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Maddalena, protesta di cittadini (e battaglia politica) contro il tappeto rosso che porta al museo

È stato collocato il 10 dicembre in occasione del generoso gesto di un cittadino, Matteo Gabriele Gabutto, che ha donato le luci per illuminare il palazzo della Galleria Nazionale di Palazzo Spinola in piazza inferiore di Pellicceria. L’associazione Ama lo contesta e ha organizzato un flash mob per disegnare un tappeto virtuale nell’altra metà di via della Maddalena. E pesci davanti all’asilo di vico Rosa, quello della polemica sulla decisione di far disegnare ai bimbi delle sardine

La passiera rossa che scende da via Garibaldi fino alla Maddalena, per poi indicare a genovesi e turisti la via per la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola, baluardo di arte e cultura nel cuore del centro storico, l’ha fatta installare l’assessorato alla Cultura, retto da Barbara Grosso, per dare un contributo alla visibilità e alla localizzazione da parte dei turisti e degli stessi genovesi del museo (nazionale, appunto) che si trova proprio nella zona della Maddalena e che il 10 dicembre scorso è stato teatro di un bel gesto di amore da parte di un cittadino per il centro storico. Matteo Gabriele Gabutto ha infatti donato le luci che ora illuminano a giorno il palazzo e piazza Inferiore di Pellicceria. Le luci contribuiscono non solo alla visibilità di un edificio storico, patrimonio Unesco come tutti i Rolli, ma anche alla sicurezza reale e percepita della zona.

La stessa Galleria, anche per le molte attività che organizza, è occasione di animazione dei carruggi della Maddalena e più visitatori la frequentano, più le strade sono animate, vissute e, quindi, sicure, sia per i visitatori sia, soprattutto, per gli abitanti.

Eppure l’associazione Ama (Associazione Abitanti Maddalena) lo contesta. In testa Luca Curtaz, ex presidente della stessa associazione fino a quando si candidò alla presidenza di Municipio Centro Est (il centrosinistra preferì proporre una propria candidato e Curtaz si presentò alla testa di Genova Cambia, lista del presidente uscente Luca Leoncini), oggi consigliere municipale di opposizione. All’epoca delle elezioni il Pd e Lista Crivello non accettarono la candidatura a presidente di Curtaz e gli offrirono, in caso di vittoria, la vice presidenza con delega al centro storico, ma Genova Cambia preferì tentare da sola la scalata elettorale alla presidenza. Vinse Andrea Carratù, candidato del centrodestra.

Da allora è una battaglia continua, di concetto, di approccio ai problemi del centro storico, di metodo e di sostanza. Soprattutto di posizione politica. Ovviamente insieme ad Ama che, quando ancora Curtaz era presidente, aveva fatto scintille col sindaco Marco Doria, al quale il gruppo preferiva Marta Vincenzi. Col centrodestra sia a Palazzo Tursi sia a Palazzo Galliera (sede del Municipio) tra quella parte della comunità della Maddalena che sta con Ama e l’Amministrazione è un muro contro muro squisitamente politico. L’ultima puntata del tormentone con scambi di sgarbi e gomitate virtuali è la vicenda delle sardine fatte disegnare ai bimbi dell’asilo di vico Rosa. Iniziativa chiesta da alcuni genitori e ad adesione libera, con attività alternativa per i bambini le cui famiglie non avessero gradito. In consiglio comunale la Lega e Vince Genova avevano sollevato un polverone, chiedendo all’assessore alla Scuola di intervenire. E quest’ultima (guardacaso proprio Barbara Grosso, quella che ha fatto installare la passiera che oggi Ama ha contestato) aveva risposto di aver convocato la cooperativa che ha in affido la struttura per ricostruire quanto successo. Marzia Giorgi, attuale presidente di Ama, aveva commentato così la vicenda sulla propria pagina Facebook. Dimenticando, nell’ordine, il più classico De André (<Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior>), decenni di insegnamenti di Don Gallo (che spese la sua vita per i tossicodipendenti e le prostitute) e anche la storia del quartiere, dove le prostitute esercitano ininterrottamente da 500 anni e cioè da quando il governo della città distrusse il quartiere a luci rosse dove le prostitute lavoravano per farne la lottizzazione di via Garibaldi, spingendo di fatto le donne nei vicoli sottostanti. Insomma: il mestiere più vecchio del mondo, che per la legge italiana non è reato, è arrivato alla Maddalena ben prima degli attuali abitanti, dei loro genitori, dei loro nonni e dei nonni dei loro nonni. È sempre stato così e non ha molto senso andarci ad abitare se non è gradito dividere la strada con le meretrici.

Dalle quattro righe di commento della presidente Ama al post (condiviso) del consigliere Pd Alessandro Terrile esce il quadro di un gruppo civico che si proclama apertamente aderente ai valori della sinistra, ma manifesta le proprie idee a corrente etica alternata: contrario all’impostazione xenofoba della Lega, ma che non nasconde come quello delle persone definite <ubriaconi> sia un problema. Si badi che ad alzare il gomito in quella strada sono per lo più stranieri, quegli stranieri che il punto 2 delle finalità dell’associazione contenuto nello statuto vorrebbe soggetti protagonisti della promozione del<l’integrazione, (del)la collaborazione e (del)la coesione sociale di tutte le entità etniche, culturali, religiose, presenti sul territorio>. Si tratta di persone che avrebbero bisogno di cure psicologiche (se non psichiatriche) e fisiche, soggetti da recuperare, non da guardare come un fastidio.
La presidente di Ama non esita a strapazzare nel suo post “gli ultimi”, descrivendoli come un problema. A chiamare brutalmente “tossici” i tossicodipendenti, a bollare come indesiderate le prostitute (che lì restano perché ci sono proprietari italianissimi che affittano loro bassi e case).  
Curioso che lo spaccio non sia citato tra i problemi della zona. È invece, quello reale e principale. Gli arresti in via della Maddalena sono all’ordine del giorno, ma è come svuotare il mare con un cucchiaio. Uno dei problemi è che pochi sono gli abitanti disposti a fornire le proprie finestre alle forze dell’ordine per le osservazioni. A mettere se stessi e le proprie abitazioni a disposizione sono più facilmente gli stranieri residenti.

Oggi, guardacaso, nel mirino, nella sua qualità di assessore alla cultura, era lo stesso assessore alla Scuola, Barbara Grosso. Ma anche quello alla Sicurezza, il leghista Stefano Garassino. Nella “chiamata” alla partecipazione al flash mob (39 partecipanti, 96 interessati sull’evento Facebook), Ama attacca frontalmente la politica del Comune. Ecco il testo.

Cosa c’è sotto il tappeto!
Sabato 14 Dicembre alle 18,30 gli abitanti e commerciati della Maddalena insieme a tanti cittadini indignati per lo stato di degrado e abbandono del centro storico, organizzeranno un’improvvisazione artistica in Via della Maddalena.
Genova è una città di porto, è una città accogliente, che vuole dire forte e chiaro che i tappeti rossi, le luci, le parole devono avvicinare le persone, non schiacciarle e offenderle. Siamo stufi di questa propaganda distruttiva e mortificante che vuole escludere e colpevolizzare. Non si può credere a una politica che ha come suo unico obbiettivo quello di chiudere, punire e scacciare.
I tappeti, le luci, le parole devono invitare tutti, non possono invitare solo alcuni, soprattutto se sono pagati dalla collettività. Evidenziamo un percorso, diciamo alle persone che possono venire anche in altre parti del centro storico. Diciamogli che Genova ha un cuore grande che è capace di accogliere tutti e soprattutto facciamolo insieme.
È arrivato il momento che questa giunta comunale affronti realmente le criticità del centro storico e che ascolti il territorio.

<Accogliere tutti> si diceva. Ma non <tossici>, <ubriaconi> e <prostitute>? Ma non s’era detto che <chiudere, punire e scacciare> è un approccio deteriore al problema? Che la <propaganda distruttiva e mortificante che vuole escludere e colpevolizzare> è una cosa brutta?

Insomma, eliminate le incoerenze, il problema par che sia quella passiera rossa (ne conveniamo, escamotage un po’ abusato per attrarre l’attenzione, forse per la prima volta usato per un motivo sensato, quello di portare la gente a un bel museo nel cuore del centro storico) quella che, quando arriva in fondo ai Quattro Canti di San Francesco, gira a destra per raggiungere la Galleria Nazionale di Palazzo Spinola e non a sinistra, verso i negozi della parte est della strada tra i cui titolari si trovano aderenti ad Ama. Negozi che certamente si possono valorizzare in percorsi commerciali, ma nulla hanno a che fare con la cultura in senso stretto, quella che è il motore della tipologia di turismo che tanto lavoro sta dando a Genova, anche nel centro storico.

Sui media, il consigliere municipale di opposizione Curtaz butta il carico da ’90. In un’intervista a “La Voce di Genova” dichiara, tra l’altro <Le risposte dell’assessore Garassino sono state flebili>. E poi <Hanno annunciato la riqualificazione di Pre’ e Sottoripa, ma si è trattato di un’imbiancata e qualche luce, non è da questo che si deve ripartire>.

Risponde proprio l’assessore alla Sicurezza e al centro Storico Stefano Garassino: <L’impegno di questa amministrazione, dopo anni di totale abbandono del centro storico in cui i problemi si sono moltiplicati, è quello di strappare metro per metro al degrado la città vecchia – spiega -. Il progetto pilota è proprio quello di Sottoripa dove, in pieno accordo con abitanti e commercianti, insieme ai controlli delle forze dell’ordine e della polizia locale, abbiamo deciso di percorrere la strada della riqualificazione urbana che passa per interventi positivi e cioè per il recupero estetico, il rifacimento dell’illuminazione, il posizionamento di telecamere che funzionino come deterrente e siano d’aiuto alle forze di polizia quando c’è da individuare il responsabile di un reato. Contrariamente a quanto dice il consigliere del Centro Est Curtaz i primi risultati ci sono: può andare a informarsi presso i commercianti e i residenti della zona, che tra l’altro è proprio nel territorio del suo Municipio, anche se fuori dalla sua stretta zona di riferimento. Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile, immediato, definitivo: bisogna continuare, non abbassare mai la guardia. La situazione che ci è stata lasciata è disastrosa. Grazie ai fondi nazionali giunti per la rigenerazione urbana quando ministro degli Interni era Matteo Salvini, sarà finanziato l’intervento a Pre’ (Pre’-Visioni n. d. r.) oltre al completamento del recupero di Sottoripa nella parte est. Bisogna ampliare il raggio di questo tipo di interventi per strappare palmo a palmo il centro storico a situazioni di degrado che ne minano la vivibilità e la godibilità da parte dei turisti e dei residenti. Per quanto riguarda gli immobili che vengono ceduti senza contratto o con contratti d’affitto parziali a prestanome, abbiamo iniziato un intervento pionieristico in Italia con la polizia locale e l’Agenzia delle Entrate per scoprire gli affitti in nero e gli “abitanti fantasma” che sfuggono ai controlli e spesso sono legati allo spaccio e alla criminalità, quelli che poi creano problemi sul territorio. Le telecamere stanno dando i loro risultati e ne saranno installate ancora. Puntiamo a potenziare al massimo l’illuminazione. Intanto abbiamo deciso di destinare uno degli immobili sequestrati alle mafie a diventare punto di appoggio per polizia locale, di Stato e carabinieri proprio in via della Maddalena. Per Curtaz sono risultati “flebili”, ma sono meglio del nulla, del degrado che il centro sinistra ha lasciato. Sono un’avvio in salita di un lavoro che sarà lungo e faticoso. Dica il consigliere di Municipio quali risultati hanno ottenuto sotto il profilo della vivibilità e del recupero urbano le passate amministrazioni che alla Maddalena hanno gettato un mare di quattrini per far avviare attività economiche – di cui forse se ne sono salvate appena un paio – in un contesto urbano e di sicurezza degradato che, com’era ampiamente prevedibile, ne ha impedito lo sviluppo e la stessa sopravvivenza>.

Intanto, il flash mob è stato fatto e ai bimbi che hanno partecipato coi genitori, proprio davanti all’asilo nido di vico Rosa, sono stati fatti disegnare dei pesci. Vista la proporzione, stavolta, più tonni che sardine.

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