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Liguria, ancora morti e infetti, ma i tamponi e il Cup restano al palo

La nostra petizione per chiedere alla Regione di aumentare il numero dei tamponi ed omologarlo a quello dei territori più colpiti ha raggiunto le 2900 firme alle 01.30 del 5 giugno. Quasi 3 mila firme in 48 ore. Potete firmarla cliccando qui – Intanto, aprono persino le discoteche, ma il Cup non riapre. L’appello di un malato di ictus ischemico, epilessia e fibromialgia: <Il mio medico è preoccupato per me, sto valutando la denuncia>

L’Istituto superiore di Sanità descrive così la concentrazione di casi Covid in Italia: la Liguria risulta indubbiamente tra le regioni più colpite.

Fonte: Istituto superiore di Sanità

Per l’autorevole fondazione scientifica indipendente Gimbe, in Liguria la percentuale di tamponi diagnostici positivi è superiore alla media nazionale (2,4%) di diversi punti, toccando, infatti, il 5,8%.

Anche oggi l’indice di contagio della Liguria è il più alto d’Italia: 0,22 a fronte dello 0,08 della media Italiana, dello 0,09 della Lombardia, dello 0,08 del Piemonte, dello 0,06 dell’Emilia Romagna, dello 0,02 del Veneto.


Questi in sintesi i risultati dell’analisi sul periodo post lockdown (4-27 maggio 2020) della fondazione Gimbe che indica come la Liguria, pur essendo tra le regioni più colpite, sia al di sotto della media nazionale dei tamponi, unamedia composta da territorio appena sfiorati o poco colpiti dal virus.

  • Percentuale di tamponi diagnostici positivi. Risulta superiore alla media nazionale (2,4%) in 5 Regioni: in maniera rilevante in Lombardia (6%) e Liguria (5,8%) e in misura minore in Piemonte (3,8%) Puglia (3,7%) ed Emilia-Romagna (2,7%).
  • Tamponi diagnostici per 100.000 abitanti Rispetto alla media nazionale (1.343), svettano solo Valle d’Aosta (4.076) e Provincia Autonoma di Trento (4.038). Nelle tre Regioni ad elevata incidenza dei nuovi casi, la propensione all’esecuzione di tamponi rimane poco al di sopra della media nazionale sia in Piemonte (1.675) che in Lombardia (1.608), mentre in Liguria (1.319) si attesta poco al di sotto.
  • Incidenza di nuovi casi per 100.000 abitanti: rispetto alla media nazionale (32), l’incidenza è nettamente superiore in Lombardia (96), Liguria (76) e Piemonte (63). Se il dato del Molise (44) non desta preoccupazioni perché legato a un recente focolaio già identificato e circoscritto, quello dell’Emilia-Romagna (33) potrebbe essere sottostimato dal numero di tamponi diagnostici (1.202 per 100.000 abitanti) ben al di sotto della media nazionale (1.343)

«Le nostre valutazioni indipendenti – commenta il presidente Nino Cartabellotta – confermano che il dibattito politico e scientifico si sta concentrando su un indice molto variabile, condizionato dalla qualità dei dati, non tempestivo (l’ultima stima riflette ancora la fase di lockdown), calcolato su meno di un terzo dei casi confermati dalla Protezione Civile e influenzato dalle notevoli differenze regionali nell’esecuzione di tamponi diagnostici».
«Se il valore di R0 rimane una pietra miliare dell’epidemiologia per stimare il grado di contagiosità del virus all’inizio di una epidemia – conclude Cartabellotta – la Fondazione Gimbe conferma che l’indice Rt è poco affidabile nella fase di monitoraggio post lockdown. Il suo ruolo dovrebbe essere ridimensionato, evitando di utilizzarlo come parametro univoco e soprattutto per elaborare classifiche regionali».


I dati di oggi

21 i nuovi infetti in Liguria, terza per numero di contagi (in senso assoluto, prima in rapporto al numero degli abitanti) dopo Lombardia (84) e Piemonte (24). Seguono l’Emilia con 18 e il Lazio con 11. 2 regioni, tra cui il Veneto, hanno avuto 4 contagi; 2 quelli che oggi hanno registrato 3 contagi. Chiudono la classifica una regione con un contagio e 9 con 0 contagi. I guariti sono stati 122, 6 i deceduti.

I tamponi sono sempre pochi, in omaggio all'”austerity” imposta da Giovanni Toti: non si spendono inutilmente, ha detto, i soldi dei contribuenti (meglio forse impiegare quasi 60 mila euro per una campagna motivazionale sui giornali al termine del lockdown, serviti anche ad acquistare tutte le pubblicità dell’edizione di quel giorno del Secolo XIX).
Peccato che le regioni che hanno messo in atto la strategia della prevenzione non abbiano dati “pesanti” come i nostri e alcune, come il Veneto, veleggino verso la soluzione, almeno temporanea, del problema.
I tamponi hanno un costo, ma quanto costa alla collettività (anche in termini di sofferenza) non fare prevenzione attraverso di essi? La Liguria, che ne ha sempre fatti meno di tutte le regioni più colpite, ha la metà dei tamponi del Veneto (ogni 100 mila abitanti) e quasi il doppio dei contagiati.

La Liguria ha fatto oggi solo 1581 tamponi, dei quali solo 682 a non testati prima (gli altri sono secondi o terzi tamponi effettuati su casi già accertatoi). Tra questi sono stati individuati i 21 nuovi casi positivi che rappresentano il 3% dei nuovi testati.

Firma qui per chiedere alla Regione di aumentare il numero dei tamponi ed omologarlo a quello dei territori più colpiti

Toti ha annunciato che domani una delibera di domani <confermerà la possibilità di effettuare gratis i test sierologici per il personale delle forze dell’ordine, dei vigili fuoco e del personale, anche volontario, delle pubbliche assistenze>. Non si sa ancora se sia compresa la Polizia locale (nella nota regionale non è compresa), lo vedremo domani dal testo della delibera. Certo che sarebbe curioso che fossero esclusi gli agenti comunali che hanno fatto, nel periodo Covid, lo stesso identico lavoro delle forze dell’Ordine.
Intanto il sindacato di polizia Siap, rivendicando la vittoria <sul grave immobilismo della Regione Liguria a tutela della nostra categoria in tempo Covid19 dopo la vergognosa proposta di fare pagare i test 30€ l’uno>.
<Ricordiamo che la Regione non ha effettuato un congruo numero di tamponi faringei ai poliziotti, seppur richiesti dalla nostra Amministrazione – continua il segretario Roberto Traverso -. Pertanto, il Siap, in qualità di RLS, metterà a disposizione delle colleghe e colleghi interessati tutta la copiosa documentazione prodotta in questi mesi di attività messa in atto dall’inizio della pandemia Covid19, dalla quale emerge oggettivamente che la sorveglianza sanitaria prevista per i poliziotti liguri non è stata regolarmente applicata da chi di competenza. Se donne o uomini delle forze dell’ordine soffriranno le conseguenze della scelta di non essere state/i sottoposti ai tamponi faringei, non potendo così dimostrare che eventuali effetti collaterali sulla propria salute potrebbero essere conseguenti al Covid19, potranno utilizzare tutta la documentazione prodotta dal Siap per tutelarsi ed essere risarciti>.

Malati di serie A (ospedalizzati) e malati di serie B (a casa): questi ultimi non avranno screening e gratuità

<È necessario prendere atto delle conseguenze che la malattia ha avuto su chi è stato ricoverato e dimesso – fa sapere l’assessore alla Sanità Sonia Viale – queste persone hanno necessità di avere dei percorsi di follow up, e per questo abbiamo ritenuto che queste persone non debbano affrontarli pagando il ticket. La delibera affiderà ad Alisa il compito di delineare i percorsi di presa in carico dei guariti, anche a fini di approfondimento scientifico, di ricerca e di studio per comprendere meglio quali possano essere le conseguenze di questa patologia>.

Peccato che non tutti i malati siano stati in ospedale, peccato che molti di quelli lasciati a casa, con tutti i sintomi di media intensità, non abbiano mai ricevuto il tampone, non hanno una diagnosi per quello che hanno avuto, non avranno l’esenzione come chi è stato in ospedale, non godranno della gratuità degli esami per verificare la loro salute non avranno screening gratuito delle conseguenze: oltre il danno, la beffa.

Il Cup non riapre, il disperato appello di un malato grave. Nella sua situazione ci sono centinaia di liguri

Intanto si moltiplicano le proteste per la mancata apertura del Cup che era stata annunciata per l’inizio del mese e invece è slittata a oltre la metà.
Ci ha scritto un cittadino (noi sappiamo il vero nome, ma lo chiameremo Carlo perché, come malato, ha diritto alla piena tutela della sua privacy. Ecco il suo disperato appello.

Sono un cittadino con problemi seri di salute – scrive – Ho bisogno di fare delle visite mediche urgenti e il Cup risulta ancora non accessibile al pubblico, all’Inps non ricevono nessuno. Se uno ha dei problemi cardiaci, che fa, muore? Non si può andare avanti in questa maniera. Il mio medico curante, è preoccupato per la mia situazione di salute. Ho avuto un ictus ischemico, ho l’epilessia e per finire, ho la fibromialgia in avanzato stato di gravità, simile alla Sla. Dovrei fare delle visite mediche urgenti e il Cup non apre. Noi disabili, invalidi e pensionati, siamo di serie zeta. La sanità ci vuole morti? Esigiamo risposte e piene scuse. Sto pensando di denunciare alle autorità competenti.

Firma qui per chiedere alla Regione di aumentare il numero dei tamponi ed omologarlo a quello dei territori più colpiti

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