Truffe informatiche, ecco come agiva la banda sgominata dai Carabinieri

28 colpi (più 10 tentati e non riusciti), 200 mila euro di bottino di cui 40mila ritrovati e gli altri spesi per acquistare lingotti d’oro, gioielli, monete, ma anche droni e bitcoin. I nomi degli arrestati

Il Nucleo investigativo dei carabinieri del Comando provinciale di Genova, guidati nell’indagine, cominciata nel 2019, dal colonnello Alberto Tersigni e dal maggiore Francesco Filippo e coordinati dal sostituto procuratore Chiara Paolucci, ha sgominato l’associazione a delinquere e fatto finire in carcere 5 persone mentre due sono ai domiciliari.
In custodia cautelare in carcere sono: Salvatore Fasano (51 anni), Martino Armeniaco (23 anni), Vincenzo Aly (25 anni), Raffaele Fusco (33 anni), Adauto Luna Rosado (21anni). Sono, invece, agli arresti domiciliari Karim Dib (20 anni) e Gabriel Largo Rodriguez (21 anni). Gli indagati, in totale, sono 21, accusati a vario titolo di accesso abusivo a sistemi informatici, sostituzione di persona, falsificazione di documenti e riciclaggio.

Come operava la banda

La banda inviava sms o mail che arrivavano come se a contattare l’utente fossero le Poste o una banca. Tanti non abboccavano. Quello che vedete in copertina è un messaggio arrivato a noi, che non abbiamo alcun conto Bancoposta e quindi abbiamo immediatamente intuito l’origine truffaldina dell’sms. A cadere nella trappola sono stati soprattutto (ma non solo) anziani, molte persone che hanno meno dimestichezza coi sistemi informatici e non sanno che nessun istituto di credito e nemmeno le Poste chiedono dati personali via messaggio o via sms. Chi rispondeva ai messaggi cedeva le proprie credenziali ai malviventi. Alcune vittime hanno ricevuto anche telefonate di sollecito. Una volta che le vittime erano cadute nella rete, i truffatori, con documenti falsi (alcuni sono stati trovati durante le perquisizioni), clonavano la scheda sim del telefono (per aggirare il sistema di doppio controllo con codice normalmente inviato dal banche e Poste agli utenti) e con quella accedevano ai conti bancari per svuotarli. nel corso delle perquisizioni sono state trovate anche sostanze stupefacenti.
Stamattina, alla conferenza stampa che ha illustrato i risultati dell’operazione denominata “Fortnite” ha partecipato anche il procuratore capo Francesco Cozzi che ha dato merito ai Carabinieri di aver saputo svolgere un’indagine complicata perché avevano di fronte malviventi in grado di usare tecniche sofisticate.
<Sono reati odiosi – ha detto Cozzi – perché le vittime spesso
sono anziane. Gli vengono portati via i risparmi di tutta la vita>.

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