Addio a Maradona, la leggenda del calcio. Il saluto di Genoa e Samp

<A volte mi chiedo se la gente mi amerà ancora> aveva detto il campione del mondo in un intervista concessa meno di un mese fa. La risposta è nella marea di messaggi di cordoglio sui social e sulla rete

Il cordoglio del Genoa
Il saluto della Samp

È morto per blocco cardiorespiratorio qualche giorno dopo l’intervento per un tumore al cervello avvenuto ai primi di novembre, 25 giorni dopo il suo sessantesimo compleanno. Diego Armando Maradona era nato a Lanús, in Argentina, il 30 ottobre 1960. Secondo quanto rivela il quotidiano argentino “Carin” nella casa di Tigre, città della provincia di Buenos Aires.
Maradona è stato allenatore di calcio, dirigente sportivo e soprattutto un calciatore. Il centrocampista per eccellenza, capitano della nazionale argentina vincitrice del campionato del mondo 1986. Soprannominato El Pibe de Oro (“il ragazzo d’oro”), è considerato uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi.

<Il mio augurio è che questa pandemia passi il prima possibile e che la mia Argentina possa andare avanti – aveva detto a all’intervista al Clarin, quotidiano argentino, meno di un mese fa-. Voglio che tutti gli argentini stiano bene, abbiamo un bel paese e confido che il nostro presidente saprà tirarci fuori da questo momento. Mi rattrista molto quando vedo bambini che non hanno abbastanza da mangiare, so cosa vuol dire avere fame, so cosa si prova a non mangiare per diversi giorni e questo non può accadere nel mio paese. Questo è il mio desiderio, vedere gli argentini felici, con il lavoro e il cibo ogni giorno>.
Il riferimento alla tossicodipendenza dalla quale si era tirato fuori a fatica. Poi alla povertà che esso stesso aveva vissuto prima di diventare il calciatore più pagato del mondo.
I temi sociali gli erano cari e non perdeva mai l’occasione di parlarne. Al momento del crollo del Ponte Morandi, in cui hanno perso la vita cinque persone della città metropolitana di Napoli, il calciatore aveva deciso di esprimere il suo pensiero sui social: <Il crollo del ponte in Italia mi fa male nell’anima, come a tutti – aveva scritto l’ex campione del Napoli – Lì (come in molte parti del mondo) se il lavoro costa 100, loro lo fanno per 50. E il resto se lo tengono quelli che hanno vinto l’appalto. Quelli che vivono o hanno vissuto lì, sanno che sfortunatamente le regole non vengono rispettate. È terribile ma è così. Ed è sempre la gente a pagarne le conseguenze. Le mie condoglianze alle famiglie delle vittime>.

In una carriera da professionista più che ventennale ha militato nell’Argentinos Juniors, nel Boca Juniors, nel Barcellona, nel Napoli, nel Siviglia e nel Newell’s Old Boys. Con la nazionale argentina ha partecipato a ben quattro Mondiali (1982, 1986, 1990 e 1994), vincendo da protagonista il torneo del 1986; i 91 incontri disputati e le 34 reti realizzate in nazionale costituirono due record, successivamente battuti. Contro l’Inghilterra ai quarti di finale di Messico 1986 segnò una rete considerata il gol del secolo, tre minuti dopo aver segnato un gol con la mano (noto come mano de Dios), altro episodio per cui è spesso ricordato.

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