Disabilità, crollano le pratiche in Liguria. Inca Cgil: «La riforma complica l’accesso ai diritti»

Secondo il Patronato del sindacato, nei primi cinque mesi dell’anno le pratiche per assegno o pensione di invalidità sono diminuite di oltre il 29 per cento. Calo anche per le indennità di accompagnamento

Meno domande, più incertezza e un percorso che, invece di diventare più semplice, rischia di lasciare indietro proprio le persone più fragili. È il quadro tracciato dal Patronato dell’Istituto nazionale confederale di assistenza Cgil Liguria sulla riforma della disabilità, alla luce del confronto tra i dati dei primi cinque mesi del 2025 e quelli dello stesso periodo del 2026.

Secondo Marco De Silva, coordinatore regionale dell’Istituto nazionale confederale di assistenza Cgil Liguria, la riforma voluta dal Governo non avrebbe agevolato l’iter per l’accertamento della condizione di disabilità, ma lo avrebbe reso più difficile. «La riforma della disabilità voluta dal Governo non ha in alcun modo agevolato il tortuoso iter per l’accertamento della condizione di disabilità, anzi l’ha peggiorato», sostiene De Silva.

Il dato più evidente riguarda le pratiche aperte dal patronato per assegno o pensione di invalidità. Nei primi cinque mesi dell’anno in Liguria sono state 1.073, contro le 1.517 dello stesso periodo dell’anno precedente, con un calo del 29,27 per cento. Una diminuzione quasi analoga viene segnalata anche per le indennità di accompagnamento, scese del 27,24 per cento.
Si tratta di prestazioni centrali per molte persone con disabilità e per le loro famiglie, spesso il primo passaggio per ottenere un riconoscimento formale e accedere a tutele economiche e assistenziali. Il Patronato dell’Istituto nazionale confederale di assistenza Cgil è il primo in Liguria per numero di pratiche riferite alla disabilità, con punte a Genova di una pratica su due rispetto al totale delle domande presentate.
La riforma della disabilità è partita in Liguria in via sperimentale lo scorso anno da Genova e dovrebbe completare il suo percorso nel 2028 a Imperia. Secondo il patronato, però, il calo non riguarda solo le pratiche effettivamente presentate, ma anche quelle che restano sospese perché attendono un perfezionamento a carico del richiedente. Un passaggio che, in molti casi, non arriverebbe a conclusione.
Tra gli ostacoli indicati ci sono la difficoltà a trovare medici disponibili a redigere il certificato introduttivo, i costi elevati dei certificati, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione delle norme. Elementi che, secondo l’Istituto nazionale confederale di assistenza Cgil Liguria, stanno producendo ritardi, confusione e insicurezza tra cittadini già alle prese con percorsi complessi.
«La carenza o indisponibilità tra i medici a redigere il certificato introduttivo, i costi elevati di questi ultimi, la riduzione del ruolo dei patronati nella fase iniziale delle procedure e la continua stratificazione normativa stanno producendo ritardi, confusione e incertezza», afferma Marco De Silva. Per il coordinatore regionale, «ad oggi la riforma voluta dal Governo non funziona e a farne le spese sono le persone più fragili».
Per il Patronato dell’Istituto nazionale confederale di assistenza Cgil Liguria, dunque, la diminuzione delle pratiche non può essere letta come un semplice dato amministrativo. È piuttosto il segnale di un accesso più difficile ai diritti, in un settore in cui procedure poco chiare, costi e passaggi burocratici rischiano di scoraggiare proprio chi avrebbe più bisogno di tutela.
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