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Il nuovo ponte sul New York Times: “Simbolo del “Si può fare” italiano”

<Il nuovo ponte di Genova si avvicina al completamento, trasformando la tragedia in speranza> titola il giornale statunitense, uno dei più prestigiosi al mondo. Poi continua con una frase che piacerà certamente al sindaco Marco Bucci: <Quasi due anni dopo la morte di 43 persone quando il ponte è crollato, la sua sostituzione, costruita a tempo di record, è diventata un simbolo del “can-do” italiano>, del saper fare, con tanta volontà

Stavolta non è una citazione ironica della celebre pellicola Frankenstein Junior (dalla quale Genova sembra aver mutuato negli ultimi anni un’altra frase celebre: “Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere”, subito prima del rombo di tuono), ma un commento del prestigioso New York Times.

Nella foto che campeggia al centro del pezzo si vedono il premier Giuseppe Conte, il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, il sindaco e commissario per la ricostruzione Marco Bucci e il presidente della regione Giovanni Toti che, pur essendo in primo piano, non viene citato. Chissà se si arrabbierà col New York Time come col Secolo XIX quando pubblico, invece di una foto dove si vedesse lui, una in cui c’era il sindaco Bucci, peraltro della stessa coalizione, presente allo stesso evento.

Lo stesso articolo riporta frasi di Bucci e di Conte, cita Pietro Salini, ad di Salini Impregilo e Giuseppe Bono, ad di Fincantieri. Ma non il presidente della Regione, che è anche commissario per l’emergenza.

L’articolo, firmato da Elisabetta Povoledo, spiega: <I progetti di lavori pubblici in Italia non sono noti per l’efficienza, anche nelle migliori circostanze, e i mesi dopo l’incidente sono stati contrassegnati da una serie di ostacoli: turbolenze politiche che hanno portato a un cambio di governo, indagini giudiziarie sulla causa del crollo e un dibattito sul fatto che la privatizzazione delle strade italiane e di altre infrastrutture abbiano messo a rischio le persone. E questo era prima che il coronavirus colpisse. Eppure martedì, l’ultima sezione che costituisce la struttura principale del nuovo ponte è stata issata in posizione, completando una colonna vertebrale lunga 3.500 piedi che rimane da coprire in cemento e quindi rifinita con uno strato di asfalto>. Nessuno ci avrebbe scommesso, si legge nell’articolo, ed è così che ci vedevano oltre oceano, e invece, contro ogni pronostico, ce l’abbiamo fatta, conquistando parecchi punti di credibilità negli States.

Qui potete leggere l’articolo completo

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