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Le foto di via Sestri e la rabbia del Sindaco: “Fate male a voi stessi e agli altri”

Marco Bucci ha specificato che si tratta solo di un esempio, ma che succede anche in altre zone: <Dobbiamo stare a casa! È un dovere che abbiamo nei confronti di tutti i genovesi>

C’è chi ha mascherina e chi no, chi porta borse della spesa e chi chiacchiera al cellulare. Ci sono giovane e anziani, chi cammina da solo e chi in compagnia, anche a gruppi di 4 persone. È la via Sestri di sempre, solo che oggi non è “sempre”. Sono i giorni dell’epidemia che hanno già strappato alla vita 231 persone alla metà del pomeriggio di oggi. La prospettiva della foto non consente di vedere che i negozi sono praticamente tutti chiusi. Si vede l’ora, però: le 10:37. Di stamattina, quando il fotoreporter Fabio Bussalino, spalanca gli occhi incredulo davanti a tanto viavai. E racconta come sa meglio raccontare: scatta alcune foto. Sono tanti anni che racconta, sulle pagine di Repubblica. Racconta anche l’epidemia, come tutti noi, ognuno a modo suo, con i suoi strumenti. Come Paolo Micai, suo collega, fotografo e videomaker che lavorava anche per Mediaset, che un’ora prima aveva cessato di vivere nella rianimazione del San Martino a causa del Coronavirus. Paolo aveva 60 anni e fino a 10 giorni fa era in prima linea a raccontare l’epidemia, come già aveva raccontato il crollo del ponte e la sua ricostruzione e tutto il resto della cronaca: lo faceva da oltre 40 anni. Oggi, per tutti noi che lavoriamo nel campo dell’informazione è stato un giorno di dolore, la presa di coscienza assoluta e totale che non c’è persona che sia immune. Nessuno di noi è più disposto a tollerare che ci sia chi vada a spasso con leggerezza, portando, magari, la morte alle persone che incontra. Bussalino lo ha detto con le sue foto e ogni collega lo farà con gli strumenti che sa usare. Noi vi diciamo che oggi in Liguria non sono morti “solo anziani”, ma anche una donna di 53 e una di 60, coetanea di Paolo. Vi diciamo che nonostante stiano continuamente in aumento i posti di rianimazione, il numero delle morti galoppa più forte e se l’epidemia non si fermerà arriveremo presto a un punto in cui i medici dovranno scegliere chi si può tentare di salvare e chi no. Perché questa sarà anche una “banale influenza”, ma non c’è vaccino e non c’è una cura specifica: per ora sono in atto sperimentazioni di farmaci. Vi diciamo che non solo muoiono le persone, ma più il tempo passa e più l’economia agonizza e sarà difficile ripartire. Vi diciamo che forse scamperete la morte, potreste perdere il lavoro o non trovarlo mai. Che ai vostri figli e nipoti potrebbe venire a mancare il necessario.
Non si capisce quale spavalderia porti tanta gente a fregarsene del decreto. Possibile che le tante persone fotografate a metà mattina avessero tutte una ragione legittima per giocare alla roulette russa del contagio? E portarlo magari a casa di genitori anziani. Cosa non avete capito delle parole “duecentotrentuno morti in tre settimane”? Cosa non riuscite a comprendere del concetto “La sanità non ce la fa”? Vi sentireste di spiegarlo ai parenti di quelli che la morte s’è portati via il motivo per cui continuate a stare in giro?

Oggi anche il sindaco Marco Bucci, che il tema lo ha sempre affrontato con toni pacati, più carota che bastone, ha perso il suo mood “pensopositivo”, perché quando è troppo è troppo e non c’è strategia di comunicazione che tenga: <Oggi sono arrivate immagini non belle di assembramenti, alcuni anche abbastanza intensi – ha detto -. Cito solo un esempio, ma vale per tutti: via Sestri. Non è un buon segnale. Dobbiamo stare a casa! Dobbiamo far diminuire il più possibile contagio dobbiamo diminuire le nostre uscite e diminuire i nostri rapporti sociali questa questa è l’arma principale che abbiamo in mano per poter sconfiggere il virus e tornare ad avere una vita non come quella di prima, migliore. Non possiamo continuare a farsi che non sia successo niente. Chi circola nelle strade di città E sta vicino alle altre persone non si rende conto che non fa male solo a se stesso ma fa male anche a tutti gli altri è anche un dovere che abbiamo tutti noi di rispetto nei confronti di tutto il resto della città. Evitiamo al massimo le uscite e facciamo in modo di stare lontani dalle altre persone>.

La foto e del fotoreporter Fabio Bussalino
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