I medici di famiglia: “Ci siamo offerti per servizio domiciliare, chi hanno detto no”

I Medici di medicina generale Fimmg Ca Liguria rispondono a Giovanni Toti: <Quelli tra di noi più fortunati, dall’inizio della crisi, hanno ricevuto 3-4 mascherine FFp2 e una decina di camici monouso. Queste sono le nostre difese. Subito ci siamo offerti di istituire squadre di intervento domiciliare, ma proprio dalle istituzioni questa possibilità ci è stata negata>

Questa la lettera in risposta a quanto detto ieri dal presidente della Regione Giovanni Toti

Siamo Medici di Medicina Generale, medici di Continuità Assistenziale, siamo mogli, mariti, figli,figlie. Torniamo a casa la sera, o dopo un turno di notte e piangiamo.
Lo facciamo da quando è iniziato tutto questo, perché in settimana, ogni giorno per più di 12 ore, dobbiamo essere una roccia, un faro, medici, psicologi, una mamma o un papà per tutti i nostri pazienti che sono chiusi in casa spaventati.
Andiamo tutti i giorni in studio, ci chiudiamo dentro e gestiamo telefonicamente i pazienti che hanno paura, quelli che continuano ad avere i problemi che hanno sempre avuto, quelli che sviluppano i sintomi influenzali tipici del coronavirus. Spieghiamo loro cosa dobbiamo monitorare, che siano giovani o anziani, cerco di trasmettere loro la sicurezza che spesso non abbiamo nemmeno noi, perché siamo di fronte ad una malattia infame, spesso imprevedibile.
Li teniamo lontani dagli ospedali fino a quando non ci rendiamo conto che non possiamo fare altro e lo facciamo solo usando il nostro bagaglio di conoscenze e l’esperienza maturata sul campo in queste settimane.
E a volte dobbiamo scegliere di non farlo e accompagnarli alla morte per telefono, perché in ospedale morirebbero ugualmente, ma da soli.
Perché?
Perché il sacrificio che chiede il presidente Toti alla medicina generale è già in corso da settimane ed è già costato la vita a 18 medici di famiglia (su 51 medici deceduti), perché?
Perché a distanza di settimane dall’inizio di questa follia, non ci sono stati ancora forniti i dispositivi di protezione adeguati alla nostra sicurezza personale. Alcuni di noi ieri hanno ricevuto dei grembiulini da salumiere e 2 mascherine (ognuna delle quali dura 4 ore e poi non protegge più), altri nemmeno questo.
Ai Medici di Continuità Assistenziale è stato fornito, quando fortunati, di un solo kit di protezione per turno, esponendo medici e pazienti al contatto col virus.
Molti si sono ammalati, moltissimi stanno ancora attendendo i famosi tamponi.
Perché nessuno ci ha comunicato una strategia regionale chiara che codifichi il nostro ruolo, ma noi ci siamo organizzati lo stesso, da soli, a costo di perdere la vita quando, per il bene di nostri pazienti, magari soli, anziani, malati, terrorizzati, ci siamo avventurati a casa loro protetti da quell’unica mascherina, da linee guida insufficiente, e ci è andata male per 18 volte.
Perché gli altri servizi territoriali, evidentemente travolti come noi, non riescono a star dietro alla miriade di segnalazioni che ricevono e quindi ancora a pochi viene fatto un tampone a casa. I nostri giovani colleghi di continuità assistenziale e i corsisti del corso di medicina generale si sono subito resi disponibili a costituire dei gruppi di assistenza a domicilio. Solo che non partono in numero adeguato solo e sempre per mancanza di dispositivi di protezione. Vorremmo difendere e proteggere i nostri colleghi e i loro pazienti.
Perché almeno noi abbiamo presente il rischio biologico di visitare un intero nucleo familiare con sintomi da covid che magari è costretto a vivere in 70-80 mq. E soprattutto di farlo senza tute intere, senza mascherine ffp2, senza visiere e copricapi.
Perché gli MMG fortunati da inizio della crisi hanno ricevuto 3-4 mascherine FFp2 e una decina di camici monouso. Queste sono le nostre difese.
E subito anche tutti i Medici di Famiglia si sono offerti di istituire squadre di intervento domiciliare, ma proprio dalle istituzioni questa possibilità ci è stata negata.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: