I 100 anni di Gino, partigiano e per 25 anni direttore della più grande azienda vinicola del Sud America

Dopo aver vissuto a lungo a Caracas, in Venezuela (sempre tornando nella nostra città), è voluto tornare qui, dove i suoi figli hanno studiato all’Università. Ora ha anche tre nipoti

Si chiama Attilio Rivanera, ma in casa lo chiamano “Gino” e il 27 settembre scorso ha spento 100 candeline insieme alla sua famiglia. Vive da solo, nella sua casa, circondato dall’affetto di figli e nipoti, ai quali racconta ancora le storie della sua lunga vita. Gode di buona salute e gli unici problemi che un po’ lo tormentano sono la vista e l’udito, che non sono più quelli di un tempo. Quello che lo cruccia di più è non poter leggere tanti libri come in passato ha sempre fatto. I figli Paola e Filippo (che hanno trascorso la prima parte della loro vita con lui e con mamma Silvana tra Genova e il Venezuela) e i 3 nipoti, due femmine e un maschio, non lo abbandonano mai e gli portano ogni giorno i giornali, di cui riesce ancora a leggere i titoli e le scritte più grandi.
Gino è nato a Genova nel 1920, poco dopo la Prima Guerra Mondiale, due anni prima della “Marcia su Roma” che avrebbe portato al terribile periodo del fascismo. Oltre all’Italiano parla lo Spagnolo e il Francese. Ha studiato alla scuola superiore di Agraria ad Alba e si è laureato alla facoltà di Agraria di Torino. Ha fatto l’ufficiale nel Genio Guastatori proprio nel secondo periodo bellico, ma stare da quella parte non faceva per lui. Così ha deciso di unirsi ai partigiani nella zona del Brugneto, dove la sua nonna aveva una casa a Frinti, il paese ora sommerso dalle acque del lago dopo la costruzione della diga. È di quel periodo che parla ancora di frequente, ma anche dei tempi in cui, dopo aver lavorato tra Italia, Francia, Inghilterra, Portogallo e Cile, ha vissuto e diretto quella che all’epoca era la più grande azienda vinicola del Sud America. <All’epoca – racconta la figlia Paola – in Venezuela c’era la democrazia, era un paradiso e si stava veramente bene>. Poi i tempi sono cambiati e Gino, con la moglie Silvana (scomparsa nel 2008 e che gli manca tantissimo), è tornato stabilmente in Italia, proprio a Genova, dove Paola e Filippo erano già tornati per iscriversi all’Università.
Paola ricorda il periodo felice e sereno trascorso in Venezuela (all’epoca la famiglia viveva 6 mesi in Europa e 6 mesi in Sud America) e racconta che, invece delle favole, papà Gino leggeva “Zanna Bianca” o i libri di Salgari. Ma i viaggi Gino non si è certo limitato a leggerli sulle pagine dei libri.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: