Rixi: “Foto di Salvini come Moro da utente Fb genovese”. Parte la shitstorm contro l’uomo

Il leader della Lega ligure ha segnalato la cosa sulla propria bacheca, condannando il post del genovese, decisamente di cattivo gusto. Ha chiesto, curiosamente “a mezzo social”, alla Digos di intervenire. Il post è stato cancellato nella notte, ma, visto che Rixi lo ha fotografato e postato con l’icona dell’account del suo autore, la bacheca dell’uomo è stata presa di mira dal “branco” che sta scrivendo insulti a commento di ogni altro post presente. Sono passati solo pochi giorni da quando il sindaco Marco Bucci, a proposito dello shitstorm sui tre militanti di destra che hanno fatto il saluto romano a Cogoleto, ha condannato il gesto, ma anche la “crocifissione a mezzo social”

Sotto potete leggere il testo post di Rixi sui social. Noi rimuoviamo deliberatamente il nome del presunto autore del fotomontaggio. Facciano la Digos e la magistratura, per i loro rispettivi compiti, indagini e processi, non certo la rete. Ci chiediamo perché il leader della Lega ligure non si sia limitato a presentare denuncia alla Digos e abbia invece esposto la persona (che non ha alcun incarico politico) al branco dei social. E il branco, puntualmente, è partito, a fare “giustizia-social” sommaria. Tra l’altro, nel testo del post di Rixi è stato volutamente coinvolto, solo perché compare in alcune foto con il presunto autore del post, un consigliere di Municipio, chiaramente estraneo al gesto.
Il sistema è simile a quello che, sulla bacheca di Salvini, aveva portato a migliaia di commenti di odio contro l’avvocata Elena Fiorini, “colpevole” di un post ironico contro il segretario della Lega.


Salvini è finito nuovamente nel mirino. Questa volta a dedicargli un post choc ci ha pensato XXX un militante genovese de ‘La Sinistra’ che sul suo profilo Facebook ha postato una foto che ritrae il leader della Lega imbavagliato e con la bandiera delle Brigate Rosse alle spalle col commento “Non succede… ma se succede…”, seguito dal pugno chiuso. Un atteggiamento che richiama subito alla memoria il rapimento del presidente Aldo Moro. Il post è comparso sul profilo del militante genovese intorno alle 23 e nel corso della notte è stato cancellato. Scorrendo sul profilo La Sinistra – Liguria, è evidente la militanza di XXX con tanto di foto del maggio 2019 a un banchetto del partito durante una campagna elettorale, affiancato anche da YYY, oggi capogruppo della sinistra al V Municipio di Genova. Un post che inneggia e promuove la finalità del terrorismo degli anni di piombo nei confronti di un leader democraticamente eletto e che oggi rappresenta il primo partito in Italia. Un’azione che nulla ha a che vedere col confronto politico usato per fomentare l’odio e cavalcare l’ignoranza. Ora ci attendiamo da stampa, Digos e magistratura di Genova la stessa attenzione riservata ad altri fatti dei giorni scorsi con indagini sull’autore del gesto e una forte presa di posizione contro il terrorismo rosso, senza fare pesi e misure diversi. Inoltre, auspichiamo un serio dibattito sull’odio e l’istigazione alla violenza che trovano spazio sui social, con indagini vere e approfondite sull’autore di questo gravissimo gesto>.


Aggiornamento: Davide Ghiglione capogruppo “Chiamami Genova-Putti Sindaco” Municipio V Valpolcevera che è stato citato da Rixi nel suo post ha deciso di commentare. Avevamo deciso di cancellare il suo nome per tutelarlo, ma visto che ha deciso di rispondere, pubblichiamo quanto dice.

In merito al comunicato dell’onorevole Rixi, circa il post che ritrae Salvini prigioniero delle BR, che mi chiama in causa per una foto di una campagna elettorale de “La Sinistra” delle  scorse elezioni europee in compagnia dell’autore di suddetto post, ovviamente mi dissocio e stigmatizzo tale post, che nulla ha a che vedere con la cultura della sinistra e dei comunisti nel nostro paese, i quali infatti hanno pagato un pesantissimo tributo di di sangue alla lotta per la libertà e la democrazia. Ricordo inoltre come nella mia attività istituzionale nel V Municipio Valpolcevera, seppur con opinioni ed idee spesso diverse, abbia sempre collaborato con tutte le forze politiche presenti in consiglio, compreso il partito dell’onorevole Rixi, la Lega. Ritengo infine questo attacco strumentale per provare a riequilibrare l’opinione pubblica dopo il gesto del saluto romano in consiglio comunale a Cogoleto, ricordando come questo sia stato fatto in una sede istituzionale da dei consiglieri eletti, durante il giorno della memoria, mentre qui stiamo parlando di un post su Facebook, pur concordando sul fatto che tali gesti non vadano sottovalutati.


Qui finisce la notizia e comincia il nostro commento. Lo scriviamo perché come “stampa” siamo stati chiamati in causa direttamente da Rixi.

Un post decisamente inopportuno e censurabile (illecito solo quando e se le indagini lo appureranno e la magistratura lo deciderà con una sentenza) non vale moralmente le migliaia di morti del fascismo. Inoltre un privato cittadino è molto diverso da tre consiglieri eletti che rappresentano il popolo in una istituzione come il Comune di Cogoleto. Se è vero che il genovese ha postato quell’immagine noi non possiamo che condannare moralmente il gesto ed esprimere solidarietà a Salvini. Né noi né la rete, però, abbiamo il diritto di condannare in altro modo: quello è compito dei giudici.
Il post è certamente di una violenza ingiustificabile, ma più che al saluto romano che è simbolo della strage delle stragi del Novecento, dell’odio razzista e criminale, lo mettiamo più ragionevolmente sul piano dei messaggi intercettati dalla Digos, quelli del ventiduenne di ultradestra arrestato per terrorismo a Savona qualche giorni fa e degli oltre 400 che facevano parte del suo gruppo in rete, su cui la Digos sta ancora indagando.

Noi facciamo un lavoro spesso defatigante perché sulle nostre pagine social non si alzino i toni dell’odio e chiediamo alla politica tutta, specialmente quella “eletta” (Rixi è parlamentare) di usare la rete in modo che non si generi odio. All’odio (che se il post riportato in bacheca è vero, è evidente), non si risponde con l’odio perché questo causa un’escalation che forse ad alcuni non dispiace, ma è pericolosa per la società.
Stigmatizziamo, inoltre, il coinvolgimento nel post di un soggetto estraneo a scopi di mera propaganda politica.

Ricordiamo, infine, a Rixi (o a chi per lui ha scritto il post) che se la formazione criminale terroristica è stata sconfitta è anche perché Guido Rossa sindacalista comunista, militante del Pci e sindacalista della Fiom-Cgil, s’è fatto ammazzare pur di fermare le Br. Studiare la storia prima di scrivere sui social post di propaganda non guasterebbe.

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