Aereo cargo scarica in mare carburante per procedere ad atterraggio di emergenza

Sui social c’è chi, nella riviera di ponente, sostiene di averne avvertito l’odore. Solo se lo scarico avviene a bassa quota o in presenza di forti precipitazioni può accadere che goccioline di carburante raggiungano il suolo. Finora non è tuttavia mai stata rilevata una contaminazione del suolo in conseguenza di un fuel dumping

 

Sarebbe stato un problema di pressurizzazione dopo il decollo da Malpensa a determinare la necessità per un 747 cargo della compagnia aerea coreana Asiana Airlines decollato per Seul di ritornare verso l’aeroporto lombardo per verifiche tecniche invece che continuare il volo fino a a destinazione, dove doveva arrivare domani, 19 aprile, alle 14. Per atterrare, però, le misure di sicurezza obbligano ad effettuare una manovra di “fuel dumping”, cioè di svuotamento di parte dei serbatoi che contengono lo speciale carburante per aerei. Il 747 si è allargato (come si vede sopra dagli screenshot di Flightradar 24) fino alle colline tra Parma e La Spezia, poi ha puntato su Genova e, infine, su Savona, dove ha circuitato prima di effettuare il “fuel dumping” in mare aperto.

Al fine di evitare che nessuna significativa quantità di combustibile raggiunga a terra, è necessario sfruttare i meccanismi di evaporazione e di rottura del getto in piccole gocce. La quantità di combustibile che giunge a terra dipende principalmente dal tipo di combustibile rilasciato, dalla quota di rilascio e dalla temperatura a terra. Dal punto di vista ambientale, la principale preoccupazione è quale frazione di combustibile che raggiunge il suolo prima che le gocce evaporino e si disperdano. Se il combustibile liquido raggiunge a terra ci sono potenziali conseguenze negative all’ambientali come danni alle colture o inquinamento dell’acqua.

Se da un aereo che viaggia a una velocità di 250 nodi (ca. 450 km/h) viene scaricato carburante, quest’ultimo, fuoriuscendo dai serbatoi, viene polverizzato in goccioline aventi un diametro medio di
270 μm. Questi aerosol restano in sospensione nell’aria, precipitano molto lentamente o vaporizzano. Poiché il cherosene è composto quasi esclusivamente di idrocarburi, dopo un “fuel dump” l’aria circostante viene inizialmente saturata di “idrocarburi volatili” (VOC). In uno studio è stato dimostrato che con una temperatura del suolo di cinque gradi Celsius, una quota di volo di 2.400 m dal suolo, una velocità di 250 nodi e in assenza di vento, teoricamente solo lo 0,1 per cento circa del carburante scaricato raggiunge il suolo sotto forma di aerosol Questi resti di carburante vengono biodegradati molto velocemente.

La velocità di discesa tipica di queste goccioline è di circa 60 centimetri al secondo. Bastano i vortici creati da un vento leggero a fare in modo che nessun resto di carburante raggiunga il suolo. In altre parole: il carburante scaricato vaporizza completamente o viene trasformato prima di raggiungere il suolo. Solo se lo scarico avviene a bassa quota o in presenza di forti precipitazioni può accadere che goccioline di carburante raggiungano il suolo. Finora non è tuttavia mai stata rilevata una contaminazione del suolo in conseguenza di un fuel dumping.

Sono sufficienti lievi movimenti dell’aria affinché i vapori di carburante o gli aerosol siano in breve tempo distribuiti su grandi volumi d’aria, trasportati a grande distanza e, infine, trasformati in biossido di carbonio (CO2) e vapore acqueo (H2O) dalla luce solare.

L’aereo, dopo il fuel dumping, è tornato a malpensa dove è atterrato regolarmente.

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