La farmacista Bruccoleri in consiglio chiede: «Buoni anche pasto in farmacia»
La consigliera di Italia Viva porta nella Sala Rossa di Tursi la causa della sua stessa categoria imprenditoriale sostenendo che nelle farmacie i prezzi sarebbero più contenuti rispetto ai supermercati
Il testo dell’interpellanza della consigliera Maria José Bruccoleri, di professione farmacista (la sua famiglia possiede un’attività in via Sestri), parte dai negozi di vicinato e scivola, però, nel corso della trattazione, quasi esclusivamente sul genere dell’attività commerciale della consigliera stessa. Bruccoleri pone dagli scranni della Sala Rossa del Consiglio comunale e nel suo ruolo di eletta nella lista di Gianni Crivello traslocata in corsa a Italia Viva, una richiesta associativo-sindacale relativa alla propria categoria specifica: <In merito all’assegnazione da parte del Governo al Comune di Genova di euro 3 milioni e 52 mila di fondi da destinare a buoni spesa per acquisti di generi alimentari o prodotti di prima necessità – recita l’interpellanza – chiedo se il Comune, oltre ai supermercati pensi di poter estendere la possibilità di utilizzare i buoni anche nei negozi di vicinato e nelle farmacie e para farmacie in modo da agevolarne l’utilizzo ai soggetti assegnatari, spesso in difficoltà anche per quanto concerne gli spostamenti, oltre che favorire il commercio al dettaglio in un momento di crisi del settore>.
È l’assessore al Commercio Paola Bordilli a ricordare alla consigliera di Italia Viva, che l’iscrizione alla lista delle attività di vendita alimentare anche del commercio tradizionale è libera. Ma sarebbe bastato a Bruccoleri dare un’occhiata alla lista della prima edizione, disponibile online sul sito del Comune, per scoprire che ci sono già macellai, verdurai e panifici e non solo supermercati e che quindi tutto il suo discorso sul “favorire il commercio al dettaglio” (peraltro appena accennato nella trattazione che si è concentrata, invece, sulle farmacie) va a carte e quarantotto.
La consigliera ricorda che anche nelle farmacie, escluse (come nella prima tranche di distribuzione) dalla possibilità di spendere i buoni, si vendono alcuni prodotti alimentari di prima necessità ammessi all’acquisto con i buoni. Certo non scatolame, pane e verdura, ma biscotti per bambini e latte in polvere. Resterebbero comunque esclusi per decreto tutti i prodotti non di prima necessità anche se alimentari, come le barrette dietetiche e i prodotti che sostituiscono il pranzo.
Bruccolieri sostiene che nelle farmacie i prodotti alimentari di prima necessità costerebbero meno rispetto ai supermercati.
Contrariamente ad altre amministrazioni, quella genovese ha deciso di non includere le farmacie tra le attività in cui spendere i buoni. In molti altri comuni sono state inserite e molti farmacisti locali aggiungono uno scontro tra il 5 e il 10% per chi li usa presso le proprie attività. Per la consigliera di Italia Viva, anche volendo escludere le farmacie private, si sarebbero potute includere quelle comunali.
In copertina: foto d’archivio


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.