Il fotografo Stefano Goldberg scompare camminando sulle sue montagne
In copertina: foto di Raffaella Castagnoli
Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 15 gennaio. Era il fotografo di Renzo Piano e di molte grandi aziende nazionali. Fotografò la nascita dell’Expo. Per 20 anni è stato il fotografo di punta di Publifoto
Forse lui stesso avrebbe voluto così, potendo scegliere non il giorno, ma il posto e la circostanza. Stefano Goldberg è morto ieri sui sentieri di Punta Martin, là da dove con un solo colpo d’occhio si abbraccia mezza Liguria, da Pra’ fino al promontorio di Capo Mele. Là dove la luce è sopra a tutto, Là dove ci sono la luce e la musica del silenzio. A volte ci arrivava a piedi, a volte in bici.

Si è sentito male mentre camminava da solo. Poco dopo è arrivato un gruppo di escursionisti (Nordic Walking Croce di Vie di Genova), tra cui una donna medico che ha tentato la rianimazione per 20 minuti, ma per Stefano non c’era già più nulla da fare.
Lascia la mamma e due fratelli. Lascia tanti amici che ieri si sono passati la notizia sottovoce, come Stefano era sempre: sottovoce. Quasi ci fosse ancora tempo e modo perché arrivasse una miracolosa quanto impossibile smentita.
Stefano Goldberg era un grande fotografo, un artista e al tempo stesso un artigiano della fotografia. Aveva fotografato i cantieri dell’Expo che hanno trasformato per sempre il waterfront della città.

Genova, Cantiere Expò ’92

Costruzione Acquario

Costruzione Piazza delle Feste – Mamyia 4,5×6
Aveva lavorato spesso per Renzo Piano, lavorava per molte prestigiose aziende nazionali. Gli amici lo ricordano con le scarpe da trekking ai piedi o con la chitarra in mano. O alle cene in strada in vico Mele, per ribadire l’uguale importanza di vivibilità e inclusione. Oppure al Liguria Pride, con la macchina fotografica, per raccontare i diritti.

Amava la sua famiglia, i gatti e la musica. Rispettava e sosteneva gli amici.

Per vent’anni ha lavorato, come socio, in Publifoto, diventandone fotografo di punta.

Ricordiamo qui le foto del funerale di Fabrizio De André, che ci concesse.



Devi effettuare l'accesso per postare un commento.