Code per entrare in porto, scene da delirio nella Genova paralizzata

Due incidenti in Lungomare Canepa e strada Guido Rossa. Poi l’assedio di auto e mezzi pesanti diretti ai traghetti. Un’altra volta il problema è l’accesso al porto che fa da imbuto. Una situazione risolta lo scorso anno (dopo molti anni di paralisi della viabilità genovese ad ogni imbarco e sbarco estivo) che torna a presentarsi in tutta la sua drammaticità. Auto a motore spento e gente scesa dai mezzi che grida e litiga

Strada Guido Rossa, lungomare Canepa, Ponte Elicoidale, fino al casello di Genova Ovest: tutto paralizzato. Le attese agli imbarchi provocano code per il traffico in arrivo dal ponente a partire dallo svincolo autostradale di Genova aeroporto e a seguire sulla strada Guido Rossa e sul lungomare Canepa e ripercussioni per il traffico in arrivo dalla a7 Milano Genova dove si sta in coda, appunto, a partire dal casello di Genova Ovest, congestionato dai veicoli in ingresso e in uscita. In coda ci sono anche mezzi di soccorso.

One thought on “Code per entrare in porto, scene da delirio nella Genova paralizzata”

  1. Ieri a Genova centinaia di persone sono rimaste per ore sotto il sole cocente, incastrate sul lungomare che è l’unico raccordo tra l’est e l’ovest della regione. Senza preavvisi all’uscita dell’autostrada, senza notizie ne’ spiegazioni, senz’acqua o possibilità di mangiare e fare i bisogni. E questo dopo un mese di autostrade liguri ristrette da chilometri di coni che segnalavano lavori immaginari e provocavano code di ore impedendo a migliaia di persone di svolgere il proprio lavoro o tornare a casa, e a migliaia di turisti di svagarsi dopo mesi di confinamento e far ripartire la nostra unica industria, il turismo.

    Ci sono stata anch’io ieri, fra quei disgraziati. Non avevo preso il treno perché due giorni prima avevo vissuto un’altra odissea. Treno da Roma 200 minuti di ritardo, poi soppresso, locali con un’ora di ritardo causa sanificazione, Intercity e Thello straprenotati. Aumentare i treni a Luglio? Idea pazzesca!

    Sul lungomare rovente di lamiere i prigionieri non capivano cosa fosse successo, il perché dell’immobilità assoluta, se era dovuta a un incidente e presto o tardi si sarebbe risolta, oppure se sarebbe stata un maledetto inferno di ore da cui non c’era scampo.

    Telefonai ai vigili urbani. Risposero di essere sul posto per facilitare la viabilità. Dopo 300 metri in 2 ore finalmente vidi un impiegato portuale, che mi confermò che sì, c’erano stati due vigili ma se n’erano andati. Forse dovevamo essere grati a loro per quei 300 m.conquistati.

    Telefonai ai Carabinieri , che non sapevano niente e mi dicevano che non era di loro competenza e che dovevo rivolgermi alla Polizia.

    Telefonai alla Polizia, che qualcosa sapeva e dava la colpa all’Autorità Portuale, passandomi la centrale operativa, linea che dopo due minuti cadeva. Operazione rifatta, linea ricaduta.

    Telefonai all’Autorità Portuale. Squilli a vuoto. Telefonai alla televisione locale : nessuna risposta. Arrivata alla fine del guardrail di metallo c’erano degli spartitraffico di plastica. Disidratata, affamata, furibonda – ormai il mio colloquio di lavoro era saltato – decisi di tornare indietro, disincastrando i jerseys per aprirmi un varco per poter accedere alla corsia in senso inverso.

    Ho fatto quello che avrebbe dovuto fare chi di dovere, cercando di smaltire l’ingorgo informando gli sventurati italiani e stranieri intrappolati di cosa stava succedendo e del fatto che era sicuramente qualcosa che non si sarebbe risolto in poche ore, consentendo loro di poter decidere di ritornare indietro.

    Forse qualcuno poteva passare con un altoparlante a dirci qualcosa?

    Forse qualcuno poteva allertare la Protezione Civile per distribuire delle bottigliette d’acqua e controllare la situazione UMANA? Non sono tutte queste forze ed enti pubblici a tutela della sicurezza dei cittadini? Ma forse non siamo cittadini, solo carne da macello. Sicuramente ci hanno visti dai monitors, avranno scrollato le spalle come se si trattasse di un evento atmosferico non dominabile. E da un ente all’altro, da una scrollata di spalle all’altra, su su fino all’Assessore alla Viabilità e al Sindaco e al Presidente a cui sarà arrivata notizia della situazione, nessuno ha pensato semplicemente : aiutiamoli.

    Anche se dovessimo ricevere tutti i soldi possibili immaginabili dal Recovery Fund non potremo ricevere le qualità che li farebbero fruttare : il senso dello Stato, il senso di essere al servizio della cittadinanza, la capacità di coordinare varie forze e progettare – le famose sinergie tanto invocate nei dibattiti pubblici – la cura per il bene comune e non ultima, al di là del “non è di mia competenza”, anche la compassione verso gli altri cittadini e un senso di orgoglio o vergogna che dovrebbe subentrare in tutti coloro che sono a servizio dello Stato, se solo si fermassero a pensare, e sottolineo se, che tra le persone che stanno subendo quello che abbiamo subìto in questo mese ci sono anche tanti stranieri che riportano all’estero un’immagine di paese allo sfascio.

    La colpa è anche dei “cittadini” – o servi? – rassegnati, quelli delle immagini selezionate dal TG3. In Francia non avrebbero subìto un mese di simili torture, avrebbero spaccato i caselli e le sbarre delle autostrade. Chi ha visto il film “ Nel nome del popolo italiano” di cinquant’anni fa, capisce che gli Italiani sono solo capaci di lamentarsi e scendono in piazza solo per le partite di calcio.

    Ai giovani che hanno intenzione di andarsene, e a quelli che hanno nostalgia di tornare, dico che qui non è mai cambiato niente, che tra un rimpallo di responsabilità e un altro, alla fine di tanti anni di processi poi sono in pochi a pagare, che chi non fa il suo dovere la passa liscia, che la maggior parte fa “il meno possibile” per non avere rogne, e vive scrollando le spalle nel lassismo, nel menefreghismo, nell’ignavia. Che mi fa venire in mente Dante : lasciate ogni speranza e non rientrate !

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