Quarant’anni fa il blitz dei carabinieri nel covo Br in via Fracchia

I militari dell’Arma, agli ordini di Dalla Chiesa, sfondano la porta, si qualificano, dall’interno arriva un segnale di resa, all’improvviso però una tenda si chiude e partono colpi di pistola, un maresciallo rimane ferito ad un occhio. La reazione è l’uccisione di tutti e quattro

di
Andrea Ferro
*

Quel 28 marzo di 40 anni fa alla radio la prima notizia arrivò con il Gr1 delle 7. In collegamento dalle sede di corso Europa, Emanuele Dotto (redattore di turno, da pochi mesi in Rai) riferì di una sparatoria avvenuta nel cuore della notte in un’abitazione sulle alture di Genova con quattro brigatisti rimasti uccisi. Poco più di un flash nel bollettino quotidiano della mattanza, lo stesso che qualche ora prima aveva tirato giù dal letto cronisti e fotoreporter da tempo ormai abituati ad un sonno alleggerito dalla probabilità di squilli e bruschi risvegli ad inseguire le notizie.

Quella notte, raccontano, nell’indefinitezza dell’indicazione spifferata (non è mai stato chiaro chi fu il primo ad imbeccare la “stampa”) l’unico elemento certo era la strada, via Fracchia, Oregina, la stessa rotta già battuta, una mattina di poco più di un anno prima, verso un corpo senza vita trovato su una “850”, il corpo di Guido Rossa.

Ma quel 28 marzo 1980 la corsa incerta dei cronisti si arrestò nella penombra di un piccolo slargo, dal quale si discende verso il portone del covo, una palazzina arrampicata insieme alle altre sulla collina, come capre rimaste in bilico sul Lagaccio.

Luciano Zeggio, forse il più grande fotoreporter genovese, ricorda sempre il mitra che gli fu piantato in faccia da un carabiniere in borghese intervenuto a sbarrargli la discesa. <Se fai un passo, ti sparo>, gli disse più o meno a corredo del gesto assunto a spezzare il fiatone del “segugio” difficile da intimorire. Un trattamento praticamente analogo era già stato riservato ai tre agenti della prima Volante inviata in via Fracchia dalla sala operativa del 113 al quale si erano rivolti alcuni abitanti della zona allarmati da uno strano via vai. Pure un vice questore fu allontanato con modi spicci.

Piano piano uscirono i nomi e le bare dei quattro terroristi ma dentro quell’appartamento, al piano seminterrato con giardino (nel corso degli anni a più riprese polizia e carabinieri scaveranno per trovare il memoriale di Aldo Moro), rimasero i dubbi rispetto ad una verità giudiziaria che confermerà, subito e in toto, la ricostruzione dell’Antiterrorismo del generale Dalla Chiesa: ispirati dalle indicazioni di Patrizio Peci, i carabinieri sfondano la porta, si qualificano, dall’interno arriva un segnale di resa, all’improvviso però una tenda si chiude e partono colpi di pistola, un maresciallo rimane ferito ad un occhio (Rinaldo Benà, è morto l’anno scorso), la reazione, l’uccisione di tutti e quattro (nell’articolo del 2004 la testimonianza inedita del colonnello Michele Riccio).

Le foto, rintracciate e pubblicate solo del 2004, ritraggono i quattro cadaveri lungo il corridoio, immagine della sconfitta militare delle br alla quale seguirà la caduta definitiva della colonna genovese. Istantanee in bianco nero che la memoria non ingiallisce e che, per alcuni, rendono pienamente la scena di un’esecuzione premeditata.

Quarant’anni dopo questa pagina di storia resta aperta alle verità indefinite e alle dietrologie più spinte, ai dubbi e alle convinzioni, un carico agganciato al senso doloroso di una stagione.

*Il giornalista Andrea Ferro, nel 2004, tentò di fare chiarezza (o, almeno, di dissipare un po’ delle nebbie che in parte ancora avvolgono il blitz contro il covo dei terroristi a Oregina. Lo aiutò il fatto di essere riuscito a procurarsi, dopo anni dai fatti, le foto inedite del covo dopo la sparatoria


<Siamo stati una bella squadra – ricorda l’allora caporedattore Paolo De Totero -. Con tanti giornalisti di valore, top player e mediani, tutti utili, nessuno imprescindibile. Tra il 12 e il 14 febbraio del 2004 “il Corriere Mercantile” pubblico un’inchiesta di ben otto pagine su via Fracchia. La pubblicazione delle foto inedite fu concessa ad un settimanale e la somma percepita offerta in beneficenza>.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: