Coronavirus: assistenza domiciliare zoppa affidata ai privati
FP Cgil: <Affidamento ai privati delle GSAT: dimostrazione di una politica di disinvestimento nella sanità territoriale>. A quasi 3 mesi dal primo contagio in Liguria, a Genova città ne mancano ancora 3, 6, in totale, nel territorio della città metropolitana. Dopo 90 giorni di annunci e servizi di assistenza prima inesistenti, poi gravemente insufficienti, la brillante “soluzione” della Sanità pubblica: affidarli ai privati
Con la delibera della ASL3 genovese decide di affidare ad un operatore economico privato la gestione delle GSAT, le squadre, composte da un medico ed un infermiere, per l’assistenza a domicilio dei pazienti COVID.
<A motivazione della decisione assunta, viene sottolineato il ruolo sempre maggiore che stanno assumendo le Cure Domiciliari, la pressione sempre maggiore sul territorio che, con i suoi servizi, diventerà la nuova frontiera assistenziale ed il numero insufficiente di infermieri per dare copertura al servizio – dice Maurizio Gualdi, segretario generale Fp Cgil Genova -. Da anni Fp Cgil evidenzia l’importanza del territorio nel complesso dell’offerta di assistenza sanitaria ed il ruolo che questa ricopre sia nell’ottica di offrire una risposta efficace alla domanda di salute della popolazione sia nell’ottica di strutturare un Servizio Sanitario Regionale efficiente e per questo, da anni, denunciamo l’inadeguatezza delle risorse stanziate da Regione Liguria soprattutto per quanto riguarda il personale. Nel Piano Socio Sanitario Regionale si parla di Case della Salute come luogo in cui avviene la “presa in carico”, di consultori, di assistenza domiciliare; tutte strutture di cui si riconosce l’importanza e sulle quali questa Giunta si era impegnata; in realtà poco o nulla è stato fatto>.

Dall’inizio dell’epidemia, i cittadini segnalano un’assistenza all’inizio del tutto inesistente, poi semplicemente telefonica (con una persona che chiamava semplicemente per chiedere delle condizioni di salute), quindi insufficiente. Decine e decine le persone che raccontano di essere state lasciate sole, nelle loro case, ad attendere che qualcuno si facesse vivo.
<Si legge, nella stessa delibera, che le squadre GSAT erano inizialmente previste in numero di 6, che sono state incrementate “fino” a raggiungere il numero di 8 e che sarebbero state portate a 10 nei primi giorni di maggio; peccato che le GSAT siano previste nel numero di una ogni 50 mila abitanti e che, di conseguenza, dovrebbero essere 12 per il territorio della Città di Genova, 15 per la porzione di territorio ligure su cui insiste la ASL3 “Genovese” – prosegue Gualdi -. È evidente che questa emergenza, mettendo sotto forte stress il sistema, ha dimostrato l’inadeguatezza della “regia” regionale; tutte le azioni e gli investimenti non fatti hanno portato il nostro Sistema Sanitario a faticare più di altri. Sorprende che una delibera di questo tipo sia stata assunta proprio quasi contemporaneamente al varo di misure nazionali che implementano ulteriormente le risorse a beneficio delle attività territoriali e a fronte della disponibilità di più di uno strumento per procedere all’assunzione dei lavoratori senza doversi rivolgere ad intermediari e facendo un investimento che getti le basi per rinforzare in modo strutturale l’assistenza territoriale>.
<Crediamo serva un cambio di passo, crediamo che le risorse che arrivano dallo Stato vadano investite nel Servizio Sanitario pubblico attraverso un progetto solido, un piano di assunzioni serio affinché si possa mettere i tanti professionisti che vi operano in condizioni di dare adeguate risposte ai cittadini che hanno necessità di servizi di qualità e non di ulteriori cessioni ai privati> conclude Gualdi.
La Asl3 invia un comunicato con cui <smentisce categoricamente, quanto affermato dall’organizzazione sindacale Cgil> a proposito di una privatizzazione, ma in realtà conferma spiegando che <È stata effettuata una integrazione al servizio infermieristico delle squadre esistenti e operative sul territorio solo dopo aver messo in atto tutte le procedure assuntive previste dai decreti emergenziali attraverso bandi a tempo determinato e utilizzo di graduatorie a tempo indeterminato che non hanno portato a un pieno soddisfacimento della domanda assunzionale. Si tratta dunque di un potenziamento temporaneo necessario per fronteggiare l’emergenza Covid che prevede una integrazione di personale infermieristico a tutela della salute pubblica e non di un affidamento di gestione dell’intero servizio Gsat>. Intero no, ma in parte sì, dunque.
<Si è ritenuto di ricorrere all’integrazione del contratto di appalto di servizi già in essere, precedentemente aggiudicato da questa azienda a seguito di regolare procedura di gara ed evidenza pubblica, secondo le indicazioni fornite dal Dipartimento Salute e Servizi Sociali del 3 marzo 2020>.
Asl3 sostiene che <le squadre Gsat attive in ASL3 sono 11, ultima attivazione in ordine temporale il 13 maggio e non 8 come erroneamente comunicato da Cgil>. È probabile, però, che come squadre Gsat vengano individuate dalla Sanità pubblica anche quelle che effettuano i tamponi ai positivi che non prestano assistenza ai malati, ma effettuano, appunto, i prelievi di materiale da analizzare e sono, quindi, altra cosa. <Si sta valutando insieme ad Alisa se necessario rispetto al bisogno il raggiungimento di 14 Gsat sul territorio> concludono alla Asl. Sperando che siano tutte squadre di assistenza e non miste con quelle che effettuano i tamponi.



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