Su Covid e sanità si combatte la campagna elettorale in Liguria

Il Pd annuncia un esposto alla Corte dei Conti sui premi ai dirigenti regionali del settore. Linea Condivisa: <La governance vive in una realtà parallela ben lontana dalla quotidianità degli operatori sanitari e dei cittadini>. Intanto Toti decide di non reintrodurre il distanziamento sui mezzi pubblici come vorrebbe il ministero della Salute e apre alle battute di caccia in braccata

Il Covid tornerà o non tornerà a mordere. E, se accadrà, lo farà entro le elezioni regionali? Anche su questa variabile incalcolabile e non influenzabile si gioca la vittoria alle urne. Mentre i dati dicono che in Italia la situazione è peggiorata, senza arrivare all’emergenza di marzo, aprile e maggio, Toti punta tutto sulla ripresa “normale” delle attività e premia i manager mentre Sansa ricorda che la Liguria è stata a maggio tra le regioni col record di mortalità mentre, al netto della pandemia, ricorda il pasticciaccio “pre Covid” della radioterapia.

<La Regione – ha commentato ieri Ferruccio Sansa – ha deciso di premiare i manager della sanità con almeno 20mila euro a testa. Colpisce in una Liguria che a maggio ha avuto il record di mortalità per Covid. Nella Liguria dove i malati di tumore non avevano le macchine per la radioterapia, dove il meccanismo delle assunzioni è così macchinoso che occorrono mesi per avere il personale. Dove nei paesi dell’entroterra come Sassello e Rossiglione, dove ci troviamo oggi, nel weekend non ci sono i pediatri. Una decisione prevista dalle norme sugli incentivi contestate anche dalla Corte dei Conti ligure. Davvero i dirigenti della sanità ligure meritano di essere premiati?>.

Giovanni Toti, con una nuova ordinanza proprio ieri, al contrario di altre Regioni, ha confermato il no al distanziamento sui mezzi pubblici e ha aperto alle battute di caccia in braccata. Inutile negare che quello dei cacciatori (come quello degli ambientalisti dall’altra parte) sia un bel bacino di voti.

Come giocheranno queste posizioni sulle elezioni? Dipende tutto da quel che deciderà di fare il virus, più o meno agevolato da disposizioni regionali. Chiaro che se all’ultimo miglio della campagna elettorale dovessero scoppiare focolai imponenti, magari più ampi di quelli che si verificheranno nelle regioni più prudenti, la scelta di Toti rischierebbe di fargli perdere parecchio campo mentre se tutto rimanesse nella normalità (cosa che non significa la soluzione del problema, perché ieri, ad esempio, ci sono stati un morto e 4 contagiati, meno dei giorni scorsi ma è anche vero che i tamponi sono calati) chi lancia l’allarme sanità in Liguria verrebbe additato come menagramo e affossatore dell’economia. Il virus è quindi una variabile imprevedibile di grande peso sul risultato delle urne.

Com’è andata fino ad ora? Ecco le tabelle di CovidGuard che illustrano, trasponendo nelle tabelle i numeri del ministero della Salute “pesati” sul numero degli abitanti. Il numero dei morti è tra i più alti d’Italia, cosa che i “pro Toti” liquidano con l’elevato numero di anziani sul territorio, mentre dall’altra parte fanno notare che dipende anche dal fatto che non sarebbe stata fatta sufficiente barriera al contagio nelle Rsa e che la prevenzione e l’assistenza domiciliare non avrebbero funzionato come altrove.

C’è poi tutta la partita della quasi totale sospensione di tutto il resto della sanità, salvo i casi gravissimi. La sanità della Liguria ha garantito un servizio migliore o peggiore delle altre?

Sui dirigenti della sanità ligure <ancora una volta premiati> si scagliano Gianni Pastorino e Francesco Battistini di Linea Condivisa: <Uscita indenne dalle critiche per l’emergenza covid, la governance vive in una realtà parallela ben lontana dalla quotidianità degli operatori sanitari e dei cittadini>.

<Presentate le valutazioni sui dirigenti della sanità ligure: ancora una volta tutti premiati, con generosi emolumenti, nonostante la gestione dell’emergenza covid non proprio esemplare – dicono i due consiglieri – Premesso che non siamo contrari a priori ai premi per i dirigenti, soprattutto se meritati, le valutazioni pubblicate in queste ore ci lasciano alquanto scontenti e perplessi: evidente il distacco fra la realtà quotidiana, vissuta dai cittadini e dagli operatori sanitari, e la realtà parallela in cui i vertici della governance dormono sonni tranquilli. La manica larga stride con quanto avvenuto nei mesi dell’emergenza sanitaria, con i giudizi negativi espressi dal Procuratore regionale della Corte dei Conti e dalla fondazione Gimbe, ed anche, a dirla tutta, con la percezione che hanno le centinaia di medici, infermieri, tecnici e oss che lavorano nel sistema sanitario regionale. La sanità ligure è fra le più in difficoltà in Italia, nonostante l’impegno del personale sanitario: eppure la dirigenza è decisamente premiata Di fronte a problemi e fallimenti, siamo nuovamente testimoni della completa assoluzione del gruppo dirigente. Primo fra tutti il commissario straordinario di A.li.sa. Walter Locatelli, figura anomala che da 4 anni ricopre un ruolo tagliato su misura, dal momento che non ha i requisiti per essere direttore generale. Ebbene: il commissario straordinario è alla guida di un’infrastruttura che, tanto per l’immaginario collettivo quanto per la Corte dei Conti, non è in grado di coordinare correttamente e coerentemente il sistema sanitario. Una macchina inceppata che drena risorse sicuramente utilizzabili diversamente>.

«Oppure che dire delle difficoltà patite dal Policlinico San Martino o da altri presidi territoriali? Sembra non esserci traccia di tutto questo nelle valutazioni i chi attribuisce i premi. Al contrario tutto è livellato, non si fa alcuna differenza fra merito e inefficienza – concludono Pastorino e Battistini -. Ribadiamo: non saremo noi a urlare contro gli emolumenti dei dirigenti, se meritati. Ma quale fiducia si può avere in un sistema di valutazione che sembra funzionare in maniera predefinita? Resta l’amaro in bocca pensando a quanto sia stato difficile assegnare un’indennità covid al personale medico e sanitario, e quanto invece sia stato semplice attribuire somme fino a 20.000 euro ai dirigenti, alcuni di loro responsabili in più di un’occasione di scelte che si sono riversate negativamente sui cittadini>.

Sui premi ai dirigenti della Sanità, il Pd minaccia di rivolgersi alla Corte dei conti. <È giusto che i manager della sanità ligure abbiano ricevuto premi per il loro lavoro e che il migliore di tutti sia risultato Walter Locatelli il commissario che dirige Alisa, se l’obiettivo era fare andare i pazienti in Lombardia e fare venire in Liguria i grandi gruppi aziendali – recita una nota del partito -. Se invece l’obiettivo fosse stato rafforzare la sanità pubblica e garantire la salute in Liguria, allora quei premi non dovevano arrivare a nessuno. Siamo la Regione con il deficit sanitario peggiore in Italia, pari a 64 milioni di euro. Dietro di noi solo il Molise. Per le fughe dei pazienti in altre Regioni, la cosiddetta mobilità passiva, pagavamo 35 milioni di euro 5 anni fa, mentre nel 2019 ci sono costate 71 milioni di euro, con un aumento di 18 milioni di euro in un solo anno. Chiamare il Cup è diventata una chimera. Le liste d’attesa per esami e visite, già lunghe prima del Covid, sono diventate ingestibili. I continui tagli al personale e alle strumentazioni tecnologiche hanno ridotto ovunque la qualità delle prestazioni e la vicenda della radioterapia all’ospedale San Martino è lì a provarlo, con l’esodo dei malati a Savona. Nella gestione del Covid la Liguria è stata una delle peggiori d’Italia. In questo contesto, si preoccupano di distribuire premi in denaro ai manager della sanità. Uno scandalo e una vergogna. Ci riserviamo di presentare un esposto alla Corte dei Conti. Con i soldi dei liguri non si scherza>.

Intanto i bene informati dicono che la Lega non reclamerà, in caso di vittoria, l’assessorato alla Sanità fino ad oggi condotto dalla sua eletta Sonia Viale. E nemmeno un qualsiasi assessorato per lei.

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