chi lo desidera al pensionamento e l’allungamento della scadenza della procedura oltre il 31 dicembre, ma abbiamo ricevuto solo dei no», affermano i rappresentanti sindacali. «È evidente che l’azienda ha intenzione di chiudere in modo unilaterale questa partita e nel peggior modo possibile».
Per il sindacato, la vertenza riguarda sia il numero dei posti di lavoro a rischio sia la tenuta del sito genovese. La procedura in corso, sostengono i rappresentanti della Slc Cgil, è la ventottesima per licenziamento collettivo e potrebbe ridurre l’organico di circa un terzo, portandolo sotto i 200 dipendenti. «Il patto che deve emergere dall’assemblea deve essere un patto collettivo per evitare che in una società che vive di comunicazione proprio il nostro sito di telecomunicazioni, produzione e ricerca sia messo a rischio», dichiarano.
All’incontro sono intervenuti i parlamentari Alberto Pandolfo, Ilaria Cavo e Chiara Appendino, oltre a Luca Pirondini; Valentina Ghio ha partecipato in collegamento. Presenti anche i consiglieri regionali Andrea Orlando, Simone D’Angelo, Katia Piccardo, Gianni Pastorino, Selena Candia, Federico Romeo, Stefano Giordano e Armando Sanna, il presidente del Municipio VI Medio Ponente Fabio Ceraudo e l’assessore comunale Emilio Robotti.
Robotti, che ha confermato l’impegno del Comune a mantenere alta l’attenzione sulla vertenza, sollecitando un confronto a livello nazionale per individuare soluzioni in grado di garantire la continuità delle attività di ricerca e sviluppo e la tutela dell’occupazione.
«Il nostro obiettivo è continuare ad affrontare la vertenza Ericsson a livello nazionale, insieme alle istituzioni locali, per trovare una soluzione che salvaguardi l’occupazione e garantisca la permanenza a Genova delle attività di ricerca e sviluppo – ha dichiarato l’assessore –. Questa vicenda pone ancora una volta il problema della mancanza di una politica industriale capace di difendere e valorizzare le eccellenze tecnologiche del nostro territorio. Non possiamo permetterci di perdere professionalità altamente qualificate e competenze costruite in anni di lavoro e investimenti».
Accanto alla richiesta di una soluzione industriale che garantisca il futuro della presenza di Ericsson a Genova, l’Amministrazione comunale intende lavorare con la Regione Liguria e le organizzazioni sindacali per assicurare le maggiori tutele possibili ai lavoratori che dovessero scegliere di lasciare l’azienda. «È fondamentale che l’eventuale percorso di uscita non si trasformi in un ricatto occupazionale – ha aggiunto Robotti –. Chi sceglierà volontariamente questa strada dovrà poter contare non soltanto sul sostegno economico dell’azienda, ma anche su concrete opportunità di ricollocazione presso altre imprese del territorio. Dobbiamo costruire percorsi di accompagnamento al lavoro che consentano di non disperdere un patrimonio di conoscenze e professionalità di altissimo livello, che Genova non può permettersi di perdere».
Il Comune di Genova ribadisce quindi la volontà di proseguire il confronto con tutte le parti coinvolte, sostenendo la necessità di un intervento nazionale sulla vertenza e di una strategia industriale che riconosca il ruolo centrale delle attività di ricerca, sviluppo e innovazione per il futuro economico e occupazionale della città.
Hanno preso parte all’assemblea anche gli assessori regionali Alessio Piana e Paolo Ripamonti, il segretario del Partito Democratico di Genova Francesco Tognoni, Gianni Ferretti di Rifondazione comunista, i cappellani del Lavoro e il presidente dell’Anpi di Genova Massimo Bisca.
«Regione Liguria è al fianco dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali e continuerà a mettere in campo ogni iniziativa utile, anche attraverso un confronto diretto con l’azienda, per individuare soluzioni condivise. In questa fase, il nostro obiettivo è avere il tempo e mantenere aperta la trattativa, per evitare che si arrivi a una situazione traumatica per le 131 persone coinvolte – dice l’assessore regionale alle Vertenze aziendali e ai Rapporti con le organizzazioni sindacali Ripamonti -. Le decisioni che le aziende prendono non possono prescindere dalla valutazione delle ricadute sui territori e sui lavoratori. L’incremento delle mensilità previste per le uscite volontarie è un elemento da valutare, ma non può essere l’unica risposta, soprattutto per chi, per età e professionalità, rischia di incontrare maggiori difficoltà nel ricollocarsi. È necessario lavorare per tutelare tutti, anche coloro che non intendono aderire alle uscite volontarie, e chiedere a Ericsson di chiarire che il suo impegno su Genova e sulla Liguria c’è e ci sarà in futuro. L’impegno della Regione è quello di continuare a lavorare insieme ai sindacati, con determinazione e senza venire meno al confronto, per cercare di costruire una soluzione che garantisca la tutela occupazionale».
Per la Cgil erano presenti Alessandro Pagano, segretario generale della Camera del Lavoro di Genova, e Sonia Montaldo, segretaria generale della Slc Cgil genovese. All’iniziativa hanno portato la loro solidarietà anche alcuni lavoratori dell’ex Ilva; in collegamento è intervenuto Daniele Carchidi della Slc Cgil nazionale.
«Dall’assemblea di oggi è emerso che abbiamo la città con noi – ha detto Pagano -. E con noi, con le nostre parole d’ordine, credo che si sia chiarito e capito fino in fondo quali sono le nostre intenzioni, che noi rappresentiamo per quei lavoratori che sono stati ingiustamente coinvolti in un processo di licenziamento collettivo. Ci vogliono risposte per quelli che vorranno cogliere un’opportunità di uscire, ma soprattutto ci vogliono le risposte di prospettiva per il proseguimento e il rafforzamento di questo sito, che è un sito importante, è un sito storico, è un sito che produce e sviluppa le idee per il settore delle telecomunicazioni, che è uno delle infrastrutture importanti del paese. Una partecipazione importante anche da parte delle istituzioni e della politica. L’affidamento è quello di essere al nostro fianco per rafforzare questo percorso. Noi ci stiamo confrontando con l’azienda assumendoci le nostre responsabilità, ma un conto è dire siamo soli in un rapporto con una multinazionale che fa valere il peso dei capitali di cui dispone e perché non dirlo, purtroppo, delle libertà di cui dispongono nel nostro paese in assenza di normative che li vincolino più di quanto siano vincolati oggi. Però, con questo supporto, noi confidiamo di avere più forza, di avere più sponda, di avere la possibilità di fare le nostre discussioni nelle sedi opportune. Abbiamo citato la necessità di ritornare al ministero perché anche il ministero si assuma la responsabilità di supportare il punto di vista del lavoro e quindi proseguiremo con questa intenzione».
La mobilitazione punta ora a ottenere un confronto che individui soluzioni condivise sia sugli esuberi sia sulle prospettive industriali dello stabilimento.
Il Movimento 5 Stelle contesta l’annuncio del Governo sul caso Ericsson: secondo i capigruppo Stefano Giordano e Marco Mesmaeker e il presidente del Municipio VI Fabio Ceraudo, i 131 esuberi non sono stati ritirati, ma trasformati in uscite volontarie incentivate, con premi fino a 48 mensilità per chi lascia entro la fine del 2026. I tre chiedono regole più rigorose per le aziende che ricevono fondi pubblici, affinché siano vincolate a tutelare l’occupazione.
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