L’Albergo dei Poveri, un gigante semi addormentato nella valletta di Carbonara – VIDEO

La storia dell’uomo che lo ha voluto con tutte le forze, Emanuele Brignole, finanziere che spese gran parte del suo patrimonio per creare un luogo dove ospitare i bimbi e i ragazzi tolti dalla strada e i vecchi (all’epoca era così) sopra i 50 anni, oltre agli ammalati. Spese la sua vita per i poveri e volle essere sepolto in una tomba senza iscrizioni, perché le persone che aveva aiutato potessero calpestarlo. Sotto l’edificio ci sono 10 degli 80mila morti di peste nell’epidemia che scoppiò poco dopo l’apertura dei cantieri

Il video-documentario sull’Albergo dei Poveri. Se potete, guardatelo su Youtube in HD

La parte storica è oggi visitabile nei giorni di apertura, consultabili sul sito dedicato alla struttura, costantemente aggiornato dalla Sovrintendente Annamaria de Marini, storica e biografa di Emanuele Brignole. Vi si organizzano iniziative ed è persino possibile affittare le sale o celebrare matrimoni nella chiesa, che resta parrocchia. Tra poco, nei locali appena recuperati, sarà allestito un museo dei mobili, delle opere d’arte e dei tessili conservati. Poi ci sono i locali occupati dall’Università. Sempre in gestione all’Università una gran parte degli spazi, oggi abbandonati. A Marsiglia hanno risolto per HôtelDieu, una struttura che per secoli ha assolto la stessa funzione dell’Albergo dei Poveri, concedendolo a una catena alberghiera che dal 2013 occupa con un hotel di lusso con ristorante stellato il primo dei grandi edifici recuperati dalla seconda città di Francia che negli ultimi anni ha messo in atto un recupero urbano di grande qualità.
Ma torniamo all’Albergo dei Poveri.

<L’edificazione, avviata nel 1656 nel cuore della valletta di Carbonara, fu lunga e laboriosa e si protrasse per quasi duecento anni a causa, in primo luogo, dell’infuriare della Grande Peste (negli scavi delle fondamenta verranno seppelliti, appunto, 10.000 cadaveri) ma anche e soprattutto della difficoltà di porre una struttura così rigida ed estesa su un terreno in pendenza. Il progetto dell’Albergo prevedeva infatti un impianto quadrato entro cui si inseriva un organismo a croce greca destinato al culto, che definiva quattro cortili indipendenti – dice la Sovrintendente -. Alla fine del Seicento si contavano già 2.600 internati. L’operato del Brignole venne tuttavia aspramente criticato attraverso una denuncia anonima presentata al Senato il 15 marzo 1674. Lo si ritenne responsabile, fra le altre cose, dei costi eccessivi del cantiere dell’Albergo, dovuti in parte anche alla sua scelta di conferire alla struttura un’esplicita magnificenza architettonica, che avevano compromesso lo stato delle finanze dell’Ufficio dei Poveri che per la maggior parte li sosteneva. La vicenda ebbe ripercussioni sia sulle successive fasi costruttive dell’Albergo, che venne ridimensionato, sia sulle già fragili condizioni di salute del suo fondatore. A causa dell’aggravarsi dei suoi problemi fisici, ma anche per allontanarsi temporaneamente da Genova, il Brignole decise pertanto di recarsi a Piacenza, dove si affidò alle cure di uno stimato specialista, Stanislao Omati. Ne nascerà una vivace disputa fra questi e il medico che aveva precedentemente avuto in cura il Brignole, che proseguirà negli anni successivi, anche dopo la morte dell’illustre paziente avvenuta nel 1678. Le ultime volontà di Brignole, furono quelle di essere seppellito nella chiesa dell’Albergo, sotto una lastra senza nome davanti all’ingresso dei poveri e rivestito della loro divisa, “povero tra i poveri”, come egli stesso lasciò scritto, “per essere calpestato dai loro piedi”>.

Nell’intervista video Marco Sinesi commissario straordinario e amministratore unico dell’Asp Emanuele Brignole, ente proprietario della struttura, parla anche del nuovo spazio museale che aprirà tra breve, della ristrutturazione appena terminata e di quella che dovrà incominciare oltre a lanciare una raccolta fondi.

Chi desiderasse altre informazioni può leggere il libro di Annamaria de Marini “Emanuele Brignole e l’Albergo dei poveri di Genova“.

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