L’epidemia sbarca nel centro storico, dove gli “invisibili” sono centinaia
Alcuni appartamenti occupati, molti di più quelli usati come dormitorio, affittati a una persona, che magari nemmeno ci vive, e occupati da altre venti non registrate. Così la dabbenaggine dei proprietari che non hanno mai ristrutturato per non investire e guadagnare (tanto) trasforma la città vecchia in una bomba a orologeria virale
No, ora non si può più fare nulla. Il problema, che è vecchio di decenni, aveva appena cominciato ad affrontarlo l’assessore alla sicurezza Stefano Garassino. Certo, dal suo punto di vista, quello del leghista, ma nemmeno troppo, perché i controlli, oltre che agli occupanti, erano per la prima volta mirati ai proprietari. Quasi sempre italiani. Non di rado padroni di decine e decine di case-stamberga impossibili da affittare a chiunque possa permettersi appena qualcosa di meglio e finiti nel corso degli anni a diventare case dormitorio, spesso prive di gas ed energia elettrica, piene di bombole per riscaldarsi e cucinare, dove l’acqua viene portata su con le taniche e se ne fa poco uso, specialmente abbinata al sapone, perché portare su una tanica da 10 litri d’acqua per 6 piani di scale (nella città vecchia gli ascensori sono poco, soprattutto nella zona ovest) è una grande fatica. Per fare un contratto per le utenze bisogna avere almeno il permesso di soggiorno e se si trova un prestanome regolare che firma per tutti (rischiando di trovarsi sulla schiena il debito di ciascuno), le autorità possono capire dal consumo di gas, di luce, di acqua quante persone ci sono nell’appartamento. A volte i proprietari percepiscono una parte dell’affitto in nero, altre volte è l’intestatario del contratto di affitto a intascare le quote mensili di ogni posto letto, affittato anche a giornata.
Garassino aveva avviato una serie di controlli, messi in atto dalla Polizia Locale con l’Agenzia delle Entrate. Nel mirino proprio i proprietari. Alcuni hanno interi palazzi. Altri immobili sono frammentati tra diversi eredi, anche decine. E qualche volta abitano all’estero. Nel centro storico ci sono anche agenzie che gestiscono le proprietà frammentate e sono in tanti a ricorrervi, soprattutto se ormai vivono altrove (magari da generazioni). I soldi arrivano sul conto in banca, l’agenzia prende un tot per la gestione, a volte i proprietari che l’hanno ricevuta, magari, dai nonni o da un prozio passato a miglior vita, la casa l’hanno vista solo su una mappa catastale.
Risultato: nel centro storico i residenti fantasma sono centinaia. Non si sa chi siano né esattamente da dove arrivino. I decreti Salvini e le pratiche di riconoscimento dello status di rifugiato non andate a buon fine hanno peggiorato le cose, perché soggetti che prima erano in qualche modo controllati dalle associazioni, che fornivano quantomeno cibo e un tetto, ora sono senza l’una e l’altra cosa. Non vengono rimandati nei loro paesi d’origine, anche perché non si riesce a stabilire esattamente da dove arrivino (nessuno stato accetta “rimpatri” di chi non sia certamente cittadino). Quindi in qualche modo devono tirare avanti, mangiare, trovarsi un tetto. Diventano facile preda della rete dello spaccio (spesso gestita al vertice da italiani) e finiscono nelle case dormitorio (di proprietà degli italiani). È un problema sociale e umanitario, di sicurezza e di igiene, che esisteva anche prima del Covid, che ha molteplici sfaccettature, e che ora rischia di diventare una bomba a orologeria. In tanti non parlano italiano e forse non capiscono nemmeno la gravità della situazione in Italia. Anche intervenire coi mediatori culturali non è facile, in condizioni di pandemia. C’è il rischio che questi “fantasmi” senza diritti e con tanta paura di essere rimpatriati o messi in carcere non si curino, che nemmeno sappiano di poter comunque chiedere aiuto al servizio sanitario nazionale se si ammalano. C’è il rischio che si ammalino di Covid-19 e se ne restino in case affollate, dove vivono in 10, anche 20 persone. Anche nel centro storico stanno passano i monatti del 2020. Per ora raccolgono persone malate, domani chissà. Chissà che accadrà se persone che per lo Stato non esistono, non curate moriranno in case-rudere occupate abusivamente. L’eterno problema del centro storico assume un nuovo volto, quello, spaventoso, della pandemia. Alcuni leghisti di zona non perdono l’occasione per declinare in versione epidemia l’eterno ritornello della paura denunciando che ora il mercatino abusivo di cose usate (in realtà costantemente controllato e disciolto anche più volte al giorno dalla polizia locale e dalle forze dell’ordine che, che che ne dica la politica della paura, se ne occupano intensamente e quotidianamente) diventa illecito assembramento e tentano di lanciare l’allarme coronavirus per i crocchi di spacciatori stranieri (che in realtà non sono solo stranieri e che esistono perché esistono clienti in massima parte italiani e perché chi non ha da magiare perché per la legge non può lavorare può fare qualsiasi cosa). La verità è che la situazione è molto peggiore e che discende dagli interessi economici dei proprietari italiani, genovesi, comprese alcune famiglie locali di un certo rilievo nella società. Discende anche dalla decisione di marginalizzare gli stranieri perdendone così, di fatto, il controllo.
Ora è troppo tardi per occuparsene. Tanti soggetti ne hanno la responsabilità, ma ora è tardi per fare qualsiasi cosa. Centinaia di persone ridotte ad essere fantasmi determinano un forte rischio di epidemia nella città vecchia. È che non ci vorrebbero ideologie, ci vorrebbe buonsenso. O, meglio, ci sarebbe voluto. Ora non c’è più nulla da fare.

In copertina: una persona portata via ieri in vico Mele dagli addetti di una pubblica assistenza


Devi effettuare l'accesso per postare un commento.