Le feste dei pubblici esercizi: «Lasciateci aperti o ristorateci al 100%»

Fipe Confcommercio: <Ora basta! Lasciateci lavorare con certezze e in sicurezza o il governo copra interamente i mancati incassi>. La decisione sarà presa nel tra domani e sabato. Una riunione del Consiglio dei ministri è prevista domani alle 18. Una serie di provvedimenti, però, sarà approvati oggi pomeriggio in Conferenza Stato-Regioni.
<È evidente che stiamo andando verso restrizioni nel periodo delle festività. Se qualcuno ipotizza feste, cenoni e assembramenti sbaglia clamorosamente> avverte Francesco Boccia, ministro per gli Affari Regionali. E intanto il presidente della regione Veneto Luca Zaia chiude tutto

<Con grande senso di responsabilità, i nostri esercizi si sono preparati a riaprire attenendosi ai rigorosi adempimenti previsti dai Protocolli Sanitari messi a punto dal CTS (Comitato Tecnico Scientifico) e dall’INAIL: distanziamento dei tavoli con riduzione dei clienti, registrazione delle prenotazioni, mascherine, gel igienizzanti, menu digitali, plastificati o monouso, cartelli informativi in ogni angolo dei locali, prodotti monodose, ecc…. – spiegano alla Fipe Confcommercio -. Gli esercenti hanno anche avuto un ulteriore esborso economico per i dehors esterni, nella consapevolezza che, all’aria aperta, i clienti si sarebbero sentiti più sicuri e tranquilli. Dopo tutto questo apprendiamo, dalle indiscrezioni di stampa, la notizia di chiudere i nostri locali durante le prossime festività. Un fatto che ha più un valore simbolico che reale per l’economia disastrata delle nostre imprese, ma sul quale non rinunciamo a dire che sarebbe una misura illogica>.

Secondo i ristoratori Confcommercio <I ristoranti e i bar non sono tra i luoghi più pericolosi per eventuali contagi. A dirlo non siamo noi, ma i dati dell’Istituto superiore di Sanità sull’andamento dei contagi e quelli del Ministero dell’Interno sui controlli, secondo cui dall’inizio della pandemia, su oltre 6,5 milioni di controlli effettuati nel complesso delle attività commerciali, ristorazione compresa, solo lo 0,18% ha subito una sanzione -. Le attività di pubblico esercizio sono sicure se garantiscono le giuste regole e attuano i protocolli sanitari loro assegnati! In seguito alle restrizioni decise dal Governo contro il nostro settore, che hanno proiettato nell’opinione pubblica un’immagine distorta delle nostre attività, molti di noi hanno perso il valore di avviamenti costruiti negli anni. Non possiamo essere il capro espiatorio di chi non è riuscito a governare una pandemia che, ormai, insiste da un anno e della quale, al di là di tutti i proclami, non si ha comunque percezione di quando finirà. Comunque, con grande senso di responsabilità, abbiamo cercato di mantenere inalterato anche il livello di occupazione ma, a questo punto, ci domandiamo chi tutelerà tutte le famiglie che vivono di questo lavoro. Per noi la salute pubblica è al primo posto, ma siamo pronti a fare di più: siamo disponibili ad adoperarci per sottoporci a protocolli maggiori più severi e certificati per noi e per i nostri dipendenti, in particolare ad effettuare  tamponi nel drive through di Confcommercio Salute e certificazione di applicazione dei protocolli da parte di ente certificatore ma dobbiamo avere la certezza di poter lavorare. E’ anche l’incertezza che uccide le nostre imprese>.

<Rispetto agli altri Paesi europei le nostre attività, facendo due conti, hanno avuto un ristoro pari a nemmeno il 5% del loro fatturato. Inoltre, ci siamo dovuti scontrare con montagne di burocrazia per avere delle briciole – continuano all’associazione -. Se, invece, davvero il Governo pensa sia più prudente chiudere i nostri locali, proceda pure in tal senso, ma ci ristori al 100% e immediatamente. Altrimenti ci lasci lavorare in sicurezza come abbiamo sempre fatto!>.

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