Manifesti Provita, Gibelli denuncia all’Agcm: «Messaggio falso sulla RU486»

L’avvocata non ha perso tempo e ha denunciato i manifesti all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato indicando come “ingannevole” il messaggio dell’associazione Provita: la pillola abortiva, nei fatti, non è un veleno, ma un farmaco riconosciuto dall’Oms e autorizzato dal ministero della Sanità. Intanto infuriano le polemiche politiche e c’è chi sta girando la città per correggere sui cartelloni l’informazione palesemente falsa

Ecco la denuncia inviata da Ilaria Gibelli all’Agcm.

Normalmente il garante (che ha affibbiato ad alcune aziende multe anche milionarie) agisce in merito alla pubblicità commerciale. Secondo l’ordinamento giuridico italiano, infatti, la pubblicità ingannevole è “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente“, come definito dall’articolo 2 del decreto legislativo 145/2007.

Qui siamo un gradino sopra, sul piano della salute e della legalità dell’assunzione del farmaco: che la RU486 sia veleno è, semplicemente una bugia. Si tratta di un farmaco approvato dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità e del ministero della Sanità italiano, utilizzato in tutto il mondo. In quella parola sta la “pubblicità ingannevole”, il presupposto su cui si costruisce tutta l’impalcatura dell'”opinione” di Provita. Semplifichiamo il concetto: possiamo stare a discutere una vita da angolature diverse e con diverse opinioni sul fatto che le mele siano quadrate, ma è una discussione che si basa su presupposti falsi: le mele non sono quadrate, sono rotonde.

Non Una di Meno

<Un’altra campagna di disinformazione violenta e bugiarda dei cosiddetti ProVita. Le destre misogine antiabortiste non smettono di attaccare la libertà e l’autodeterminazione delle donne, vogliamo la rimozione immediata di questi cartelloni da Genova e da tutte le cittá!> dicono all’associazione “Non Una di meno”.

<Ancora una volta i cattofondamentalisti legati all’estrema destra “Provita” attaccano con violenza noi donne e la nostra autodeterminazione – proseguono all’associazione -. Con un manifesto dove appare una Biancaneve svenuta, servendosi del corpo di una donna, paragonano l’utilizzo della pillola abortiva RU486 al veleno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità da anni dichiara che l’aborto farmacologico è sicuro e altamente consigliato. Un metodo che già in altri paesi, come Inghilterra e Francia, avviene in telemedicina e di cui si conoscono molto bene gli effetti collaterali, grazie ad una letteratura scientifica vasta e dettagliata sul tema. Nel corso dell’estate il Ministero della Salute ha emanato nuove linee guida sull’accesso all’aborto farmacologico basate su evidenze scientifiche, che prevedono la somministrazione della RU486 in day hospital fino alla nona settimana di gravidanza. La pillola abortiva viene sistematicamente utilizzata nella maggior parte degli ospedali italiani, anche per le interruzioni di gravidanza terapeutiche. L’AIFA dovrebbe denunciare questa campagna diffamatoria e terroristica, invece ci ritroviamo ancora una volta di fronte all’affissione di una campagna di disinformazione medico-scientifica e di attacco ai diritti delle donne vomitevole. Ricordiamo che l’interruzione volontaria della gravidanza è legale in Italia in base alla legge194/78, una legge fortemente voluta dalle donne e confermata da un referendum popolare per mettere fine alle tragiche conseguenze degli aborti clandestini.
Chiediamo quindi al Comune di Genova – Genoa Municipality che venga rimossa immediatamente: la città e lo spazio pubblico non sono la bacheca privata di chi non sopporta il semplice principio per cui chiunque decide del proprio corpo e della propria vita. Il veleno è l’associazione Pro Vita che con le sue campagne di disinformazione pensa di poter dire ciò che vuole su aborto e contraccezione. Il veleno è una percentuale di obiezione di coscienza che mediamente si attesta al 70% nel territorio nazionale, con picchi del 100% in alcuni ospedali. Il veleno è l’impossibilità di accedere liberamente a servizi sanitari adeguati a causa dei continui tagli alla sanità pubblica, a consultori depotenziati e assenti sui territori, e alla contraccezione>.

Pd Genova e gruppo comunale

<Consideriamo inopportuno e lesivo della sensibilità delle donne e di ognuno di noi il maxi manifesto contro l’aborto affisso in corso Aurelio Saffi  e firmato dall’associazione Pro-Vita.Le immagini e i messaggi usati da Pro Vita ancora una volta  risultano essere inaccettabili in un Paese dove si combatte ogni giorno contro gli stereotipi di genere. Chiediamo all’amministrazione comunale di rimuovere il manifesto e chiederemo l’intervento del Difensore civico considerato che immagine e messaggio scelti costituiscono, ancora una volta, a nostro giudizio, un attacco alle donne in un ambito personale che richiede invece sensibilità e delicatezza. Purtroppo, quanto già accaduto in passato non ha insegnato nulla e questa amministrazione comunale continua a fare finta di niente e a permettere che le donne siano attaccate e denigrate nella loro intelligenza e sensibilità>.

La risposta del Comune

<L’art. 21 della Costituzione italiana tutela il diritto di libertà di manifestazione del pensiero come “pietra angolare dell’ordine democratico, cardine di democrazia nell’ordinamento generale, coessenziale al regime di libertà garantito dalla Costituzione” (così in varie pronunce si è espressa la Corte costituzionale). La censura politica è un istituto bandito dal nostro sistema giuridico e dovere dell’Amministrazione è porsi con trasparenza ed imparzialità assoluta di fronte alle diverse espressioni del pensiero, senza alcuna possibilità di interferire nelle scelte comunicative ovvero condizionarne nel merito i contenuti, se non nelle situazioni in cui il messaggio trasmodi palesemente in formulazioni aggressive, volgari, di incitamento all’odio e alla violenza, lesive dell’onore e della reputazione delle persone. Il bozzetto del manifesto riporta tra le motivazioni della campagna gli articoli 2 e 32 della Costituzione, in riferimento al diritto alla vita e alla salute, dichiarando che la finalità è quella di suscitare dibattito plurale e riflessione critica su un tema in ordine al quale si registrano posizioni diversificate nell’opinione pubblica. Si ritiene, pertanto, che non sussistano i presupposti per procedere alla rimozione dei manifesti e che tale azione costituirebbe un esercizio arbitrario delle potestà pubbliche. Respingiamo con sdegno ogni strumentalizzazione, da qualsiasi parte essa provenga, tanto più su tematiche così delicate sulle quali del tutto legittimamente si misurano opinioni e visioni diverse>.


<Non ho impedito che il Pd affiggesse manifesti in cui scriveva che sono un bugiardo, che sono stati affissi anche sotto casa dei miei genitori – spiega Marco Bucci, dicendo che il suo non è un giudizio di merito sul contenuto del manifesto -, non posso intervenire per “cancellare” un’ opinione, qualsiasi essa sia. Sarebbe illegittimo>.

Resta il fatto che l’opinione legittima è però costruita, in questo caso, su una menzogna dell’associazione Pro Vita: la RU486 non è un veleno. E allora entra in campo l’Autority che non può fare rimuovere i manifesti, ma può sanzionare in maniera anche pesante chi li ha prodotti. In fondo si tratta di un messaggio falso nel delicatissimo campo della salute. Spesso le sanzioni pecuniarie sono molto più convincenti di qualsiasi discorso politico. Non c’è nemmeno da entrare nel campo dei diritti, della politica, delle diverse posizioni ideologiche: che la pillola abortiva sia un veleno è falso, proprio come è falso che certe pastigliette miracolose pubblicizzate sul web possano far perdere 30 chili in un mese. E su questo c’è davvero poco da discutere, proprio come sulle mele quadrate.

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