Cronaca 

Donna fatta a pezzi, l’autopsia: “Segni compatibili col suicidio”

La figlia, nel carcere di Pontedecimo con l’accusa di distruzione di cadavere e indagata per omicidio, potrebbe aver detto il vero. Ha spiegato di aver trovato la madre impiccata, di averla composta sul letto e di aver tenuto lì il corpo per un paio di giorni. Soltanto dopo avrebbe cominciato a fare a pezzi il cadavere

Potrebbe essere una storia di profonda crisi psichiatrica e di disperazione e non un omicidio, come in un primo tempo si era ipotizzato, quella che ruota attorno alla morte della ex operatrice scolastica sessantaduenne Loredana Stupazzoni, il cui corpo è stato trovato fatto a pezzi, infilati in vari secchi della spazzatura e gettati in un bidone in bagno nella sua casa di via Bertuccioni. La figlia, Giulia Stanganini, si era presentata in Questura per dire che a fare a pezzi il corpo della madre era stata proprio lei e aveva aggiunto di aver trovato la madre, che soffriva di depressione, impiccata in cucina. Aveva anche detto di aver liberato il corpo dal cappio che la 62enne, che sofferente di crisi depressive, s’era stretta al collo e di averla, quindi, composta nel letto. La 37enne avrebbe vissuto così, col corpo della madre suicida nella camera da letto, per un paio di giorni. Poi avrebbe deciso di disfarsene, sezionandolo come nei peggiori film horror.
Giulia era andata ad abitare a casa della madre all’inizio del lockdown, anche se i rapporti tra le due erano tesi da tempo. Ha portato con sé tutto il peso psicologico di aver perso un figlio di 3 anni e mezzo, morto nel novembre scorso per arresto cardiaco conseguente a una crisi respiratoria. La procura aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo, ipotizzando maltrattamenti, ma l’autopsia sul piccolo aveva rivelato che la morte era avvenuta per cause naturali. L’inchiesta non è ancora chiusa, ma non sembra esistano gli elementi per procedere né contro la donna né contro nessun altro. Giulia Stanganini si era trasferita dalla madre portando con sé tutto il peso psicologico della tragedia e delle successive indagini. I rapporti tra le due donne, in quarantena non erano migliorati. Anzi, i vicini di casa le avevano sentite litigare spesso. La madre – ha raccontato Giulia Stanganini agli uomini della Squadra Mobile della Polizia che indagano sul caso – assumeva psicofarmaci per la depressione, malattia che, verosimilmente, l’avrebbe portata al suicidio. Non è impossibile che la figlia, di fronte alla scena della madre impiccata, con la zavorra emotiva della morte del suo bambino sulle spalle, abbia perso la ragione e abbia vissuto due giorni come in un tunnel fatto di paure e di disperazione prima di cominciare a distruggere il corpo della madre facendolo a brandelli. Soltanto dopo, in un barlume di lucidità, si sarebbe recata in questura a raccontare tutto. Per domani è previsto l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Pontedecimo, dove la trentasettenne si trova in isolamento per le misure anti Covid imposte sui nuovi ingressi in tutte le carceri. È possibile che l’avvocato della donna chieda una perizia psichiatrica.

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