La tartaruga Gilda torna in mare dopo un mese di cure all’Acquario – VIDEO

È tornata oggi in mare Gilda, la giovanissima tartaruga della specie Caretta caretta, ritrovata da un diportista lo scorso 16 settembre al largo di Nervi mentre galleggiava in superficie.

L’immediato coinvolgimento e intervento della Guardia Costiera di Genova aveva consentito il trasferimento dell’esemplare presso l’Acquario di Genova nell’ambito del Protocollo d’Intesa con la struttura gestita da Costa Edutainment che ha l’obiettivo di definire e gestire i principi di intervento in caso di segnalazione, avvistamento o ritrovamento di esemplari di fauna marina feriti o in difficoltà.

Il rilascio è avvenuto questa mattina nelle acque dell’Area Marina Protetta di Portofino dove è stata trasportata a bordo del gommone A95 del V nucleo subacqueo della Guardia costiera di Genova. Il rilascio è stato eseguito dallo staff acquariologico e medico veterinario dell’Acquario di Genova in accordo con i Carabinieri, servizio C.I.T.E.S., che coordinano a livello nazionale l’applicazione della Convenzione di Washington che tutela questi animali.

Al momento del ritrovamento, l’esemplare pesava circa 1,8 kg per una lunghezza di 22 centimetri. Un esemplare giovanissimo, di non oltre 3 anni di età e di cui per questo non è ancora possibile stabilire il sesso.

All’arrivo all’Acquario di Genova, lo staff medico veterinario ha svolto tutti i controlli di routine – esami del sangue, tamponi e radiografie – che hanno escluso la presenza di lenze o altri corpi estranei e verificato uno stato di salute buono con lievi disidratazione e dimagrimento. Nell’area del collo erano presenti alcune Lepadi, crostacei che si annidano su substrati che galleggiano in acqua, talvolta anche animali se questi sostano per un tempo prolungato che consente loro di fissarsi.

In questo mese, l’esemplare è stato mantenuto in un ambiente curatoriale, non visibile al pubblico, dove ha ricevuto tutte le cure necessarie da parte dello staff medico veterinario e acquariologico della struttura e dove è tornato, in tempo decisamente breve, in stato di salute.

Prima di tornare in mare, come a tutti gli esemplari di Caretta caretta, è stato inserito sottocute un microchip che consentirà, qualora l’animale venga ritrovato in altre occasioni, di acquisire dati preziosi sulla biologia e sul comportamento di questa specie (tasso di crescita, direttrici migratorie nel Mediterraneo e transoceaniche, ecc.).

L’Acquario di Genova interviene sulle tartarughe marine in difficoltà dal 1994 e dal 2009 è referente istituzionale per la Regione Liguria per l’ospedalizzazione delle Caretta caretta (accordo Stato-Regioni), svolta in collaborazione con i Carabinieri servizio C.I.T.E.S.. Nel 2017, ha ricevuto, insieme all’Acquario di Livorno, anch’esso gestito da Costa Edutainment, il riconoscimento nazionale per questa attività dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio.

L’Acquario di Genova e la Fondazione Acquario di Genova Onlus sono impegnate da sempre in attività di conservazione e ricerca che riguardano molte specie acquatiche attraverso progetti di intervento sia in natura sia in ambiente controllato. A queste attività è da sempre correlata un’attività altrettanto importante di divulgazione per sensibilizzare il pubblico e tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti sulla necessità di adottare comportamenti quotidiani e sistemi di gestione che contribuiscano in maniera concreta e significativa alla tutela delle risorse naturali, con particolare riferimento alle specie che popolano l’ambiente marino. Azione che dal 2020 vede i due enti collaborare con il WWF attraverso un accordo quadro che prevede la realizzazione di attività di ricerca, divulgazione e conservazione di specie marine, specialmente nell’ambito del Santuario Pelagos.

Gilda è uno tra gli esemplari di tartaruga marina che durante la stagione estiva sono rinvenuti in difficoltà e trasportati all’Acquario. Non tutte, purtroppo, sono storie a lieto fine. Diverse sono le cause del ricovero, tra le principali: interferenze con le attività di pesca, principalmente dovute ai palamiti (è frequente la presenza di ami nella cavità boccale o nel tratto digerente, spesso evidenziato dal filo di nylon che fuoriesce ai margini della bocca) o alle reti (possono causare ferite, mutilazioni e, nel peggiore dei casi, il soffocamento degli animali); ingestione di corpi estranei, quali ad esempio sacchetti di plastica scambiati per meduse che fanno parte della dieta naturale di questi rettili; impatto con imbarcazioni a motore, che arrecano traumi e ferite sul carapace o sul capo (più di rado altrove), a volte letali; patologie varie e traumi, sopracitati, che provocano lo spiaggiamento dell’animale (la tartaruga marina si spinge sul litorale esclusivamente per deporre le uova, ma non sono mai stati segnalati casi di riproduzione sulle spiagge della Liguria); sversamenti o presenza di petrolio. Anche per questa ragione, la Guardia costiera sta conducendo, su mandato del Ministero dell’Ambiente e in aggiunta alle ordinarie attività di tutela dell’ambiente marino, una campagna per la progressiva rimozione degli attrezzi da pesca abbandonati nel Mar Ligure – le cosiddette “reti fantasma” – che interferiscono con l’ecosistema in maniera incontrollata, perpetuando la loro attività di cattura senza distinzione di specie e rilasciando microplastiche per deterioramento. Un fenomeno più diffuso di quanto si possa immaginare: solo nel 2020 la Guardia costiera ha recuperato 7 tonnellate di reti dai fondali; un quantitativo equivalente a ben 240mila bottiglie di plastica abbandonate in mare.

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