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Tutta la città si stringe attorno alla famiglia ai funerali di Tasnuba in piazza

Genova la moschea non l’ha mai voluta, nonostante la comunità islamica sia numerosissima. L’ultimo saluto a Caricamento alla piccola Tasnuba, caduta dal sesto piano nella zona di San Marcellino, rilanciano il tema

Foto di Salem Jday

Ieri pomeriggio tutta la comunità bengalese si è stretta attorno alla famiglia della piccola Tasnuba, la bimba di 3 anni e mezzo che nei giorni scorsi è caduta dal sesto piano. Più uomini che donne al funerale: molte sono rimaste con i figli o nelle attività economiche di famiglia, per tenerle aperte. C’erano le maestre e i genitori della scuola Daneo, dove studiano le sorelle di Tasnuba, che hanno sorretto la mamma quando, al termine del funerale, ha avuto un nuovo malore ed è stata portata nuovamente all’ospedale, dove era rimasta dal giorno del tragico incidente, quando si era sentita male dopo aver cercato aiuto per la piccola e aver capito che non c’era più nulla da fare. Alla famiglia si sono stretti il maresciallo della locale stazione Carabinieri, un sacerdote cattolico della Comunità di Sant’Egido, tanti commercianti e cittadini italiani e di ogni etnia e credo religioso che abitano nel centro storico, a testimonianza del fatto che la comunità bengalese è ormai parte integrante della società del centro storico.

L’affollamento della piazza in occasione del funerale di Tasnuba rilancia il tema della moschea. Quando Genova era Superba la moschea era nel porto. Oggi c’è una miriade di sale di preghiera sparse sul territorio (nessuno le può fermare, basta la congruità urbanistica): non si può fermare la libertà di culto, garantita dalla Costituzione. In passato le giunte di centrosinistra hanno seguito la “pancia” della gente, assecondandola, e sono tramontati i progetti a Cornigliano e al Lagaccio. Recentemente della moschea non si è più parlato. Così i funerali di una povera bimba di tre anni è mezzo si sono dovuti celebrare in un locale sotto il livello strada che si affaccia con un minuscolo ingresso su Caricamento e l’ultimo saluto è avvenuto in una piazza. E, al di là del tragico evento che tanto dolore ha causato in tutta la comunità del centro storico, è inevitabile chiedersi, visto che di sale di culto è comunque piena la città, per quale motivo non si dia ai musulmani, ormai parte integrante della nostra società perché qui vivono, lavorano, gestiscono attività economiche, fanno crescere i loro bimbi che vanno a scuola, la possibilità di avere un luogo di culto dignitoso.

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