Oggi a Genova 

Ordinanza: salute pubblica od ordine pubblico? Le incongruenze del provvedimento

I temi: la movida, il Porto Antico e la Darsena, kebab e negozi analcolici, distributori H24, azzardo, circoli, i mezzi pubblici e le scuole. È stato fatto tutto quel che si poteva fare come si doveva fare?

Ieri il sindaco Marco Bucci ha promesso per oggi la “scrematura” dei circoli. Nel mirino c’erano quelli di Sampierdarena e i (pochissimi, soltanto due, di cui uno fuori zona rossa) che sono, di fatto, discoteche e che rappresentano un pericolo per l’assembramento che generano. D’altronde, le discoteche vere e proprie sono chiuse per decreto statale. Di mezzo, però, ci sono cadute bocciofile, circoli veramente culturali o di area squisitamente sociale, ciclistici. Parte della maggioranza comunale (per fortuna non il Sindaco) è da tempo in guerra con le realtà associative ritenute “di sinistra”. Ci sono, poi, circoli-discoteca di Sampierdarena, frequentati soprattutto da sudamericani, che rappresentano un problema per la vivibilità da molto prima che arrivasse il Covid, a cui l’amministrazione, nonostante sanzioni e chiusure, non è riuscita a mettere rimedio. Nel mirino dell’ordinanza, però, ci sono anche tutte le altre realtà. Ordinanza frettolosa (col bambino gettato insieme all’acqua sporca) o deliberato tentativo di chiudere l’associazionismo sgradito per motivi ideologici, è il segreto di Pulcinella, ad alcuni partiti di maggioranza? Non possiamo e non vogliamo credere alla seconda ipotesi (sarebbe gravissimo) e siamo certi che Marco Bucci ristabilirà l’equità della regola riportandola alla mera necessità di evitare possibili occasioni di contagio.

La movida, il Porto Antico e la Darsena

La misura presenta diverse incongruenze e sembra a tratti più un’ordinanza da ordine pubblico che da sanità. Curiosamente, esclude la zona della movida del centro storico (forse perché comunque i locali devono chiudere alle 23 e i negozi e artigiani che vendono alcol alle 21 e questo si è pensato potesse bastare, forse perché lì la percentuale dei contagi degli abitanti è minore, forse perché darebbe la mazzata finale ai pubblici esercizi già molto in difficoltà) oltre a Darsena e Porto Antico. Il discrimine sembra essere quello della concentrazione di positivi rispetto agli abitanti. La Darsena ha pochi abitanti, il Porto Antico nessuno (quindi ha certamente indice di contagio pari a zero), ma sono certamente luoghi di assembramento di fatto e questo è sotto gli occhi di tutti. Basta attraversare via Gramsci per arrivare dalla zona rossa a quella “libera”.

Kebab e negozi “analcolici”

Curiosa anche l’esclusione dalla chiusura alle 21 dei negozi che non vendono alcol. Misura che sarebbe giustificata per un’ordinanza legata all’ordine pubblico, incomprensibile nel caso della sanità. Nella zona rossa del centro storico, ma anche negli altri quartieri interessati (Sampierdarena, Certosa, Cornigliano) ci sono molti venditori di kebab, alimentari e ortofrutta gestiti da stranieri musulmani ortodossi che per questo non vendono alcol e che sono i principali fornitori del primo cluster, quello della comunità pakistana e, in genere, della gente che vive in zona rossa. E possono restare aperti 24 ore su 24. Sempre che il calare della sera comporti maggiori rischi di contagio rispetto alle ore del giorno.

Gli H24

L’ordinanza, lo ripetiamo, sembra più una misura legata all’ordine pubblico che all’epidemia, e per certo versi sembra fatta da chi non conosca il territorio. Mette certamente in atto alcuni dei provvedimenti legati alla vivibilità che alcuni dei cittadini delle zone in questione e le associazioni di categoria chiedono da tempo. Sembra quasi che sia stata usato il pretesto del Covid per fare ciò che la legge nazionale, in “tempi di pace”, non consente. Ad esempio questo vale per gli H24 (che di fatto hanno la stessa licenza dei negozi e da alcune associazioni di categoria sono avversati tenacemente senza che l’assessorato comunale sia mai riuscito ad accontentarle per via della legge nazionale), che sono chiusi, ma solo se in locali specificamente dedicati. Le “machinette” le toccano tutti, si è detto. E causano assembramento. Ma, allora, perché non chiudere anche quelle a cui lo spazio è concesso, nelle fermate della metro, da Amt e quella della Asl3 alla Fiumara? Anche quelle le toccano tutti, anche quelli sono causa di assembramenti. Nella sede della Asl3 alla Fiumara abbiamo potuto vedere personalmente come molte persone, dipendenti e assistiti, vi si intrattengano davanti e, ovviamente, si abbassino la mascherina per consumare.

L’azzardo

Per quanto riguarda i punti del gioco d’azzardo, è giusto che nel momento in cui si debba tentare di salvaguardare una parte dell’economia cittadina è giusto e ragionevole sacrificare ciò che non è necessario e che rappresenta un potenziale fattore di rischio molto alto, ma bisogna ricordare che la giunta regionale ha sospeso ormai da più di 5 anni l’attuazione della legge votata dal Consiglio regionale all’unanimità contro la ludopatia e che il Comune, autorizzando (com’è giusto) i dehors gratuiti per permettere alle attività di somministrazione, artigianali e ai negozi di sopravvivere, sta disattendendo in maniera puntuale il Regolamento per il gioco d’azzardo votato dal Consiglio comunale che vieta di concedere dehors alle attività che mettano a disposizione dei clienti le “macchinette”. In qualche caso, come in via Turati, questo ha portato a peggiorare la situazione di vivibilità della strada.

I circoli e la protesta del Terzo Settore


Il Forum del Terzo Settore ligure e Genovese ritengono la scelta di chiudere i luoghi di aggregazione e socialità compiuta dall’ordinanza della Regione Liguria in alcuni luoghi di Genova un errore.Le associazioni, i circoli, i luoghi di aggregazione laici o religiosi soggiacciono a norme e regole precise come previsto dalle linee guida ministeriali alle quali abbiamo sempre fatto riferimento e abbiamo in questi mesi rispettato così come abbiamo rispettato il lockdown e le misure di distanziamento fisico. Pertanto privare quartieri e persone già fragili di un luogo di socialità come questo ed anche di aiuto renderà le persone più sole e fragili. Sappiamo che questi luoghi sono differenti da tutti gli altri ma lo sono proprio perché svolgono anche una funzione sociale e di presidio del territorio anche in termini di sicurezza e quindi non capiamo come questo possa essere un pericolo maggiore per la diffusione del virus. La chiusura rischia di incidere pesantemente sul tessuto sociale ed associativo di territori già fragili senza apportare beneficio alcuno, anzi il rischio è quello di un abbandono dei territori già di per se in situazioni criticheLa crisi della prima ondata è stata superata anche grazie al prezioso contributo capillare e diffuso dell’associazionismo e del volontariato, privarlo di questo ruolo toglierà risorse preziose ai territori e in particolare alle persone.
I portavoce Andrea Rivano e Stefano Kovac


Come si è detto, il Sindaco ieri ha annunciato per oggi una revisione di buonsenso della questione chiusura dei circoli e ad altre “sbavature” del provvedimento. Insomma, ci si deve mettere lui in prima persona a mettere una pezza.

I mezzi pubblici

Da molti nostri lettori e, in genere, sui social, è parecchio contestata l’assenza dall’ordinanza di misure per quanto riguarda bus e treni, che sono affollati, in questa stagione soprattutto i primi, all’inverosimile. È chiaro a tutti che siano assembramenti viaggianti su gomma. Chiariamo che qui la situazione è più complessa: le misure nazionali stabiliscono l’occupazione all’80%. 80% di cosa? La normativa italiana prevede al 100% 8 persone per metro quadrato (il legislatore immagina gli italiani tutti smilzi). L’80% è pari a 6 persone per metro quadrato. Come viene attuata la limitazione di legge? In maniera che tuteli, giustamente, l’autista, ma senza tutelare i passeggeri: la catenella dietro al posto di guida inibisce il 20% dello spazio disponibile e il restante 80% è stipato di passeggeri. I mezzi che viaggiano carichi sono, dunque, regolari, a norma di legge, ma, di fatto, garantiscono le misure di sicurezza per il contagio? Se pensiamo che la distanza di sicurezza interpersonale è di un metro dobbiamo rispondere “sicuramente no”. Aggiungeteci tutte le persone che non rispettano l’obbligo dell’uso di mascherina e il quadro è completo.
La soluzione, del tutto teorica, sarebbe mettere in circolazione più mezzi ma, come abbiamo detto, è, appunto, teorica. Tutti i mezzi che ha Amt sono in campo e se anche il Governo (cosa piuttosto difficile) decidesse di stanziare fondi ingenti per nuovi mezzi, ad averli dai costruttori ci vorrebbero diversi mesi, in qualche caso anni. Inoltre, l’azienda, con le perdite dovute allo stop del lockdown e all’uso limitato al massimo che i cittadini fanno dei mezzi pubblici ha un buco che, se non arriveranno soldi da Roma non saprebbe come colmare.

Le scuole

Tema difficile, con la popolazione che si divide in due fazioni: “tutto aperto” e “tutto chiuso” e gli istituti che stanno chiudendo una dopo l’altra le classi. Inutile negarselo: la situazione è molto più difficile di come la si dipinga. Non stiamo nemmeno più a dare notizia delle classi chiuse per Covid. La scuola privata Vittorino Da Feltre ha deciso prudentemente per la didattica a distanza.
Forse sarebbe questa la soluzione per alleggerire il carico dei mezzi pubblici: mettere in regime di didattica a distanza le superiori, cioè i ragazzi che i genitori possono lasciare da soli a casa per andare a lavorare.
Ieri la Regione era stata costretta a chiarire in una Faq che l’entrata e uscita delle scuole non è considerato assembramento, perché non era stato considerato che nella zona rossa di Sampierdarena ci sono alcuni dei plessi scolastici più grandi di Genova. In questo caso è certo che si tratti di pura mancata considerazione della situazione e scarsa conoscenza del territorio.

Aggiornamento nell’articolo sottostante

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