La De Amicis non si riduce, la Città dei bambini trasloca, la chiatta è partita per sempre

La Porto Antico Spa sta affrontando un cambiamento di prospettiva accelerato dalle conseguenze del Covid. L’ex presidente Ariel Dello Strologo: <In fondo non c’è niente di male a cambiare, ma bisogna dire cosa si vuole fare e condividere. Quando è nato il Porto Antico sono stati sollecitati i cittadini a dire come volessero che fosse riempita l’area. Arrivarono più di mille idee e progetti, e furono tutti esaminati. Ecco, questo si dovrebbe fare oggi. Sollecitare la città: “Quale futuro volete?”>

Il problema non è tanto chiatta sì o chiatta no, “La città dei bambini” sì o no. I fatti su cui negli ultimi giorni si sono sollevate roventi polemiche, in aggiunta alla temuta (e smentita) riduzione della biblioteca De Amicis, convergono tutti su un tema specifico: quale futuro ci sarà per il Porto Antico (il luogo) e la Porto Antico, società a capitale pubblico partecipata al 54% dal Comune di Genova, al 27,71% dalla Camera di Commercio, al 14,68% dalla Finanziaria della Regione Filse S.p.A. e al 3,61% dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale?
Si configura un profondo cambiamento, che passa anche dall’acquisizione, nel 2019, dalla società Fiera di Genova Spa in liquidazione i rami di azienda “fiere” e “darsena”. Di questa, la Porto Antico Spa ha anche assorbito 16 dipendenti.

Come ha funzionato fino ad oggi

La società era nata con l’idea di poter garantire ai cittadini vari servizi che in regime di economia non sarebbero stati possibili: asilo, biblioteca, museo Luzzati, piscina, pista pattinaggio, centro congressi, casa della musica in Darsena, tutta la programmazione degli spettacoli estivi. Tutto era possibile grazie ai ricavi da affitti e parcheggi. Poi, vero è che le morosità sono sempre state ampie e che ora le conseguenze del Covid hanno fortemente aggravato la situazione.
La Porto Antico paga il canone dell’area al Comune restituendo servizi alla città, tanto è vero che se alla fine dell’anno ha fatto utili, l’anno successivo deve pagare come canone di concessione il 50% di tali utili, cioè dei soldi che non ha speso per la città.

La Città dei Bambini

Sulla Città dei Bambini, gestita ora dalla Porto Antico (in alternanza dall’apertura, con Costa Edutainment), si sentono rumors di chiusura, contrazione o delocalizzazione. I contenuti scientifici e didattici, nonché l’accoglienza dei visitatori, sono stati realizzati in collaborazione con l’Associazione Festival della Scienza. Era stata aperta a seguito di un accordo diretto con la Citè des enfants di Parigi, è stata recentemente inserita nel Circuito nazionale musei dei bambini. Ha passato momenti di vera gloria e presso i turisti ha sempre avuto forte gradimento. Senza questi, venuti meno a causa delle restrizioni imposte dal Covid, la Città dei Bambini ha visto azzerarsi gli incassi. Vero è, anche al netto della chiusura per la pandemia, che la gestione è costosa e che forse si poteva fare di più, negli ultimi tempi, per innovarla.
Di fatto, il contratto per la bigliettazione affidata alla cooperativa sociale Agorà è scaduto il 15 settembre scorso e prorogato al 1º novembre. Dopo di che non c’è stata prosecuzione. Molte le voci che si sono diffuse: che dovesse trovare posto nella struttura sotto l’Acquario, ad esempio. Si è parlato anche di uno spazio nel centro storico, ma questa voce non trova riscontro nemmeno minimo.
Pare che non sia destinata a chiudere, ma ad essere ricollocata e rinnovata. Al momento non c’è nulla di certo sulla futura gestione.

La biblioteca De Amicis non si riduce. Il Comune sta anzi lavorando per “allargarla”

La De Amicis, nonostante il fiume di parole spese e le migliaia di firme raccolte contro la riduzione, non è destinata a ridursi. Lo dice senza mezzi termini l’assessore comunale alla cultura Barbara Grosso. Anzi. Quello che c’è rimarrà come è adesso e, inoltre, l’assessorato sta lavorando a nuove attività e a spazi aggiuntivi. Questo chiude definitivamente la querelle. Rifunzionalizzazione degli spazi. uso sala riunioni condiv port centre

La chiatta Urban Lab è partita

Infine c’è la vicenda della partenza verso il Tevere della chiatta dell’Urban Lab, disegnata da Renzo Piano e inaugurata nel 2008, che negli ultimi anni ha ospitato in comodato d’uso (ceduto da Fincantieri al Comune e dal Comune all’istituto per ciechi) l’esperienza “Dialogo al buio” del Chiossone. Anche qui, è bene ricostruire quanto è accaduto. La chiatta è formalmente ancora di proprietà di Fincantieri che l’ha costruita. Di fatto, però, è in uso al Comune da sempre. Ora la chiatta è partita per andare ai lavori. Arriverà poi a Roma dove sarà attraccata, nel Tevere, all’Isola Tiberina e dove il centro regionale del Lazio Sant’Alessio continuerà l’attività di “Dialogo al buio”.

Perché è stata dismessa da Genova? <La chiatta era in prestito da Fincantieri e necessitava di costosa manutenzione – spiega l’assessore all’urbanistica Simonetta Cenci -. Inoltre era ormeggiata di fronte a Muma ed era impattante>. Si sa che nei mesi scorsi era stata cercata una diversa collocazione a Genova, ma la chiatta è enorme e non la si è individuata. Ci sarebbe stata da affrontare, poi, la questione ristrutturazione perché la struttura “a mollo” da anni e soggetta alla corrosione del salino non è in buone condizioni.
È probabile che Fincantieri la ceda definitivamente ai nuovi utilizzatori ad un prezzo simbolico. L’azienda si è resa disponibile sia per la manutenzione, sia per il trasferimento, ma non ha scelto scelta sulla destinazione d’uso, comunque uguale alla precedente e quindi ugualmente “nobile”. A favorire il passaggio di chiatta ed esperienza “Dialogo al Buio” è stato lo stesso Chiossone che ha contattato il Sant’Alessio per non perdere il valore del progetto. Un progetto che, se l’ente troverà i fondi, sarà replicato ai Magazzini del Cotone.
Questo il link relativo alla ricerca sponsor del Chiossone pubblicato sul sito del Comune almeno dall’inizio del 2020. Sotto: uno screen dal progetto.


Dello Strologo: <Serve un progetto e che sia condiviso con la città>

<M’interessa sollecitare più che criticare. Quale è il progetto che si ha sull’area?>. Lo chiede l’ex presidente della Porto Antico Ariel Dello Strologo.

Il tema è che l’equilibrio virtuoso su cui si fondava la società è messo a rischio dai costi anche esterni all’area che ora deve sostenere. La Porto Antico ha assorbito il padiglione Blu della ex Fiera (oneroso da manutenere) e l’attività fieristica (quasi mai in attivo: le fiere, come i centri congressi, servono a far girare eventi e iniziative per la città). La Porto Antico si fa carico anche dell’organizzazione di Euroflora e degli spettacoli estivi fuori dall’area. Sembra quasi un segno del destino che la morte di Renato Picco, presidente della Porto Antico Spa dal 1995 fino al 2006, nel novembre scorso, coincida con un passaggio epocale per l’area e per la società. Il modello avviato subito dopo le Colombiane, giusto o sbagliato che sia, va verso il superamento. Un modella a cui Picco aveva contribuito in maniera più che consistente. <Una perdita enorme per la nostra città e anche per la cultura dell’infanzia, per il suo contributo determinante alla realizzazione di un porto dell’infanzia con il Museo Luzzati, la Biblioteca Internazionale per ragazzi E. De Amicis e La città dei bambini e dei ragazzi> ha scritto Francesco Langella, per tanti anni direttore della De Amicis, sui social per salutarlo. Ancora: <Grazie a persone del suo valore il Porto Antico di Genova è diventato un modello pedagogico ed educativo rispetto al mondo dell’infanzia>. E ancora: <Per molti sei stato un’anima che ha dato cuore ai nostri progetti educativi. Grazie ancora per aver creduto al mio sogno pedagogico. Al nostro sogno che resterà nel tempo, come il sogno di una cosa. Un abbraccio cosmico dottor Renato Picco, amico dei bambini e dei ragazzi e che aveva a cuore il loro futuro>.
<Adriano Sansa ricorda con affetto e riconoscenza Renato Picco che ha restituito a Genova il Porto Antico vivo>: questo il necrologio dell’ex sindaco su “Il Secolo XIX”.
Picco si era dimesso in aperto contrasto con uno dei soci della Spa a capitale pubblico, l’Autorità Portuale, che aveva accusato di di essere la zeppa all’avvio dei previsti interventi a Ponte Parodi per la realizzazione del progetto che avrebbe voluto la realizzazione di aree pubbliche, spazi commerciali e posteggi.
Tutto quello che il Porto Antico è oggi è in gran parte quello che l’ex manager Eridania ha costruito. Compreso il meccanismo che pagava con gli incassi di affitti e posteggi i servizi pubblici. Un modello che è stato superato nei fatti, a distanza di 25 anni, periodo di tempo in cui, al netto delle difficoltà, l’area è sempre stata uno dei fiori all’occhiello della città. Poi, certo, ci fu da combattere per fare aprire i cancelli alla città e diverse aziende, tra cui la prestigiosa “Libreria Di Stefano“, sono entrate in difficoltà e non di rado hanno chiuso a causa di affitti e spese pesanti. Spese legate alla necessità di mantenere l’area in una situazione di eccellenza.

<Va quindi ripensato il modello e trovato un nuovo equilibrio>, spiega Ariel Dello Strologo, per 8 anni e fino al giugno 2017 presidente della Porto Antico. Era stato nominato dal sindaco Marta Vincenzi e confermato da Marco Doria. Poco dopo l’insediamento di Marco Bucci si era dimesso prima della fine del mandato.
<È una questione di filosofia di fondo, l’amministrazione deve condividere il nuovo progetto per l’area, se c’è. E decidere – prosegue Dello Strologo -. Certamente non procedere a pezzi, apparentemente scollegati. Quale è la nuova filosofia di fondo? Io non sono contrario ai cambiamenti ma ci deve essere un progetto>.

<M’interessa sollecitare più che criticare – conclude l’ex presidente -. Quale è il progetto che si ha sull’area? In fondo non c’è niente di male a cambiare ma bisogna dire cosa si vuole fare e condividere. Quando è nata la Porto Antico sono stati sollecitati i cittadini a dire come volevano che fosse riempita l’area, arrivarono più di mille idee e progetti, e furono tutti esaminati. Ecco, questo sì dovrebbe fare oggi. Sollecitare la città: “Quale futuro volete?”. Va quindi ripensato il modello è trovato un nuovo equilibrio. Esiste un progetto?>.

Tante le domande. Tra queste: Cosa metteranno al posto del museo Luzzati?; Come useranno i soldi risparmiati tagliando i costi dei servizi alla città come “La città dei bambini?; La prossima estate, Covid permettendo, ci saranno i concerti all’Arena del mare?>.

In copertina: foto di Antonio De Marco

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